Il sindaco di Roma ha dimostrato di non essere propriamente un fulmine di guerra ed è diventato da mesi il bersaglio preferito dei soliti noti saccheggiatori di Roma, dai palazzinari alla destra paramafiosa, dagli affaristi delle cooperative (rosse, nere, a colori) fino naturalmente ai preti. Per quanto non sembri sempre presente a se stesso, Ignazio Marino, è uscito sostanzialmente indenne dalle indagini di Mafia Capitale, che hanno invece rivelato come gli entourage dei due sindaci precedenti, Veltroni e Alemanno, fossero con le mani in pasta fino ai gomiti. Ma la sua ansia da prestazione, nel tentativo di accreditarsi come bravo cattolico (un morbo che in passato aveva già rovinato il povero Rutelli), lo sta definitivamente rovinando.
Il Papa dal volto buono, infatti, gli ha tirato un vero scherzo da prete. A metà marzo, nel pieno della bufera delle indagini sul Cecato e i suoi degni compari e con i giornali che traboccavano di storie di episodi di corruzione che avevano di certo investito anche il mondo cattolico, il pampa Bergoglio ha annunciato a sorpresa un Giubileo straordinario, così, come ai vecchi tempi, quando Roma era "cosa loro".
venerdì 2 ottobre 2015
Marino: un asino in mezzo ai suoni alle prese con la grande cupidigia della destra e del Papa
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lunedì 19 gennaio 2015
Il Vaticano e l'evangelizzazione: lo strabismo di Bergoglio fra Romero e Junipero Serra
In molti sui giornali italiani hanno suonato la grancassa alla notizia che il papa argentino ha finalmente deciso di sbloccare la causa di beatificazione di Monsignor Romero, uno dei pochi autentici martiri cristiani, isolato dalla Chiesa Cattolica e ucciso da militari al soldo di un regime dittatoriale sostenuto apertamente da Stati Uniti e alte autorità ecclesiastiche. Pare che l'annuncio sarà dato il 14 febbraio, ma chissà poi se è vero, visto che il monsignore salvadoregno è ancora considerato un mezzo comunista dalle parti di Oltretevere. Sono bastate poche indiscrezioni, peraltro come al solito non confermate per spingere autorevoli commentatori a battere forte forte le manine. La cosa più ridicola è che pare che la causa si sia smossa perché i "teologi" hanno riconosciuto che il monsignore è stato ucciso in odium fidei, cioé perché era cristiano. Ovviamente è una stupidaggine colossale.
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venerdì 16 gennaio 2015
Volontarie italiane liberate e marò: la cristianissima simpatia per i lupi
L'odore del sangue trasforma tutti quanti in iene. Nessuno capisce quasi niente del terrorismo islamico, della diplomazia internazionale o di religione, ma sarebbero tutti pronti a fare la guerra, come chiese Oriana Fallaci scrivendo dal suo lussuoso attico a Manhattan. La guerra l'abbiamo fatta fin troppo, non è servita a nulla, come ammettono candidamente anche coloro che l'hanno promossa, ed è servita solo a far peggiorare la situazione. Poco importa se i principali finanziatori del terrorismo internazionale siano i sauditi, ovvero i migliori alleati degli americani e degli inglesi, c'è sempre qualche politologo d'accatto pronto a gridare allo scandalo perché si è pagato un riscatto per la liberazione di due ragazze e poi magari si dimentica che gli "amici dei terroristi" si sono recentemente comprati quasi la metà della nostra compagnia di bandiera.
lunedì 24 novembre 2014
Renzi, ovvero come ti eludo il fastidio della partecipazione democratica
Per Matteo Renzi il fatto che in una delle regioni che aveva sempre registrato un alto tasso di affluenza alle urne siano rimasti a casa sei elettori su dieci è "una questione secondaria". Le regole democratiche sono un fastidio al quale bisogna sottoporsi, ma le vie di fuga sono sempre tantissime. Come approfittare di un bacino di simpatizzanti che ormai non distinguono più "il belìn dalla Marcia Reale" (ovvero si mettono sull'attenti al passaggio di qualsiasi testa di cazzo) e sono convinti di votare "a sinistra" perché quello strano animale di nome Pd è quel che resta delle macerie del fu Partito Comunista. Come addormentare la già non particolarmente sveglia stampa italiana, che ci ha messo lunghi mesi per annusare la sòla. Come insistere nel presentare gente impresentabile, a patto che non gli faccia ombra.
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martedì 11 novembre 2014
Moncler, Prada e lo sciocchezzaio dell'industria del lusso
Che una delle pochissime trasmissioni televisive che fanno inchieste, anzi probabilmente l'unica, venga attaccata anche a colpi di insulti ci sta. Sono poche le persone che in questo paese mettono il re a nudo, facendo toccare con mano la truffa costante a cui il cittadino medio è sottoposto dai padroni del vapore, spennato peggio delle oche dei piumini Moncler. La trasmissione Report, che ha denunciato cosa ci sia realmente dietro un giacchetto che costa meno di 60 euro alla produzione e viene venduto ai gonzi daa 500 a 1.500 euro, non ha solo fatto luce sulle inutili sofferenze inflitte agli animali, che già da sole basterebbero. Ha anche dimostrato che l'industria del lusso prende i suoi clienti per i fondelli.
Oggi l'amministratore delegato di Prada, Patrizio Bertelli, non ce l'ha fatta a trattenersi e non ha trovato di meglio che dare della "stupida" a Milena Gabanelli. Il quinto uomo più ricco d'Italia, chiamato alla Leopolda a spiegare come si fanno i soldi, non ha raccontato tuttavia che il suo gruppo ha dovuto pagare 400 milioni al fisco ed è ancora indagato per evasione e alla corte di Matteo Renzi ha fatto la parte dell'imprenditore illuminato. Stamattina ha rotto gli indugi e ci ha regalato alcune perle: il tema dei maltrattamenti agli animali è "cultura del passato, ormai superata". Non solo, l'omino non capisce "la distinzione tra una gallina e una balena" e giudica "naturale che in un mondo globalizzato una impresa cerchi risorse produttive con costi più contenuti, per esempio in Ucraina o in Slovenia, e non si può impedirlo in un mercato liberale. Questo non vuol dire che noi dobbiamo fare i carabinieri sui produttori ai quali ci affidiamo".
Ammesso che a nessuno interessi la sorte delle povere oche, la realtà è che con quei sistemi di allevamento non si realizza un prodotto di lusso, non si giustificano i prezzi imposti alla distribuzione e al dettaglio, e soprattutto non si dà lavoro in Italia. Le oche spennate, come i bambini pakistani che cuciono i palloni o gli schiavi del Bangladesh che schiattano mentre confezionano vestiti per i grandi marchi, servono a una cosa sola: aumentare i margini di profitto. Con quello che pagate un piumino Moncler, potrebbe essere prodotto non solo da noi, ma perfino in Norvegia.
Oggi l'amministratore delegato di Prada, Patrizio Bertelli, non ce l'ha fatta a trattenersi e non ha trovato di meglio che dare della "stupida" a Milena Gabanelli. Il quinto uomo più ricco d'Italia, chiamato alla Leopolda a spiegare come si fanno i soldi, non ha raccontato tuttavia che il suo gruppo ha dovuto pagare 400 milioni al fisco ed è ancora indagato per evasione e alla corte di Matteo Renzi ha fatto la parte dell'imprenditore illuminato. Stamattina ha rotto gli indugi e ci ha regalato alcune perle: il tema dei maltrattamenti agli animali è "cultura del passato, ormai superata". Non solo, l'omino non capisce "la distinzione tra una gallina e una balena" e giudica "naturale che in un mondo globalizzato una impresa cerchi risorse produttive con costi più contenuti, per esempio in Ucraina o in Slovenia, e non si può impedirlo in un mercato liberale. Questo non vuol dire che noi dobbiamo fare i carabinieri sui produttori ai quali ci affidiamo".
Ammesso che a nessuno interessi la sorte delle povere oche, la realtà è che con quei sistemi di allevamento non si realizza un prodotto di lusso, non si giustificano i prezzi imposti alla distribuzione e al dettaglio, e soprattutto non si dà lavoro in Italia. Le oche spennate, come i bambini pakistani che cuciono i palloni o gli schiavi del Bangladesh che schiattano mentre confezionano vestiti per i grandi marchi, servono a una cosa sola: aumentare i margini di profitto. Con quello che pagate un piumino Moncler, potrebbe essere prodotto non solo da noi, ma perfino in Norvegia.
mercoledì 5 novembre 2014
Made in Italy, per reggere la "delocation" dovremmo reintrodurre la schiavitù
Fra le tante bugie che il nuovo uomo solo al comando del nostro paese racconta, quella del Made in Italy e degli imprenditori che rilanceranno l'economia è la più sanguinosa di tutti. Mai un Presidente del Consiglio aveva flirtato in modo così scandaloso con una classe imprenditoriale stracciona e poco propensa a pagare salari adeguati e tasse, nascondendosi dietro la progressiva delegittimazione dell'unico sindacato, la Cgil, che ancora non si è iscritto a busta paga della Confindustria.
Contestare le riduzioni di paga, la flessibilità smodata, i licenziamenti e il crollo del potere di acquisto delle famiglie è considerato dal boy-scout Matteo Renzi un reato di lesa maestà.
Contestare le riduzioni di paga, la flessibilità smodata, i licenziamenti e il crollo del potere di acquisto delle famiglie è considerato dal boy-scout Matteo Renzi un reato di lesa maestà.
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venerdì 31 ottobre 2014
Da Cucchi agli operai di Terni, viva l'Italia del manganello
Per capire l'aria che sta tirando, basterebbe vedere l'enorme ingiustizia commessa da questo governo in materia di stipendi dei dipendenti pubblici, bloccando quelli di tutte le categorie, eccetto militari e poliziotti. Come se un medico, un infermiere, un insegnante o un giudice valessero di meno di gente che ormai ha come unico obiettivo quello di pestare gli inermi, facendola franca. Sabato scorso, come tutti hanno potuto constatare, le divise blu si sono esercitate a spaccare qualche testa a un gruppo di operai metalmeccanici senza lavoro. Assordante il silenzio del Governo dei boy-scout e ridicole le affermazioni del Ministro dell'Interno che ha detto di solidarizzare sia con gli agenti (gli saranno venute le vesciche alle mani a forza di botte) sia con gli operai.
Oggi, una nuova dimostrazione dello schifo in cui stiamo sempre più lentamente precipitando con l'assoluzione dei picchiatori che hanno massacrato Stefano Cucchi, tre agenti della penitenziaria, con la complicità di sei medici e tre infermieri. E in giro per il web tanti fessi che abboccano alla storia dei poliziotti senza soldi per la benzina e con le divise rattoppate, baluardi della nostra libertà, quando la maggior parte di loro è impiegata in servizi di sorveglianza ai potenti di vario livello e i celerini che danno le botte alle manifestazioni li fanno venire da fuori ospitandoli in albergo.
Naturalmente nessuno in questo paese approverà una legge che consenta l'identificazione degli agenti protetti dal casco, come avviene in tutti i luoghi civili, dove però gli sbirri non contano mai più degli altri dipendenti pubblici. Da noi, il Capo della Polizia prende tre volte lo stipendio del Capo dell'Fbi e nessuno ci trova nulla di scandaloso. E' da questi particolari che si capisce che da noi la fase dell'uomo forte e dello stivalone non è mai stata propriamente superata.
Oggi, una nuova dimostrazione dello schifo in cui stiamo sempre più lentamente precipitando con l'assoluzione dei picchiatori che hanno massacrato Stefano Cucchi, tre agenti della penitenziaria, con la complicità di sei medici e tre infermieri. E in giro per il web tanti fessi che abboccano alla storia dei poliziotti senza soldi per la benzina e con le divise rattoppate, baluardi della nostra libertà, quando la maggior parte di loro è impiegata in servizi di sorveglianza ai potenti di vario livello e i celerini che danno le botte alle manifestazioni li fanno venire da fuori ospitandoli in albergo.
Naturalmente nessuno in questo paese approverà una legge che consenta l'identificazione degli agenti protetti dal casco, come avviene in tutti i luoghi civili, dove però gli sbirri non contano mai più degli altri dipendenti pubblici. Da noi, il Capo della Polizia prende tre volte lo stipendio del Capo dell'Fbi e nessuno ci trova nulla di scandaloso. E' da questi particolari che si capisce che da noi la fase dell'uomo forte e dello stivalone non è mai stata propriamente superata.
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