Il vero capolavoro del renzismo è quello di continuare a tenere il puttaniere supremo al centro della scena politica. Non bastano i soccorsi rossi di quel che resta della banda Vendola, ne' le spericolate acrobazie dei suoi Ministri, oggi di destra, domani di centro, dopodomani chissà. Gli affari sporchi, quelli li deve fare per forza con Silvio. Come mettere mano alla Costituzione, con una riforma che abolisce il Senato e lo fa rientrare dalla finestra, come abolire l'articolo 18 e fare lentamente a pezzi ogni possibile garanzia sindacale, misure che non garantiranno neanche mezzo punto di pil in più, ma serviranno in compenso ad accrescere i profitti dei manager, degli industriali, dei padroni del vapore, quelli che quando vengono licenziati per scarso rendimento se ne vanno con buonuscite da 25 milioni di euro.
Tutto quello che sta facendo questo governo è propedeutico a una trasformazione definitiva della nostra società, che certo già non era un modello di organizzazione ed equità, per renderla finalmente più malleabile e serva agli interessi del più forte.
E se le cose vanno male, come impietosamente certifica ogni mese l'Istat, si manda in televisione qualche pagliaccio a prendersela con Angela Merkel e i tedeschi o con l'Unione Europea e l'euro (basta dare un'occhiata a Facebook e Twitter per rendersi conto di come abbocca la gente). Come se il nostro problema non fosse una classe dirigente, economica e politica, corrotta e corruttrice fino al midollo, al punto che un manager accusato di spargere allegramente mazzette in giro per il mondo (con qualche ricaduta anche nelle sue tasche) viene indicato come esempio della politica industriale italiana e il dialogo per le riforme viene fatto con un pregiudicato che sta scontando la sua pena.
Mentre i rispettivi partiti della strana coppia Matteo&Silvio si sfaldano, forse confusi da questo limonamento continuo fra il Cavaliere e il suo figlioccio putativo, forse molto preoccupati della loro stessa sopravvivenza (a che serviranno infatti questi apparati obsoleti e malconci quando finalmente trionferà il partito unico?), le due macchiette proseguono nella loro corrispondenza di amorosi sensi.
Poi dice che in Europa ci guardano strano.
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venerdì 19 settembre 2014
mercoledì 4 giugno 2014
Il Mose da De Michelis al Pd e Forza Italia, paradigma della truffa a larghe intese
C'è qualcosa perfino di rassicurante nella coazione a ripetere della politica italiana, sempre invischiata nelle stesse storie, sempre pescata con le mani nel sacco, sempre pronta a risorgere dalla macerie in cui periodicamente la riducono le inchieste della magistratura. Era il 4 novembre del 1988, quando Gianni De Michelis, emblema del Partito Socialista italiano, ovvero della più agguerrita congrega di corrotti e corruttori mai messa insieme, inaugurò il Mose, il Modulo sperimentale elettromeccanico che doveva salvare Venezia dall'acqua alta e contro il quale si erano scagliati gli ambientalisti e alcune forze politiche di opposizione, facendo notare come in Olanda avessero speso molto meno, evitando devastazioni, per risolvere lo stesso problema.
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martedì 27 maggio 2014
Il grande sogno maggioritario della sinistra: diventare la DC
Si sta realizzando il grande sogno maggioritario di Wa(l)ter Veltroni, l'unico ad avere chiara la visione che in Italia la sinistra non vincerà mai a prescindere, a meno che non occupi quel gran vuoto lasciato dalla cara vecchia Democrazia Cristiana. Fin qui ci aveva pensato Silvio, ma ultimamente è caduto un po' in disgrazia e quindi il testimone è stato raccolto con grande successo dal suo figlioccio illeggittimo, quel Matteo Renzi che - finalmente - nessuno potrà mai davvero accusare di essere un comunista.
La vittoria del Pd alle elezioni europee è stata senza dubbio nettissima, al di là di ogni più rosea previsione, ma definirla "storica", in quanto prima affermazione netta della sinistra in Italia, significa avere un concetto un po' vago della sinistra. I numeri come al solito ci raccontano un'altra verità.
Dalle elezioni politiche di solo un anno fa la percentuale dei votanti è scesa dal 75,1% al 55,3%, il che significa che rispetto al febbraio del 2013 sono rimaste a casa altre 8 milioni di persone. Il Pd ha ottenuto 11,2 milioni di preferenze, con un balzo notevole rispetto agli 8,6 milioni avuti alle politiche, ma il "pieno" di cui vaneggiano i giornali amici è un po' più complesso di quello che sembrerebbe. Alle politiche, la sinistra alleata con Bersani, quella di Sel, ha avuto oltre un milione di voti, mentre altri 765 mila sono andati alla lista di Ingroia. Oggi la Lista Tsipras ottiene circa 1,1 milioni di preferenze (praticamente la somma delle liste di sinistra radicale che si sono presentate alle politiche). Grillo ha perso quasi tre milioni di voti, dagli 8,6 del 2013 ai 5,8 milioni di oggi; Silvio Berlusconi è andato più o meno allo stesso ritmo scendendo dai 7,3 milioni delle politiche ai 4,6 milioni di queste Europee e alimentando - ma non troppo - il partitello di Alfano, che ha ottenuto il quorum e 1,2 milioni di voti, ma la metà erano già dell'Unione di Centro.
Difficile davvero credere che Renzi abbia conquistato gli elettori di Grillo o i fan del povero Silvio, ormai condannato all'oblìo: i voti che mancano all'appello di questi due straordinari guitti (uno magari un po' meno straordinario) sono quelli delle persone che hanno scelto di non andare alle urne.
Dove ha pescato a piene mani dunque il Mostro di Firenze? Ha conquistato 1,6 milioni dei 2,8 milioni di malati di mente che nel 2013 avevano votato per Mario Monti, l'uomo che verrà ricordato come il peggiore affossatore dell'economia italiana di tutti i tempi assieme al suo governo di tecnici (l'ultimo, Corrado Clini, lo hanno arrestato ieri perché faceva la cresta sugli aiuti all'Iraq), perché - diciamoci la verità - nessuno come Renzi può ancora presentarsi come il garante della filosofia bocconiano-italiota, quella dello sfruttamento, del liberismo selvaggio, della mazzetta facile e dell'evasione fiscale.
Ora Fonzie è a un bivio. Ha scoperto le carte troppo presto. Con la sua attuale maggioranza di governo non riuscirebbe neanche ad approvare la manovra finanziaria bis che si renderà inevitabile, figuriamoci le riforme. Chissà se si farà tentare dal tutto per tutto. Ma alle politiche sarà una storia diversa.
La vittoria del Pd alle elezioni europee è stata senza dubbio nettissima, al di là di ogni più rosea previsione, ma definirla "storica", in quanto prima affermazione netta della sinistra in Italia, significa avere un concetto un po' vago della sinistra. I numeri come al solito ci raccontano un'altra verità.
Dalle elezioni politiche di solo un anno fa la percentuale dei votanti è scesa dal 75,1% al 55,3%, il che significa che rispetto al febbraio del 2013 sono rimaste a casa altre 8 milioni di persone. Il Pd ha ottenuto 11,2 milioni di preferenze, con un balzo notevole rispetto agli 8,6 milioni avuti alle politiche, ma il "pieno" di cui vaneggiano i giornali amici è un po' più complesso di quello che sembrerebbe. Alle politiche, la sinistra alleata con Bersani, quella di Sel, ha avuto oltre un milione di voti, mentre altri 765 mila sono andati alla lista di Ingroia. Oggi la Lista Tsipras ottiene circa 1,1 milioni di preferenze (praticamente la somma delle liste di sinistra radicale che si sono presentate alle politiche). Grillo ha perso quasi tre milioni di voti, dagli 8,6 del 2013 ai 5,8 milioni di oggi; Silvio Berlusconi è andato più o meno allo stesso ritmo scendendo dai 7,3 milioni delle politiche ai 4,6 milioni di queste Europee e alimentando - ma non troppo - il partitello di Alfano, che ha ottenuto il quorum e 1,2 milioni di voti, ma la metà erano già dell'Unione di Centro.
Difficile davvero credere che Renzi abbia conquistato gli elettori di Grillo o i fan del povero Silvio, ormai condannato all'oblìo: i voti che mancano all'appello di questi due straordinari guitti (uno magari un po' meno straordinario) sono quelli delle persone che hanno scelto di non andare alle urne.
Dove ha pescato a piene mani dunque il Mostro di Firenze? Ha conquistato 1,6 milioni dei 2,8 milioni di malati di mente che nel 2013 avevano votato per Mario Monti, l'uomo che verrà ricordato come il peggiore affossatore dell'economia italiana di tutti i tempi assieme al suo governo di tecnici (l'ultimo, Corrado Clini, lo hanno arrestato ieri perché faceva la cresta sugli aiuti all'Iraq), perché - diciamoci la verità - nessuno come Renzi può ancora presentarsi come il garante della filosofia bocconiano-italiota, quella dello sfruttamento, del liberismo selvaggio, della mazzetta facile e dell'evasione fiscale.
Ora Fonzie è a un bivio. Ha scoperto le carte troppo presto. Con la sua attuale maggioranza di governo non riuscirebbe neanche ad approvare la manovra finanziaria bis che si renderà inevitabile, figuriamoci le riforme. Chissà se si farà tentare dal tutto per tutto. Ma alle politiche sarà una storia diversa.
giovedì 20 marzo 2014
Magie del Pd, come incartarsi con gli F-35 e fare la solita figura meschina
L'autonomia limitata dei Ministri di questo governo alle volte raggiunge vette imbarazzanti. Prendiamo ad esempio il tormentone degli F-35, che tutti vorrebbero abolire, dimezzare, ridurre, ma che poi nessuno tocca per paura che il Quirinale prenda d'aceto. Ci sono cascati anche la nuova ministra della Difesa, la ex veltroniana, ex franceschiniana e ora finalmente al potere con Matteo Renzi, Roberta Pinotti, la quale - subendo il fascino delle telecamere - prima ha parlato di ridimensionamento del programma e poi, di fronte ai prevedibili titoli di giornale ha innestato una rapidissima marcia indietro nel giro di meno di 48 ore, giurando che lei mai e poi mai aveva parlato di sforbiciate agli acquisti degli aeroplani bidone che gli Stati Uniti vogliono a tutti i costi venderci.
Poi arriva il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il ciellino Maurizio Lupi, che nell'ennesima intervista radiofonica sostiene che del taglio agli F-35 si era parlato al momento della formazione del nuovo governo insieme al premier Fonzie e al ministro Angelino Alfano (che ha immediatamente smentito).
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martedì 11 marzo 2014
Il patto di ferro con Berlusconi, l'unico scopo di Renzi al governo
I sostenitori di Matteo Renzi sono tanti ed è anche facilmente comprensibile. Un po' sono persone di sinistra, che dopo averle provate tutte hanno deciso di dare fiducia anche al brufoloso sindaco di Firenze, che per adesso non ha vinto niente ma è lo stesso al governo (nella pura tradizione degli ex comunisti come Massimo D'Alema). Un po' sono i soliti italiani, disinformati e acritici, che si bevono qualunque fesseria pronunciata in tv nei salotti rassicuranti dei conduttori milionari della Rai, come Fabio Fazio, dal quale si può promettere di tutto tanto non c'è il rischio di essere smentiti o perlomeno incalzati da qualche domanda. I Ministri e i membri della direzione del partito? Tutti su twitter, fra hashtag idioti come #cambiaverso o #lavoltabuona, a commentare il nulla, perché fa gggiovane e il governo Renzi, si sa, è il governo dei gggiovani.
L'unico motivo per cui il segretario del Pd è a Palazzo Chigi è perché lo vuole Silvio Berlusconi. Infatti, il più grande partito della sinistra (!) italiana è disposto a passare sopra ogni sua proposta pur di mantenere l'accordo con il grande pregiudicato. E così, no alle quote rosa, no alla legge sul conflitto di interessi, okay alle candidature multiple, tutte cose che il povero Pippo Civati ricorda che il Pd aveva promesso di NON fare. Ieri in tv è apparso un avvocaticchio del Pdl, tale Francesco Paolo Sisto, che privo di ogni senso del pudore per la sua appartenenza a Forza Italia, un partito rifondato da un delinquente condannato in via definitiva, ha detto che la parità di genere per legge sarebbe stata un vulnus per la Costituzione. Incredibile: di fronte a un Parlamento pieno di inquisiti, condannati e rinviati a giudizio anche per reati gravi e a un governo che annovera anche diversi indagati fra i suoi sottosegretari, il vulnus per la Costituzione sarebbero le "quote rosa". Per fortuna, Sisto se lo fa uscire di bocca che tutta questa girandola di posizioni da parte del Pd serve solo a mantenere saldo l'accordo con Berlusconi.
In attesa del jobs-act, scritto magari sotto dettatura del presidente della Confindustria e per un nuovissimo miracolo italiano.
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mercoledì 12 febbraio 2014
La D'Alemata del secolo (nuovo)
L'appuntamento è per domani alle 15 in direzione Pd. I bene informati dicono che sarà lì il duello finale che porterà Matteo Renzi a Palazzo Chigi al posto dello spento Enrico Letta. Già si fanno i nomi dei futuri Ministri (e sono da brividi) per quella che si preannuncia come la D'Alemata del secolo. Alla fine di quello passato, infatti, un altro segretario del fu Partito Comunista diventò capo del governo grazie a una strana congiura di palazzo contro Romano Prodi, guidata da un personaggio controverso come Francesco Cossiga, che approfittò del mancato appoggio di Rifondazione al governo per far mettere le mani su qualche poltrona a qualche ex democristiano della parrocchietta.
In barba a qualunque dignità democratica, D'Alema accettò e fu la sua fine. Durante la sua permanenza a Palazzo Chigi, la sua popolarità scese così in basso che nel 1999, tanto per fare un esempio, il Pds perse perfino il sindaco di Bologna (!) e alle regionali del 2000 la debacle fu totale, con il centrosinistra che perse Liguria, Lazio e Abruzzo.
lunedì 13 gennaio 2014
Il reato di clandestinità, la vergogna che malgrado Grillo la sinistra non abolirà (mai)
Ho letto molti piagnistei di commentatori vari che si sono lamentati del bizzarro sistema con cui Beppe Grillo stabilisce l'orientamento delle posizioni politiche del Movimento 5 Stelle, quei referendum online aperti solo agli iscritti "certificati" che certo non possono essere un grande esempio di democrazia. Oggi in ballo c'era il reato di clandestinità, quella porcheria approvata da ex fascisti e banditi leghisti in barba a qualsiasi considerazione umanitaria: va abolito oppure no?
Grillo lo ha chiesto ai suoi seguaci sul web e tutti giù con la solita solfa su come il comico e i suoi sodali possano manipolare i risultati di queste consultazioni dallo scarso valore statistico. La stampa "democratica" ha sprecato fiumi di parole per sottolineare la deriva populista del Movimento, che a loro dire inseguirebbe gli istinti di "pancia" della popolazione.
Poi però succede che il referendun online lo vincono quelli che vogliono l'abolizione del reato di clandestinità e il Partito di Renzi è di nuovo "nudo". Quello schifo di legge la sinistra non riuscirà ad abolirlo nonostante ora abbia l'appoggio anche del Movimento 5 Stelle e quindi la schiacciante maggioranza per farlo. Perchè - sarebbe il caso di ricordarlo ai nostri fini pensatori - la sinistra sta al governo con la destra e sembra destinata a rimanerci a lungo.
Per amore di Alfano e Napolitano, pure stavolta gli ex comunisti faranno la figura dei cazzari e dei razzisti.
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lunedì 25 novembre 2013
Il Quirinale e Berlusconi alle comiche finali
E' tempo di comiche finali per l'uomo che ha tenuto in ostaggio l'Italia per vent'anni e colui che lo ha mantenuto in piedi negli ultimi due. In preda al delirio tipico del terrore, Silvio Berlusconi ha tenuto oggi una specie di conferenza stampa nel quale ha tentato qualsiasi numero, dalla rivelazione di carte che secondo lui giustificherebbero la ripertura del processo per i diritti Mediaset, alla richiesta di reintroduzione dell'immunità parlamentare (che se ne fa se decade?), fino all'appello ai parlamentari di Pd e Movimento 5 Stelle affinché si mettano una mano sulla coscienza, altrimenti "se ne pentiranno" coi propri figli.
L'omino deve essere ormai paralizzato dal terrore e chissà se l'amico dittatore Vladimir Putin, oggi ricevuto con tutti gli onori in Vaticano e stasera previsto a cena chez Silvio (chissà se si tratta di una delle sue famose cene eleganti), gli regalerà il passaporto che gli servirebbe per fuggire all'estero come il suo amico Bettino Craxi.
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venerdì 25 ottobre 2013
I campioni del Pd (7): Carbone, lo stalker che va impreparato alle interrogazioni
Riprendo volentieri questa rubrica, dedicata alle facce della sinistra grazie alle quali la sinistra non vincerà mai. Ieri a Servizio Pubblico, c'era la sorella bandiera Giorgia Meloni che faceva sfoggio di tutta la sua paraculaggine romanesca, cercando di passare per una pasionaria dell'opposizione quando il suo partitello alle ultime elezioni ha ottenuto qualche seggio e lei ha conservato lo stipendio solo perché era apparentata con l'amico Silvio, e un tale Ernesto Carbone, carneade del Partito Democratico, ex prodiano oggi salito sul carro di Matteo Renzi, che solo a vederlo e sentirlo parlare si capisce perché la legge elettorale attuale è una schifezza. Uno così, totalmente impreparato e balbettante su qualsiasi argomento affrontato ieri, dalla Tav ai problemi della casa, alle vergognose leggi sull'immigrazione, non poteva che essere eletto con un listino bloccato, perché altrimenti non lo avrebbe votato nessuno. Non sapeva niente, nè del progetto Tav in Val di Susa, nè delle occupazioni delle case, cercava di zittire due informatissimi attivisti No Tav e lanciava proposte deliranti, del tipo vendiamo le Poste per fare cassa (e magari scavare qualche altro tunnel).
A metà fra un pugile suonato e un alunno delle medie alle prese con un'interrogazione difficile per la quale non ha neanche aperto libro, Carbone ha messo in scena tutta l'incapacità politica di coloro ai quali si accompagna, un partito allo sbando, ostaggio di un bizzoso vecchissimo Presidente e di un pluripregiudicato in attesa di grazia (o amnistia, o indulto, va bene tutto) e incapace di fare una proposta seria che sia una.
Se si cercano notizie in Rete su cotanto personaggio, emerge però una storia divertente. Carbone non ha fatto un tubo nella vita, a parte portare la borsa a un trascurabile ex Ministro dell'Agricoltura, Paolo De Castro. Però è finito comunque sotto processo, tanto per non farsi mancare il marchio di origine controllata che ogni politico italiano sembra sfoggiare con orgoglio. Il nostro genio è accusato di furto di password, sostituzione di persona e intrusione nel profilo Facebook altrui, quello della sua ex, una consigliera comunale del Pd a Cesena, perseguitata da mail diffamatorie e cattiverie assortite sui social network.
Un altro fenomeno della banda. Che, bisogna dirlo, quando c'è da far ridere non delude mai. Però il suo slogan è: "L'Italia che meriti. Adesso". E suona come una minaccia.
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mercoledì 18 settembre 2013
Ma c'è davvero qualcuno che pensa che Renzi sia "cool"?
Sarà che io non li voterò mai e quindi la cosa mi appassiona ben poco, ma a sinistra davvero c'è qualcuno che pensa che Matteo Renzi sia "cool" come vorrebbe far credere? Uno che va a cena con Flavio Briatore, si veste da Fonzie per andare da Maria De Filippi, va alle partite col fratello dello scarparo che si è comprato il Colosseo, si fa beccare a pranzo con il re del trash su carta stampata Alfonso Signorini e va alle presentazioni dei libri di Roberto Cavalli e dell'immarcescibile Wa(l)ter Veltroni, secondo voi è un fico?
Dallo "smacchiatore di giaguari" fallito, siamo passati all'asfaltatore che arringa platee di poche centinaia di persone riunite attorno a quel che resta delle gloriose Feste dell'Unità, con pensierini da prima elementare ("se avessimo fatto qualcosa per i giovani avremmo vinto le elezioni", che suona un po' come il famoso "se mio nonno avesse avuto cinque palle sarebbe stato un flipper") che accendono gli entusiasmi dei masochisti abituati alla sconfitta e costretti a subire perfino il contrappasso di dover pagare uno come il rapper Moreno.
E così, il pupazzo che voleva rinnovare il Partito si ritrova a fianco di gente come Fassino, Franceschini, lo stesso Veltroni, già saliti sul carro dell'annunciato vincitore del prossimo Congresso (ammesso che si farà).
Mentre si consuma l'ultimo atto della vita politica di Silvio Berlusconi, l'alternativa mette i brividi. Finiremo anche noi sotto la statua di Pasquino ad appendere la scritta "aridatece er puzzone"?
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lunedì 16 settembre 2013
Gli appalti Tav e la "filosofa" del Pd
E' tristemente noto che la malavita e la politica (spesso difficili da distinguere l'una dall'altra) in Italia sopravvivono anche e soprattutto agli appalti. E in questo momento i più ghiotti sono quelli dell'Alta velocità ferroviaria. Ecco spiegato perché un ex partito di sinistra come il Pd annoveri fra i suoi esponenti tanti accesi sostenitori di quello che in sè sarebbe uno strumento di progresso, ma che in realtà si trasforma nella solita greppia dove vanno a mangiare un po' tutti quanti. Sulla Tav Torino-Lione si sono spesi fiumi di inchiostro e si sono consumati anche ingiustificabili atti di violenza, ma nessuno è riuscito veramente a spiegare a che cosa serve una linea di alta velocità in un tratto dove il traffico merci e passeggeri è in costante calo da anni.
La spiegazione, come diceva la "gola profonda" del caso Watergate, si ottiene seguendo dove va il denaro.
E il denaro della Tav va nelle tasche dei soliti noti.
Se qualcuno aveva dei dubbi, oggi è arrivata una conferma niente male. I magistrati hanno messo agli arresti domiciliari Maria Rita Lorenzetti, detta "la zarina di D'Alema", ex governatrice della Regione Umbria e messa a dirigere - chissà mai da chi e per quali meriti - l'Italferr, società del gruppo Ferrovie dello Stato che opera nel settore dell’ingegneria dei trasporti ferroviari e dell'Alta Velocità. La Lorenzetti, che di treni non è esattamente un'esperta, essendo laureata in filosofia (!), è accusata di corruzione, associazione a delinquere e abuso d'ufficio, per gli appalti del nodo ferroviario di Firenze: un "gioco di squadra", una "corruzione circolare", favori fatti a destra e sinistra, "sapendo che prima o poi chi ne fa parte ti ripaga".
Proprio una filosofia di vita.
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venerdì 6 settembre 2013
Il rapper Moreno e la decadenza della sinistra
Io sono diventato un estremista di sinistra (almeno stando a quello che è il pensiero dominante) per colpa della musica. Non ho frequentato sedi di partito, provengo da un ambiente stucchevolmente borghese, ho fatto tutto il mio ciclo di studi in una tipica scuola cattolica, gestita male e amministrata peggio. Ma mi piacevano il rock, lo ska, il punk e il reggae e ai miei tempi, quella roba lì si ascoltava solo a sinistra.
Alle Feste dell'Unità partecipavano sempre grandi gruppi, soprattutto a quelle della regione Emilia Romagna, ma anche a Roma non si scherzava: nel 1984 in uno spazio all'aperto all'Eur dove ora sorge un enorme centro commerciale suonarono i Clash, che vabbè... non erano più i veri Clash, ma sempre un gran bello spettacolo da vedere. Nel 1992 a Modena fu la volta dei Pink Floyd, che vabbè... non erano più i veri Pink Floyd ma in Italia non suonavano più da una vita, da quando avevano sperimentato l'accoglienza tipica di Napoli, con un intero camion di strumentazione spartito nel nulla ai tempi del loro "Live a Pompei". E prima ancora mille altre feste, con gruppi italiani che all'epoca potevano competere con le band inglesi e americane, gente come Eugenio Finardi, gli Area, la Pfm e il Banco, Edoardo Bennato, che poi da quei festival si dissociò polemicamente.
A Correggio un anno ci furono anche i Jethro Tull, che siccome nelle loro canzoni parlavano di valhalla, gnomi e atmosfere fiabesche, in Italia passavano per un gruppo di destra quando erano invece dei clamorosi fricchettoni.
Insomma, la musica era di sinistra. Perché sì, so che è difficile crederlo, ma la sinistra esisteva.
Oggi la Festa Nazionale dell'Unità a Genova si concluderà con un concerto del rapper Moreno, il nuovo prodotto da scaffale del supermercato partorito dalla premiata ditta Mediaset e da Maria De Filippi, il solito ragazzino dai brutti tatuaggi con un singolo in classifica destinato a scomparire rapidamente nel giro di pochi mesi. Ma lui si crede un vero artista e ha subito preso le distanze da questi antipatici comunisti. Con la Festa dell'Unità e con la sinistra non ha proprio niente a che fare, sia chiaro. "La mia musica non c'entra nulla con il Pd".
Non diffamiamolo, altrimenti è capace pure che parte la querela.
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mercoledì 4 settembre 2013
I campioni del Pd (6): il ritorno del garantista Violante
"Berlusconi (...) sa per certo che gli è stata data la garanzia
piena, non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo, che non
sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l'onorevole
Letta. A parte questo, la questione è un'altra. Voi ci avete accusato di
regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi,
avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni...
Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato
di 25 volte".
Ecco, per chi non lo sapesse questa frase non è stata pronunciata da un comico. L'ha detta lui, l'incredibile Luciano Violante, in un intervento alla Camera pronunciato undici anni fa. Nonostante questa confessione che risale a quando il tumore Berlusconi non era ancora diventato metastasi, in giro c'è ancora qualcuno che pensa che votare per il Partito Democratico sia il modo migliore per contrastare l'evasore fiscale di Arcore.
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martedì 3 settembre 2013
La leggenda metropolitana del Renzi vincitore
Una delle più grandi balle che politici di tutti gli orientamenti continuano a raccontare, da quando Pier Luigi Bersani ha deciso di suicidarsi seguendo i consigli di un vecchio di novant'anni con uno strano concetto della ragion di Stato, è quella che con Matteo Renzi il Pd avrebbe vinto le elezioni.
E' noto che il brufoloso sindaco democristiano di Firenze è il candidato preferito dalla destra, perché, in fondo, lui è di destra. Va in pellegrinaggio ad Arcore, stravede per un macellaio finanziario come Marchionne, non aveva una proposta che è una, tranne quella (gli va riconosciuto, vincente) di rottamare tutte le cariatidi del Pd.
Quando ha corso per le primarie è stato battuto sonoramente, con tanto di frizzi e lazzi sulla sua comparsata alla trasmissione della moglie di Maurizio Costanzo (che fa televisione perché è la moglie di Maurizio Costanzo, ovvero un compagno di loggia di Silvio Banana), nella quale ha pensato di vestirsi da Fonzie, assomigliando tragicamente a Potsie (del quale possiede anche lo sguardo ebete-bovino).
La sua nomina a segretario, a stare a sentire i vecchi che lui voleva rottamare, avrebbe spaccato il partito e secondo i sondaggi avrebbe perso più voti lui a sinistra che se fosse diventato leader del Pd direttamente Berlusconi.
Adesso il rivoluzionario Renzi gode dell'appoggio di tutti quelli che sperano di tornare a galla, alla faccia del nuovo che avanza. Dietro la sua faccia si nascondono oggi gente come Dario Franceschini, Walter Veltroni, Beppe Fioroni, Piero Fassino e perfino Massimo D'Alema spende parole di endorsement nei suoi confronti. Una ventata di vera e propria aria fresca, per una formazione politica che definire alla canna del gas è un eufemismo. Il rottamatore finirà col fare il restauratore e (volete scommetterci?) con il perdere anche lui le elezioni.
Perché è questa la missione di ogni bravo leader della sinistra.
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lunedì 2 settembre 2013
Lo spettro che si aggira fra gli elettori del Pd: come lo salveranno stavolta?
Uno spettro si aggira in questi giorni fra gli ultimi rimasti a credere che il Partito Democratico sia una cosa seria. I suoi elettori, già da tempo in caduta libera, non ne vogliono parlare, attenendosi alle posizioni ufficiali di qualche (finto) leader come il ripescato Guglielmo Epifani, che promette severità nei confronti di Silvio Banana e garantisce che al Senato si voterà compatti per la sua decadenza da senatore.
Diciamoci la verità. Non ci crede nessuno.
Soprattutto dopo che uno dei meno affidabili del branco, quel Luciano Violante che confessò come uno scemo alla Camera il patto scellerato che i suoi avevano già stipulato con il Caimano, si è messo a fare il ventriloquo del Quirinale sostenendo che l'orgiastico signore di Arcore ha ancora tutto il diritto di difendersi (da che cosa non è chiaro, dopo tre gradi di giudizio in tribunale e una legge che ha votato anche lui). I velinisti del Colle hanno fatto "trapelare" (ovvero hanno telefonato ai soliti giornalisti embedded che lavorano solo su stretta dettatura) che il monarca ha apprezzato l'intervento di una delle marionette invitata dal Quirinale a far parte del gruppo di lavoro finalizzato alla presentazione di
"proposte programmatiche in materia istituzionale, economico-sociale ed
europea".
Ecco, la proposta programmatica è sempre quella da quasi 18 anni a questa parte: salvare il culo al loro sodale preferito, il caro leader Silvio, decaduto il quale scomparirebbero anche tutti gli altri. Cosa si inventeranno stavolta? Il ricorso alla Corte Costituzionale? Una bella amnistia con la scusa delle carceri affollate? Un bel voto segreto salvatutto come ai bei tempi di Bettino Craxi? O la porcata finale di una bella grazia firmata da re Giorgio?
I fedelissimi delle macerie che restano del fu Partito Comunista Italiano, anch'esso ucciso lentamente dalla sua insopprimibile voglia di compromesso storico (leggi spartizione di qualche poltrona), sono sull'orlo di una crisi di nervi. L'altro giorno, un altro dei meno lucidi esponenti del partito, quel Dario Franceschini che da quando ha mollato moglie e figlie per una tipa più giovane, naturalmente subito sponsorizzata in politica (i soliti cattolici con il culo degli altri) ha abbandonato il suo tradizionale look da chierichetto per un impegnativo barbone alla Carlo Marx, ha detto che questo governo "sta facendo cose di sinistra".
Leggere su tutti i siti web i commenti alla sua dichiarazione era un vero spasso. Fischi, parolacce, insulti, pomodori marci e ironia all'acido muriatico.
Avanti così verso la tragedia finale.
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venerdì 2 agosto 2013
Silvio condannato, ora cosa accetterà il Pd per tenerlo a galla?
Niente. Salvarlo era impossibile. Ce l'avevano fatto credere il Presidente-Re, i suoi avvocati che ha coperto d'oro nonostante sapessero benissimo che questa era la fine prevista. D'altra parte in Italia un delinquente come lui non c'è mai stato, nel senso che quelli peggiori sono finiti tutti in galera o sono fuggiti all'estero molto prima di lui. Per arrivare fin qui, forse gli sarebbe bastato qualche avvocaticchio d'ufficio, non i principi del Foro, avrebbe risparmiato un sacco di soldi da poter spendere con tutte le prostitute-lolite di suo gradimento. E invece, vent'anni di sacrici e questo è il ringraziamento...
L'inizio della fine? Non disperate, amici ed esercito di Silvio. Perché in pista c'è ancora il Pd.
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sabato 27 luglio 2013
Pd verso il congresso, una saga avvincente come una fiction su Padre Pio
Avvincente come una fiction su Padre Pio, va in onda sui mezzi di comunicazione italiani lo psicodramma a puntate del Pd, partito allo sbando che invece di sciogliersi immediatamente per non provocare altri danni, si arrovella per la scelta del futuro segretario, che non si sa se sarà anche il futuro candidato (perdente) a premier.
In corsa c'è Matteo "Fonzie" Renzi, l'uomo che vorrebbero vedere volentieri alla guida del partito tutti quelli che hanno votato per Berlusconi (Berlusconi compreso). Il sindaco di Firenze, grande sostenitore di imprenditori fallimentari come Marchionne e studiosi del diritto del lavoro sotto acido, come Elsa Fornero, non si capisce cosa abbia di sinistra, però è ggggiovane e rappresentanta il "Nuovo".
E già qui siamo messi bene.
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martedì 23 luglio 2013
I campioni del Pd (4): Esposito, l'uomo con la Tav in testa
I parlamentari del Pd che esprimono dubbi sulla gestione del Kazakistan? "Dei fighetti". I manifestanti anti-Tav? "Delinquenti da reprimere senza esitazione alcuna", "mafiosi". La ragazza a cui i poliziotti hanno spaccato un labbro e l'hanno molestata toccandola nelle parti intime? "Giustamente manganellata" e bugiarda.
E' un fiume in piena uno dei campioncini del Pd piemontese (quello dei Fassino e dei Chiamparino, amici della Fiat e con la vocazione a fare i banchieri, salvo figuracce epocali al telefono), tale Stefano Esposito, impiegato del pubblico impiego con un diploma di istituto magistrale (un curriculum d'eccezione), assurto alla ribalta della politica come lobbista a favore del progetto Tav per conto del Partito Democratico, che dal 2008 - grazie al Porcellum - ha potuto farlo eleggere senza che la gente sapesse nemmeno chi è.
La sua attività parlamentare è assolutamente nulla, passando tutto il giorno su Twitter a difendersi dagli insulti dei poveri elettori del suo partito, sempre più sconvolti dallo spessore dei suoi personaggi. La tratta ferroviaria Torino-Lione è la sua ossessione, al punto da mettere sullo stesso piano i black-bloc e i valligiani della Susa, che magari qualche ragione ad essere contrari a questa enorme stronzata priva di qualsiasi utilità economica ce l'hanno. Eroicamente si schiera con la polizia, messa a guardia di un cantiere inesistente, che sfoga la propria umiliazione spaccando qualche testa. Tutto per poter spendere a favore delle aziende amiche, come la CMC di Ravenna, quei 21 miliardi di euro pubblici che ci costerà la grande impresa.
Il campione del Pd non arretra neppure un metro e invoca leggi speciali, carcere duro e fa i nomi di chi vorrebbe vedere in galera, in preda a un delirio crescente che lo rende una delle tante macchiette sul web. Una di quelle facce per colpa delle quali la destra in Italia governerà a vita.
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giovedì 18 luglio 2013
L'eterno "soccorso rosso": il Pd digerisce anche Alfano
"Domani votiamo no alla richiesta di sfiducia nei confronti del ministro dell'Interno, Angelino Alfano e lo faremo con una dichiarazione motivata da parte del capogruppo al Senato. Il nostro è un voto che parla da solo".
Guglielmo Epifani, ex socialista craxiano riciclatosi grazie alla Cgil, ha ragione. Il voto con cui il gruppo del Pd al Senato ha confermato l'intenzione di salvare il segretario del Pdl, ministro dell'Interno e vice presidente del Consiglio che ha esposto l'Italia a una ignobile figuraccia a livello mondiale, parla davvero da solo. Racconta di un partito allo sbando, succube di ogni esternazione di un ottuagenario invecchiato male e preda dei tatticismi che lo hanno portato a inanellare una sconfitta dopo l'altra. Qualcuno ne invochi l'eutanasia, subito.
Sipario.
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mercoledì 10 luglio 2013
I campioni del Pd (3): il manesco Martino fra scudi fiscali e truffe
Nella lista dei campioni del Pd entra di diritto Pierdomenico Martino, il simpaticone che oggi in aula alla Camera ha cercato di aggredire i parlamentari del Movimento 5 Stelle che accusavano il suo partito di essersi ancora una volta prestato le chiappe alle esigenze del Banana.
Ex giornalista parlamentare e portaborse del mite Dario Franceschini, che quando era capogruppo del Partito alla Camera gli versava uno stipendio impressionante, il suo operato è stato ricompensato anche con un posto sicuro in lista che gli è valso la rielezione (sesto nella circoscrizione di Lazio 1, ovvero la certezza di farcela malgrado la demenziale campagna elettorale di Bersani).
Questo singolare personaggio non solo è manesco come un La Russa in grande spolvero (di recente ha aggredito anche un cronista del Fatto), ma è anche un'icona della ipocrisia politica: nel 2009 insieme ad altri 58 colleghi del Pd era assente in aula quando la Camera votò
la pregiudiziale di incostituzionalità sullo scudo fiscale di
Giulio Tremonti. Il perché si è scoperto neanche due mesi dopo, quando il nostro ha bussato alla porta di Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli, e... si è fatto lo
scudo fiscale, rimpatriando 338.208 euro e pagando 16.910 euro di
imposta. Il bello è che è rimasto anche truffato.
Genio.
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