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mercoledì 12 febbraio 2014

La D'Alemata del secolo (nuovo)

L'appuntamento è per domani alle 15 in direzione Pd. I bene informati dicono che sarà lì il duello finale che porterà Matteo Renzi a Palazzo Chigi al posto dello spento Enrico Letta. Già si fanno i nomi dei futuri Ministri (e sono da brividi)  per quella che si preannuncia come la D'Alemata del secolo. Alla fine di quello passato, infatti, un altro segretario del fu Partito Comunista diventò capo del governo grazie a una strana congiura di palazzo contro Romano Prodi, guidata da un personaggio controverso come Francesco Cossiga, che approfittò del mancato appoggio di Rifondazione al governo per far mettere le mani su qualche poltrona a qualche ex democristiano della parrocchietta. 
In barba a qualunque dignità democratica, D'Alema accettò e fu la sua fine. Durante la sua permanenza a Palazzo Chigi, la sua popolarità scese così in basso che nel 1999, tanto per fare un esempio, il Pds perse perfino il sindaco di Bologna (!) e alle regionali del 2000 la debacle fu totale, con il centrosinistra che perse Liguria, Lazio e Abruzzo.

lunedì 3 febbraio 2014

Il blog di Grillo, l'utile diversivo per lettiani e renziani

Non so se tutti i post (non i commenti) che compaiono sul blog di Beppe Grillo siano visionati o meno dal comico genovese, ma di certo alcuni di questi sono stati un utilissimo diversivo per il governo, per i partiti e per gli astri nascenti giovani ma già invecchiatissimi del caravanserraglio della politica italiana. Certe uscite sui giornalisti, per esempio, sono servite solo a concedere cinque minuti di popolarità ad emeriti carneadi,  tuttologi della domenica, o tromboni rintronati come Alberoni, per quanto molto ben pagati. E l'ultima su Laura Boldrini è stata davvero una sciocchezza imperdonabile. 
Ora sono tutti felici e contenti di poter gridare al "fascismo", allo "squadrismo", al "potenziale stupratore", al "pestaggio mediatico" e via così, con tutte quelle facce sdegnate per le quali si sono allenati allo specchio quasi tutte le sere. 
I cattivi grillini ostacolano la democrazia. Poffarbacco. 
Fra un'indignazione e l'altra, intanto, la Ue ci ricorda che tipo di democrazia è la nostra: la corruzione qui da noi vale 60 miliardi di euro l'anno, pari al 4% del pil e alla metà dell'intero valore della corruzione nei 28 paesi membri dell'Unione. Non solo, ma la Commissione ricorda le leggi "ad personam" che hanno favorito i politici nei processi giudiziari contro di loro e l'indegno sistema del finanziamento ai partiti. 
Che pacchia il blog di Grillo per una mummia come Enrico Letta, attualmente in tour con il cappello in mano nei paesi arabi. Un paio di cazzate e... puf! Si dimenticano tutta la sua inadeguatezza, i suoi clamorosi insuccessi e i suoi conflitti di interessi, visto che lì ce lo hanno messo lo zio e il Pregiudicato d'Italia.

mercoledì 8 gennaio 2014

Saccomanni e i soldi agli insegnanti, il "mero esecutore" bocconiano dalla figuraccia facile

Da oggi si può dirlo, senza il timore di essere considerati dei pericolosi sovversivi. Per quanto sia da sempre un paese di cialtroni, l'Italia non aveva mai avuto un governo così cialtrone, così degna espressione dell'incapacità al comando, un distintivo che qui da noi mai nessuno aveva portato con orgoglio come Enrico Letta e la sua banda. Dopo le ignobili figuracce del Ministro dell'Interno, che fa rapire donne e bambine dalla Digos costringendo la nostra diplomazia a un penoso lavoro di ricucitura, del Ministro della Giustizia, amica intima di una famiglia di pregiudicati che sono anche i datori di lavoro del figlio, del Ministro dell'Agricoltura, intercettata mentre si preoccupa di spartizioni di poltrone, dopo il pasticcio con il decreto Salva-Roma, poi trasformato in Milleproroghe, si era pensato di toccare il fondo. Ma il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, ha deciso che si poteva anche scavare. 

martedì 31 dicembre 2013

Napolitano, Grillo e Berlusconi: oggi fatevi un favore e spegnete la tv

Che sia il novantenne Giorgio Napolitano, l'ex comico Beppe Grillo o il pregiudicato Silvio Berlusconi, oggi fatevi un favore e spegnete la tv. Questa gente non ha proprio più niente da dire e non c'è neanche gusto a prenderla per il culo come si faceva un tempo, magari con quel buontempone di Francesco Cossiga, che in tre minuti e mezzo disse che era meglio "tacere". La realtà è che questi tre figuranti (manca qualche bella statuina del Pd, ma sarebbe davvero troppo un discorso di fine anno che so, di Letta o Renzi) sono e sanno di essere i principali responsabili di questo ignobile casino che regna nel paese. Napolitano ha fatto a pezzi Parlamento e partiti per cercare di tenere a galla il vecchio amico craxiano Silvio, il pregiudicato più noto d'Italia non si rassegna a farsi da parte, mentre Grillo ha sulla coscienza l'incapacità di ottenere dei risultati concreti dalla sua personale vittoria alle elezioni (non prenderà mai più tutti quei voti e non avrà più un'occasione come quella di votare per Romano Prodi al Quirinale e spazzare via un bel pezzo degli impresentabili che siedono in Parlamento).
Che siano proprio loro a farci la predica, è paradossale, grottesco, squallido e triste.
Buon anno nuovo, comunque.

lunedì 30 dicembre 2013

Fonzie-Renzi: rimpasto sì, rimpasto no, se famo du' spaghi?

Non che nutrissi particolari speranze nei confronti del nuovo leader della sinistra parruccona, Matteo Renzi detto "Fonzie", che da quando è stato eletto da un paio di milioni di illusi sta dimostrandosi per quello che è veramente: un simpatico ragazzotto dell'Azione Cattolica cresciuto a pane e gesuitismo. Meravigliosa la scelta della compagnia di allegri cazzari messa nella direzione del Pd (circondarsi di stupidi è una vecchia strategia, anche se non sempre paga), eccezionale la proposta del job-act (più che altro un blow-job con tanto di ingoio nei confronti degli industriali) che di fronte alla disoccupazione - pensate un po' - rispolvera l'abolizione dell'articolo 18 (ma non avevano portato milioni di persone in piazza per non farlo abolire?), ora arriva il "rimpasto", altro termine tipico dei bei tempi marci che non se ne sono mai andati. 

venerdì 27 dicembre 2013

Governo Letta ormai dentro a un polmone artificiale: Napolitano non stacca la spina

Quello che è successo in questi giorni con il cosiddetto decreto salva-Roma ha qualche cosa di incredibile. Solo in un paese cloroformizzato come il nostro un governo poteva continuare a essere tenuto in vita così,  a sfregio di ogni regola democratica. Ogni volta è come la volta prima, battendo un record dopo l'altro.
Riassumendo brevemente per i non addetti ai lavori, il nipote di Gianni Letta e la sua accolita di sbandati della Prima e della Seconda Repubblica avevano messo in piedi un bel provvedimento di quelli stile Amato-Pomicino: con la scusa di evitare il default del bilancio della citta' di Roma (messa in ginocchio da anni e anni di gestione vergognosa, da Rutelli ad Alemanno, passando per Veltroni) si erano approntate una serie di marchette a pioggia per far contenti tutti, vista l'ammucchiata che sostiene ancora il governo. Nel nome del "ricambio generazionale", il pastrocchio era stato affidato a quel giovanotto di Fabrizio Saccomanni (71 anni e dimostrarli tutti) e il Letta minore ci aveva anche fatto votare la fiducia. Al Senato ci hanno messo dentro di tutto. Milioni e milioni di euro per tappare i buchi del trasporto pubblico calabrese e per i treni valdostani, soldi al comune di Pietrelcina, paese di padre Pio, la minisanatoria per i chioschi sulle spiagge, disposizioni sulle slot machine, varie ede eventuali e il ripetuto tentativo da parte del Pd di evitare che un emendamento del Movimento di Grillo togliesse i soldi degli affitti d'oro a uno dei principali finanziatori del partito, che versa l'obolo fin dai tempi di D'Alema nel 1997 e non si è mai dimenticato degli amici (che non hanno dimenticato lui).

lunedì 23 dicembre 2013

Letta si congratula con se stesso, Renzi resta a Firenze. Larghe intese forever

La conferenza stampa di fine anno con il Presidente del Consiglio di turno è una di quelle manifestazioni tipiche del servilismo della stampa italiana nei confronti del potere. Organizzata dall'Ordine dei giornalisti, la kermesse prevede un monologo del capo del governo, che di soliti tracina oltre ogni buon senso, pieno di retorica sui risultati ottenuti da parte di chi di risultati veri non ne ottiene più da decenni, e poi le domande dei giornalisti, preoccupati più dalla diretta televisiva e terrorizzati dall'ipotesi di finire nella lista delle persone poco gradite a Palazzo Chigi. Un turbillon di fesserie che quest'anno, con il grigio Enrico Letta, ha raggiunto uno dei suoi apici. 

martedì 17 dicembre 2013

Le pratiche della NSA dichiarate illegali negli Usa, Letta l'amerikano non ci trovò nulla da ridire

"Penso che non sia un'attività utile e positiva, anzi crea molti problemi e non ha effetti gli positivi di trasparenza che lui si prefigge". Era lo scorso ottobre e il nostro timoroso Presidente del Consiglio Letta junior si trovò a dover commentare il caso delle rivelazioni dell'ex spia americana Edward Snowden mostrando tutto il suo imbarazzo. Altri capi di Stato e governo, come la Merkel in Germania o la Roussef in Brasile hanno alzato la voce contro l'amministrazione americana. Noi, ovviamente, no. Spiati? Boh, chissà. Ci devono confermare. La ministra degli Esteri, Emma Bonino, da anni ormai filoamericana nel midollo, stoppava subito eventuali ipotesi di asilo a Snowden assicurando tutti che la Casa Bianca avrebbe chiarito ogni cosa.
E invece oggi, un giudice peraltro nominato dall'ex presidente George W. Bush, ha stabilito che le intercettazioni della Nsa violano la Costituzione americana, che farebbero inorridire i padri fondatori della patria, che sono pratiche "quasi orwelliane"  e che comunque violano apertamente la privacy dei cittadini. 
Naturalmente per noi alleati-tappetino il rancio era sempre ottimo e abbondante e il povero Snowden un nemico del popolo.

mercoledì 11 dicembre 2013

Letta incassa la fiducia, la corsa di Renzi finisce qui

Bugiardo come il personaggio a cui si ispira, quel Tony Blair che in Inghilterra è ormai conosciuto come B(liar), il rottamatore dell'Azione Cattolica ha già fermato la sua grande corsa. Il Pd e la congrega di centristi post berlusconiani con la quale sta attualmente al governo hanno confermato la fiducia a uno dei governi più immobili e incapaci della storia, consentendo a Enrico Letta di annunciare fiero che lui resterà lì per tutto il semestre europeo, coronando il sogno di re Napolitano che voleva votare nel 2015. Interpellato mentre in aula si svolgevano le votazioni, il rivoluzionario "ebetino" di Firenze si è dichiarato soddisfatto del rancio cucinato dal suo sodale ex democristiano, sostenendo che nel discorso di Letta c'erano le cose che avevano concordato. 
Quando fra un anno, forse, si riandrà a votare - probabilmente con questa legge, visto che difficilmente si troverà un'intesa su qualcosa che alla destra non  conviene - il povero Renzi sarà travolto per aver continuato a sostenere questo governo come un Epifani qualsiasi. Per non parlare delle Europee del prossimo maggio, dove - a giudicare dal malcontento generale - finiranno per non andare a votare neanche quei poveretti che si sono affannati ai gazebo. 


lunedì 25 novembre 2013

Il Quirinale e Berlusconi alle comiche finali

E' tempo di comiche finali per l'uomo che ha tenuto in ostaggio l'Italia per vent'anni e colui che lo ha mantenuto in piedi negli ultimi due. In preda al delirio tipico del terrore, Silvio Berlusconi ha tenuto oggi una specie di conferenza stampa nel quale ha tentato qualsiasi numero, dalla rivelazione di carte che secondo lui giustificherebbero la ripertura del processo per i diritti Mediaset, alla richiesta di reintroduzione dell'immunità parlamentare (che se ne fa se decade?), fino all'appello ai parlamentari di Pd e Movimento 5 Stelle affinché si mettano una mano sulla coscienza, altrimenti "se ne pentiranno" coi propri figli. 
L'omino deve essere ormai paralizzato dal terrore e chissà se l'amico dittatore Vladimir Putin, oggi ricevuto con tutti gli onori in Vaticano e stasera previsto a cena chez Silvio (chissà se si tratta di una delle sue famose cene eleganti), gli regalerà il passaporto che gli servirebbe per fuggire all'estero come il suo amico Bettino Craxi.

mercoledì 20 novembre 2013

Cancellieri, salvata dalla sfiducia a costo di figuracce ai limiti dell'epico

Nella nostra bellissima repubblica delle banane, la politica continua a dare il peggio di sè. C'è un Presidente quasi novantenne che non intende recedere dalla sua posizione e per mantenere in piedi il governo che lui ha tanto voluto (del resto, a quell'età si è come i bambini, difficilmente si ammette di avere torto) è disposto a difendere chiunque, anche una Ministra della Giustizia amica intima di una banda di delinquenti ai quali promette favori. C'è un Presidente del Consiglio che di testa sua non fa praticamente nulla, essendo alleato e ostaggio di tutti, ci sono un gruppo di aspiranti segretari del Pd che ogni tanto provano a distinguersi, ma poi obbediscono e tornano nei ranghi, perché senza il Partito sarebbero niente (e non avrebbero soldi da spendere). In attesa della mattanza di nuove tasse che presto ci colpiranno senza pietà, abbiamo assistito anche oggi all'ennesima buffonata: la Cancellieri che si salva dalla sfiducia, mentre esce fuori l'ennesima sporcizia nascosta sotto il tappeto, con l'amico Ligresti, pluripregiudicato e condannato, che la raccomanda con Berlusconi. E si va avanti così, tra figuracce indimenticabili, come quella di Letta che prima va in Sardegna a piangere i morti dell'alluvione e poi riscappa a Roma per salvare Nonna Pina (Dagospia è sempre grande in quanto a nomignoli). E lei, come se nulla fosse, va in aula alla Camera quasi rivendicando la sua amicizia con delle persone che stanno ancora agli arresti domiciliari, in galera o sono latitanti per aver distrutto delle aziende, truffando lo stato e migliaia di lavoratori e risparmiatori.
L'arroganza di questa gente è ormai tracimata peggio dei torrenti sardi, travolge tutto e non ha rispetto per nessuno.

mercoledì 23 ottobre 2013

Datagate, italiani spiati e il governo fa finta di nulla. Fedeli alla linea

Barack Obama non sa più a chi dare i resti per parare la figuraccia che l'ex dipendente dei servizi segreti del suo paese, Edward Snowden, gli sta facendo fare a puntate con la pubblicazione da parte della stampa dei suoi file segreti. Quello che tutti già sapevano fin dal 2001 è che gli americani hanno approfittato della guerra al terrorismo per spiare tutto il mondo, amici e nemici, senza distinzione. Le notizie hanno provocato la reazione indignata di mezzo mondo, dal Messico alla Francia, al Brasile, con i capi di stato e di governo che hanno cancellato incontri alla Casa Bianca in programma da tempo e hanno costretto Obama  a una penosa marcia indietro con tanto di promessa di indagine.
Indovinate qual è l'unico governo che invece si stende a mo' di zerbino? Ma il nostro, naturalmente, che vanta al suo interno un filoamericanismo d'accatto che ci rende i soliti Pulcinella.

mercoledì 2 ottobre 2013

Peggio Berlusconi o Letta e il Pd che continueranno a governare con lui?

Il vecchio satiro di Arcore è ormai in pieno stato confusionale. Circondato da falchi, pitonesse, prostitute e papponi, sente avvicinarsi l'ora della sua fine politica e dà fuori di matto, cambiando idea ogni cinque minuti. Dopo aver annunciato il rompete le righe e aver fatto passare per gente responsabile anche due figuri come Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto, oggi si è presentato in aula al Senato per il suo solito spettacolo contro i giudici, i comunisti, i traditori, gli inaffidabili e poi - fra le risate generali - ha annunciato il suo voto favorevole alla fiducia al governo guidato dal nipote del suo consulente personale.
Però c'è poco da ridere.
Perché ora si apre un'altra pagina e un'altra storia, l'ennesima che porterà via voti al Partito Democratico, sempre più in balìa delle bizze del pazzo. Come faranno Letta, Epifani, Napolitano e quei nulla fatti persona che concorrono alla guida del partito a giustificare il fatto che continueranno a governare con uno così, sapendo che fra qualche giorno siamo da capo a dodici? E' questo l'interesse del paese? Un'eterna paralisi provocata da una coalizione all'interno della quale sono tutti contro tutti anche dentro gli stessi partiti? Un'attesa inutile verso la prossima scontata crisi?
Nessuna delle persone che sono attualmente all'interno del Parlamento lavora per il bene del paese. Questo ormai dovrebbe essere chiaro. E la diretta televisiva della sciocca gazzarra al Senato - con interventi di qualche peone fortemente in difficoltà con la lingua italiana - ne è stata triste testimonianza una volta di più.



lunedì 30 settembre 2013

Tutti contro tutti: il gran casino prodotto dal governo del Presidente

Ormai siamo al caos. Dopo mesi di buffonate e discorsi in favore della coesione e della reponsabilità, il tempo - che è notoriamente galantuomo - ha finito con il dare ragione a chi sosteneva che un governo con il partito del Caimano non era solo immorale, ma anche inutile. Che Silvio Berlusconi avrebbe fatto saltare il banco di fronte alle sue vicissitudini giudiziarie doveva essere chiaro a tutti, dopo vent'anni di disastri combinati solo per salvaguardare il suo interesse. Ma il Presidente dall'alto del Colle monitava contro tutto e contro tutti, invitando anche la stampa a chiudere la bocca, con il solito piglio di chi la Costituzione non è che la prenda mai molto sul serio. E i giornali gli davano retta, a costo di perdere copie su copie, da quando il Capo dello Stato ha obbligato il Pd a suicidarsi sostenendo il governo Monti e poi infierendo sul cadavere della sinistra con l'esecutivo affidato al nipote di Gianni Letta (che infatti, contando molto più del nipote, è salito lui al Quirinale per parlare della crisi e non si sa bene a che titolo, se non come tutor del povero Presidente del Consiglio). 
Oggi, improvvisamente, tutti scoprono che Berlusconi è un pazzo irresponsabile. Napolitano piange sul latte versato e perfino all'interno del Pdl, dove la componente democristiana, assai poco avvezza a mollare le poltrone, non sembra molto d'accordo con le dimissioni di massa, preannunciando nuove spensierate alleanze perfino con uno come Angelino Alfano, passato dal suo ruolo di yesman del Cavaliere a moderato statista. Il giornale della famiglia di Berlusconi ha iniziato subito a sparare contro i traditori, con il conseueto metodo Boffo, mentre nel Pd il povero Letta viene sbugiardato da chi qualche tempo fa aveva proposto l'abolizione del Porcellum con il ritorno al maggioritario e non aveva trovato l'appoggio di nessuno, in quel partito fantasma. 
E' casino, casino allo stato puro, senza neanche un'idea di come uscirne, a parte il solito sistema Scilipoti: la compravendita. Il capolavoro dei moderati e dei responsabili, che come al solito si dimostrano anche terribilmente inadeguati, oltre che vecchi fuori e dentro.

mercoledì 17 luglio 2013

Il Kazakistan siamo noi

C'è un Ministro dell'Interno, che è anche Vice Presidente del Consiglio, che non sa nulla perché non conta nulla. C'è un Ministro degli Esteri, libertaria e pacifista a targhe alterne, che convoca l'ambasciatore kazako in Italia quasi due mesi dopo il fatto e lo trova in ferie. C'è un capo della Polizia, appena insediato (la buonanima del predecessore guadagnava il più alto stipendio fra tutti i dirigenti pubblici, 621 mila euro l'anno) che cade dal pero. C'è un capo della Squadra Mobile che parte lancia in resta su ordine dei servizi del Kazakistan senza sapere chi sia Muktar Ablyazov (magari bastava digitare su Google, visto che si trattava di un caso del quale si era occupata anche Amnesty Internationl). C'è un Prefetto che non vuol dire nulla di quello che è successo e nel frattempo si dimette. Poi però accusa il Ministro. Ci sono cinquanta agenti della polizia italiana che entrano di notte in una villa per rapire una donna e una bambina. Uno di loro "sembra un mafioso, ha la catena d'oro al collo e le dice: "Puttana russa". Cè una poliziotta dell'ufficio immigrazione, che "parla correttamente l'inglese", ma non capisce la richiesta di asilo politico. C'è un Presidente del Consiglio, che è il nipote del braccio destro del più fedele alleato del dittatore kazako, che non vede, non sente, non parla.
Il Kazakistan? Siamo noi.

martedì 25 giugno 2013

Berlusconi condannato. E ora come si fa a votare Pd?

Il problema non è Silvio Berlusconi. Il problema sono quelli che gli hanno consentito di restare a galla nonostante sia un delinquente conclamato. A parte i giornalisti e i parlamentari che figurano sul suo libro paga, infatti, in pochi riescono a negare che la storia di questo presunto statista e del suo incommensurabile potere copre di vergogna il nostro paese. Nei 14 processi che lo hanno visto protagonista e che sono giunti a sentenza definitiva, il Caimano è stato assolto solo tre volte, nelle altre l'ha scampata bella grazie alle leggi fatte approvare dai suoi (e anche da qualche compiacente "avversario", tipo Mastella): sei prescrizioni, due depenalizzazioni (per il reato di falso in bilancio) e due amnistie. Negli ultimi mesi, infine, gli sono state inflitte tre condanne in primo grado, una per frode fiscale, una per i nastri di quegli scemi della sinistra che pensavano di aver messo le mani su una banca e una per il caso Ruby.  Una carriera da fare invidia. 
Passi per Giuliano Ferrara, che confondendo le sue abitudini di prezzolato scribacchino dice che "siamo tutti puttane" (un outing niente male da parte di chi vive da molti anni stipendiato da B. e dalla sua famiglia), per zio Fester Sallusti (che dall'alto del suo scranno di direttore del giornale del fratello di B. tuona contro la "macelleria giudiziaria") per i compagni di merende poco intelligenti alla Alfano, Cicchitto e Gasparri e per tutti i testimoni pagati a peso d'oro che hanno fatto i pagliacci davanti ai magistrati sostenendo che quelle di Arcore e Palazzo Grazioli erano solo "cene eleganti". 
Ma gli altri?
Con che faccia Letta e quello che resta del Partito Democratico possono ancora stare al governo con il partito di Berlusconi? E soprattutto, gli elettori di questa patetica congrega di falliti, la maggior parte dei quali ieri ha di sicuro esultato, sono ancora pronti a votarli? 
E' ora che qualcuno si svegli e metta fine a questo scempio sciogliendo quella che fu solo un'invenzione di Wa(l)ter Veltroni per consentire a B. di governare felice per il resto dei suoi giorni, anche quando perde le elezioni. Qualcuno stacchi la spina, please.

lunedì 17 giugno 2013

Dopo la fregatura dell'Ici-Imu, il Cavaliere cerca di truffare nuovamente un po' di elettorato senza cervello

La mossa è sempre la stessa, anche se funziona sempre di meno. Silvio Berlusconi, il puparo che ancora muove i fili del governo può sempre contare sull'idiozia di una consistente parte dell'elettorato italiano rimasto fermo alle promesse da campagna elettorale, che continua a votarlo malgrado le spari sempre più grosse. Quando non scende in campo direttamente .però sono dolori, basta vedere come sono andate le recenti amministrative. D'altra parte certe balle le può dire solo lui: se manda avanti le marionette, tipo Gianni Alemanno a Roma, i risultati sono a dir poco disastrosi.
Ora il Caimano deve accreditarsi come quello che costringe il governo del Letta minore ad allargare un po' i cordoni della borsa e fa il diavolo a quattro su Imu e aumento dell'Iva. Spero sia inutile ricordare a chi legge che la tanto acclamata abolizione dell'Ici sulla prima casa, varata nel 2008 sull'onda dello schiacciante successo elettorale contro l'armata Brancaleone guidata da Veltroni, è stata una fregatura colossale: l'Imu, che anche il Pdl ha votato senza manco turarsi il naso, in alcuni casi va a ricalcare fedelmente la vecchia imposta e per i poveretti che sono proprietari di una "seconda casa" (magari solo un piccolo appartamento da lasciare ai figli) c'è stato un aumento folle: a Roma per 70 metri quadrati in una zona comunque fuori dal centro e in un palazzone di otto piani con quattro scale si pagano duemila euro (!). 
Insomma, sarebbe meglio che certe promesse non si facessero più. Che senso ha il rinvio della rata dell'Imu quando sappiamo già che a settembre ce la ritroveremo tutta? Che senso ha insistere sul congelamento dell'aumento dell'Iva, quando si sa benissimo che non c'è alcuna copertura? Mentre il povero Letta debutta al G8 da buona ultima ruota del carro (sulle principali questioni sul tappeto internazionale ovviamente non contiamo nulla), Berlusconi in Italia è in pieno delirio e lo invita a sforare i patti europei, "tanto non ci cacciano" (no, ma ci fanno un culo così). Poi la battuta migliore: "Il lavoro lo possono creare solo gli imprenditori, dobbiamo sostenere questi capitani coraggiosi che oggi dobbiamo chiamare eroi". Chissà, forse pensava alla famiglia Riva a Taranto o ai tanti Marchionne sparsi per il paese, che i posti di lavoro li hanno massacrati.
Balle spaziali? Non importa. E' solo un'esca per gonzi. Che in Italia, si sa, sono sempre tanti. 

martedì 28 maggio 2013

Amministrative: Letta esulta ma le larghe intese vengono bocciate senza appello

Era tradizione delle consultazioni della Prima Repubblica commentarle con soddisfazione anche se non ce'ra niente da essere soddisfatti. Merito del proporzionale puro, che teneva in vita formazioni politiche con percentuali da prefisso telefonico, con i loro rappresentanti che andavano in tv a cantare vittoria perché magari avevano conquistato uno 0,1% in più, e quelli del Pentapartito che si scambiavano allegramente qualche punto e restavano al governo tutti insieme. L'arrivo del maggioritario e delle elezioni dirette del sindaco, dei presidenti di provincia e dei governatori regionali ha reso il trucco un po' più difficile, ma siccome siamo in tempo di revival, il prestanome democristiano del governo delle "larghe intese", Enrico Letta, ha esultato di fronte ai risultati delle amministrative sostenendo, con una faccia di bronzo che evidentemente è nel dna della famiglia, che il voto ha promosso il governo.

lunedì 20 maggio 2013

Il Pd e la sua schizofrenia politica: non se la sentono di farlo con Berlusconi e rendono ineleggibile Grillo

"Destra e sinistra sono uguali". Di solito se sentite pronunciare una frase del genere vuol dire che il vostro interlocutore è di destra e un pochino se ne vergogna pure. Ma è da molto ormai che quello che un tempo sarebbe stato tacciato, giustamente di qualunquismo, ha trovato degnissima legittimazione.
Cosa pensare infatti di un partito che sotto gli occhi dei suoi attoniti milioni di persone si sta lentamente trasformando in una formazione di centro, neanche troppo progressista?
Attualmente le macerie del partito voluto da Veltroni hanno prodotto Enrico Letta, un Presidente del Consiglio orgogliosamente democristiano e addirittura un po' filoandreottiano, un segretario reggente ex socialista dei tempi di Craxi, Guglielmo Epifani, che non scende in piazza con la Fiom perché lui vuole "rappresentare tutti" (tutti chi?), i futuri candidati alla segreteria che includono un altro democristiano doc come Matteo Renzi e il "banchiere" Sergio Chiamparino, uomo di riferimento della Fiat. 
Scelte imbarazzanti.

lunedì 13 maggio 2013

Altro che web, l'eversione è al governo

La scorsa settimana il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso parole di condanna nei confronti dell'antipolitica definendola potenzialmente eversiva e come al solito quasi tutti i commentatori italiani si sono esibiti nel miglior repertorio di piaggeria, definendola una lezione di politica. "La violenza va combattuta, fermata, scongiurata prima che si trasformi in eversione. In questo momento non possiamo essere tranquilli davanti a esternazioni anche solo sul piano verbale o sul piano della propaganda politica", ha detto il Presidente, allarmato probabilmente dal fatto che nessun politico riesce ormai a mettere la testa fuori di casa o ad andare al ristorante senza che una folla di persone non cominci a insultarlo. 
Il principale garante dello status quo, l'ex comunista che piace tanto al centrodestra, forse fa finta di non vedere che la vera eversione in Italia sta al governo, il governo che lui ha contribuito a formare, il governo che ha apertamente e smaccatamente sponsorizzato fin dal giorno dopo le elezioni.