Il vero capolavoro del renzismo è quello di continuare a tenere il puttaniere supremo al centro della scena politica. Non bastano i soccorsi rossi di quel che resta della banda Vendola, ne' le spericolate acrobazie dei suoi Ministri, oggi di destra, domani di centro, dopodomani chissà. Gli affari sporchi, quelli li deve fare per forza con Silvio. Come mettere mano alla Costituzione, con una riforma che abolisce il Senato e lo fa rientrare dalla finestra, come abolire l'articolo 18 e fare lentamente a pezzi ogni possibile garanzia sindacale, misure che non garantiranno neanche mezzo punto di pil in più, ma serviranno in compenso ad accrescere i profitti dei manager, degli industriali, dei padroni del vapore, quelli che quando vengono licenziati per scarso rendimento se ne vanno con buonuscite da 25 milioni di euro.
Tutto quello che sta facendo questo governo è propedeutico a una trasformazione definitiva della nostra società, che certo già non era un modello di organizzazione ed equità, per renderla finalmente più malleabile e serva agli interessi del più forte.
E se le cose vanno male, come impietosamente certifica ogni mese l'Istat, si manda in televisione qualche pagliaccio a prendersela con Angela Merkel e i tedeschi o con l'Unione Europea e l'euro (basta dare un'occhiata a Facebook e Twitter per rendersi conto di come abbocca la gente). Come se il nostro problema non fosse una classe dirigente, economica e politica, corrotta e corruttrice fino al midollo, al punto che un manager accusato di spargere allegramente mazzette in giro per il mondo (con qualche ricaduta anche nelle sue tasche) viene indicato come esempio della politica industriale italiana e il dialogo per le riforme viene fatto con un pregiudicato che sta scontando la sua pena.
Mentre i rispettivi partiti della strana coppia Matteo&Silvio si sfaldano, forse confusi da questo limonamento continuo fra il Cavaliere e il suo figlioccio putativo, forse molto preoccupati della loro stessa sopravvivenza (a che serviranno infatti questi apparati obsoleti e malconci quando finalmente trionferà il partito unico?), le due macchiette proseguono nella loro corrispondenza di amorosi sensi.
Poi dice che in Europa ci guardano strano.
Visualizzazione post con etichetta berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta berlusconi. Mostra tutti i post
venerdì 19 settembre 2014
venerdì 18 luglio 2014
L'assoluzione di Silvio e il ritorno dei lecca-lecca
Difficile stabilire dove stiano le ragioni in un processo dove l'imputato viene condannato a sette anni in primo grado e assolto in appello. Forse è solo l'emblema di una giustizia italiana sempre più classista, dove il giudizio morale prevale solo se non si è parte del cerchio magico dominante. Fermo restando che se fosse capitato a uno di voi di portarsi a letto una minorenne, pagarla e poi cercare di coprire il tutto telefonando a questura e tribunale dei minori, vi avrebbero fatto un mazzo tanto, può anche darsi che il povero Silvio sia vittima di una persecuzione giudiziaria se consideriamo di vivere in un Paese che non ha alcuna propensione al rispetto delle regole, qualunque esse siano.
Non credo che con questa assoluzione, Berlusconi possa rimontare in sella come se non fosse successo nulla. Ma di sicuro potrà far pesare il suo ruolo moltissimo sulla bilancia dei futuri equilibri politici, che radicheranno le proprie fondamenta nel pensiero unico, spartendosi tutte le torte, come si è sempre fatto e come sempre si farà.
Nel panorama desolante delle prospettive che ci si parano davanti, come al solito il ritorno del re dei guitti ci regala anche momenti di divertimento assoluti. In attesa di conoscere le sue nuove esternazioni sui magistrati, la fica, il Milan e i comunisti, oggi si ride forte con i commenti degli ex leccapiedi di Silvio, che avevano provato a smarcarsi e che oggi cercano disperatamente di risalire a bordo. E quindi giù un diluvio di dichiarazioni della gente peggiore che ci tocca sopportare per colpa della scarsa capacita' del Caimano di circondarsi di esseri pensanti. Pensate all'ex radicale bigottone Quagliariello, all'ex radicale parecchio tonto di Capezzone, all'ex socialista Sacconi o all'ex riporto d'oro di Schifani. Pensate al povero Angelino Alfano e a Matteo Renzi, che d'ora in avanti dovrà fare di nuovo i conti con un Berlusconi rafforzato e più matto che mai.
Finiremo in rovina, ma sai le risate.
Non credo che con questa assoluzione, Berlusconi possa rimontare in sella come se non fosse successo nulla. Ma di sicuro potrà far pesare il suo ruolo moltissimo sulla bilancia dei futuri equilibri politici, che radicheranno le proprie fondamenta nel pensiero unico, spartendosi tutte le torte, come si è sempre fatto e come sempre si farà.
Nel panorama desolante delle prospettive che ci si parano davanti, come al solito il ritorno del re dei guitti ci regala anche momenti di divertimento assoluti. In attesa di conoscere le sue nuove esternazioni sui magistrati, la fica, il Milan e i comunisti, oggi si ride forte con i commenti degli ex leccapiedi di Silvio, che avevano provato a smarcarsi e che oggi cercano disperatamente di risalire a bordo. E quindi giù un diluvio di dichiarazioni della gente peggiore che ci tocca sopportare per colpa della scarsa capacita' del Caimano di circondarsi di esseri pensanti. Pensate all'ex radicale bigottone Quagliariello, all'ex radicale parecchio tonto di Capezzone, all'ex socialista Sacconi o all'ex riporto d'oro di Schifani. Pensate al povero Angelino Alfano e a Matteo Renzi, che d'ora in avanti dovrà fare di nuovo i conti con un Berlusconi rafforzato e più matto che mai.
Finiremo in rovina, ma sai le risate.
Etichette:
assolto,
berlusconi,
caso ruby
lunedì 17 febbraio 2014
Lunga vita a Renzi: durerà finché farà comodo a Silvio
Una riforma al mese, energia e passione, fisco, lavoro e, naturalmente, riforma della legge elettorale. Sono gli slogan del neo presidente del Consiglio, Matteo "Fonzie" Renzi, e - i più smaliziati di voi ne converranno - assomigliano esattamente alla stesse cazzate pronunciate prima di lui da tutti gli altri. Il più abile venditore di fumo della politica italiana (non perché gli altri siano migliori di lui, semplicemente non hanno la stessa classe quando bluffano o molto più prosaicamente mentono) si appresta a fare le sue consultazioni in vista della presentazione del nuovo governo. Il turbo lo ha già dovuto spegnere e prendersi qualche giorno in più, perchè gli amici della compagnia che dovrebbe sostenerlo (statisti illuminati del calibro di Roberto Formigoni e Angelino Alfano) stanno giustamente alzando il prezzo.
Malgrado il nuovo che avanza, i riti sono quelli stantii di sempre: parte il suq arabo stile venditore di tappeti, dove vengono soppesati i Ministeri a seconda della loro importanza e il sindaco di Firenze ha già capito che di testa sua potrà fare ben poco. Il suo sfoggio di "energia", infatti, non sembra aver fatto i conti con la maggioranza che sosterrebbe questo suo azzardo, la stessa che c'era prima, con un centrodestra solo apparentemente spaccato, pronto a tornare sotto l'ombrello di Forza Italia casomai si andasse rapidamente alle elezioni.
Renzi, è chiaro, durerà fino a che fa comodo a Silvio Berlusconi. A dimostrarlo sono le dichiarazioni d'amore nei confronti del leader del Pd, pronunciate da alcuni dei berluscones più accaniti, come Ferrara, Capezzone, Minzolini e la Gelmini. Senza contare la corrispondenza di amorosi sensi che c'è tra Fonzie e Denis Verdini, un simpaticone dalla carriera illuminante.
Che può fare di utile Renzi per il pregiudicato di Arcore? Due cose soprattutto: la riforma del mercato del lavoro come piace alla Confindustria (magari facendo entrare al governo Pietro Ichino) e quella della giustizia come piace a Silvio, con la separazione delle carriere dei magistrati e qualche altro artificio in grado di far evitare il carcere ai colletti bianchi.
Poi verrà licenziato come una cameriera a ore. Senza manco il preavviso, come hanno fatto con Letta.
Etichette:
berlusconi,
governo,
renzi,
riforme
venerdì 14 febbraio 2014
Arriva il terzo governo del nulla nell'Italia della democrazia presunta
Quello di Matteo Renzi sarà il terzo governo di fila ad andare al potere senza alcuna legittimazione politica o popolare. I sostenitori del Fonzie toscano continuano a ripetere come un mantra che la legittimazione del loro candidato viene dalle primarie del Pd e danno cifre a casaccio per sottolineare come a favore del campione della "Ruota della fortuna" si siano espressi "più di tre milioni" di persone, come andava ancora ripetendo ieri sera a Servizio Pubblico una delle quarantenni emergenti del partito.
In realtà, come si legge dalle cifre fornite da loro stessi, a votare alle primarie sono andati poco più di 2,8 milioni di persone (molte meno che in passato) e il neo golpista ha avuto 1 milione e ottocentomila preferenze. Tante, sicuro, ma sostenere che queste siano cifre che legittimano la salita al potere di uno che finora ha gestito, anche male, una città grande come un paio di quartieri di Roma, non solo è offensivo nei confronti di qualsiasi regola democratica, ma è anche uno schiaffo in faccia al comune cittadino, quello il cui voto non conta ormai più da tempo.
L'assurdo è che potremmo finire per ricordare Silvio Berlusconi come l'ultimo leader democratico del paese. Dopo, sotto la regia dell'ormai rottamabile Presidente della Repubblica, si sono avvicendati un robot costruito dai banchieri, il nipote di un uomo potente che ha sponsorizzato il suo nome (per il quale, sia chiaro, non si sarà alcun rimpianto) e ora la versione stile Maria De Filippi dell'ex premier britannico Tony Blair, l'uomo che ha fatto a pezzi il partito laburista inglese, è stato costretto alle dimissioni anticipate dalle innumerevoli bugie pronunciate sulle guerre fatte insieme agli americani e adesso non può presentarsi in pubblico in tutto il Regno Unito senza essere vittima di pesanti contestazioni.
Renzi ci tiene molto a essere paragonato a lui. E' probabile che farà la stessa fine.
mercoledì 22 gennaio 2014
Silvio, Matteo e i "milioni di milioni" di elettori
Procede un po' lentamente, ma con sicurezza, la realizzazione della perfetta simbiosi fra l'imbonitore di destra e quello di sinistra. Da una parte c'è l'anziano truffatore, pluripregiudicato e condannato, maestro nel gioco delle tre carte (anche perché è lui il proprietario del mazzo), vent'anni dopo la discesa in campo alla ricerca di una nuova via d'uscita dalle sue infinite grane giudiziarie (cose che capitano ai delinquenti abituali). Dall'altra il giovane boy-scout dell'Azione Cattolica, brufoloso e secchione, che quando si mette il giacchetto per fare il fico come i suoi compagni più scaltri, fa comunque la figura del fesso.
Il primo appoggia e poi molla una coalizione ogni tanto, giocando a fare un po' il "padre della patria" e un po' il fiero oppositore del "governo ladro", a seconda della vicinanza o meno alle varie campagne elettorali. Il secondo, per prendere in mano il PD (lo so, è una brutta immagine) ha interpretato prima la parte di quello che voleva attirare i voti del centrodestra, poi si è messo la maglietta del Che quando i suoi avversari all'interno del partito hanno fatto l'alleanza con Papi-Silvio e adesso studia insieme a Berlusconi una legge elettorale che tagli le ali a qualsiasi partito che possa disturbarli (di destra e di sinistra) conservando il controllo dei capi sulle liste bloccate.
Etichette:
berlusconi,
legittimazione,
primarie,
renzi
lunedì 20 gennaio 2014
Lo hanno resuscitato un'altra volta
A questo punto si può parlare di psicosi vera e propria. Dopo rovinosi ribaltoni, governi di tecnici e di inciuci, di nipoti e di Ministri beccati sempre con le mani nella marmellata, di segretari che promettevano rottamazioni definitive e ricambi generazionali, quello che resta della sinistra italiana è riuscito ancora nell'impresa: resuscitare per l'ennesima volta Silvio Berlusconi. Il fin troppo sicuro di sè Matteo Renzi è sceso sul sentiero che prima di lui ha portato alla disfatta di governi di centrosinistra e di leader, gli stessi che lui voleva mandare in pensione e che poi è costretto a tirarsi dietro a vita (pensate solo all'appoggio di Fassino, o di Chiamparino che vuole fare il governatore del Piemonte o dell'obolo da dover versare ai dalemiani per quei quattro voti presi da Cuperlo). L'idea di fare le riforme insieme a Berlusconi si è dimostrata in passato il terreno sul quale sono caduti personaggi ben più scaltri dell'amico Fonzie e non è tanto un problema di scelta di metodo (vogliono farlo alla "spagnola", ma in Spagna ci sono le liste bloccate e la Corte Costituzionale italiana le ha dichiarate illegittime), quanto di scelta di persona.
Non si può parlare di cambiamento e poi farsi convincere dal vecchio amico di Silvio che siede ancora al Quirinale che è necessario consentire un altro giro di giostra a un pregiudicato, condannato e in attesa di un provvedimento restrittivo (a più di cinque mesi dalla condanna definitiva) e sotto processo per reati gravissimi in una lunga serie di casi giudiziari e dirsi "in piena sintonia" con un simile bandito. Il tutto per prolungare di un anno la vita di un governo immobile, nel quale si nascondono una lunga lista di ministri impresentabili (giovani, anziani, donne o uomini, non fa molta differenza).
Con un ottimismo davvero umoristico, Repubblica annuncia la grande riforma elettorale con il doppio turno che garantirebbe una maggioranza solida al vincitore del ballottaggio. Si parla di "colpo di scena che chiude il cerchio" e di "Pd ricompattato". Fino alla prossima capriola di Silvio.
Etichette:
berlusconi,
legge elettorale,
renzi
martedì 31 dicembre 2013
Napolitano, Grillo e Berlusconi: oggi fatevi un favore e spegnete la tv
Che sia il novantenne Giorgio Napolitano, l'ex comico Beppe Grillo o il pregiudicato Silvio Berlusconi, oggi fatevi un favore e spegnete la tv. Questa gente non ha proprio più niente da dire e non c'è neanche gusto a prenderla per il culo come si faceva un tempo, magari con quel buontempone di Francesco Cossiga, che in tre minuti e mezzo disse che era meglio "tacere". La realtà è che questi tre figuranti (manca qualche bella statuina del Pd, ma sarebbe davvero troppo un discorso di fine anno che so, di Letta o Renzi) sono e sanno di essere i principali responsabili di questo ignobile casino che regna nel paese. Napolitano ha fatto a pezzi Parlamento e partiti per cercare di tenere a galla il vecchio amico craxiano Silvio, il pregiudicato più noto d'Italia non si rassegna a farsi da parte, mentre Grillo ha sulla coscienza l'incapacità di ottenere dei risultati concreti dalla sua personale vittoria alle elezioni (non prenderà mai più tutti quei voti e non avrà più un'occasione come quella di votare per Romano Prodi al Quirinale e spazzare via un bel pezzo degli impresentabili che siedono in Parlamento).
Che siano proprio loro a farci la predica, è paradossale, grottesco, squallido e triste.
Buon anno nuovo, comunque.
Etichette:
berlusconi,
discorso fine anno,
grillo,
letta,
napolitano
lunedì 23 dicembre 2013
Letta si congratula con se stesso, Renzi resta a Firenze. Larghe intese forever
La conferenza stampa di fine anno con il Presidente del Consiglio di turno è una di quelle manifestazioni tipiche del servilismo della stampa italiana nei confronti del potere. Organizzata dall'Ordine dei giornalisti, la kermesse prevede un monologo del capo del governo, che di soliti tracina oltre ogni buon senso, pieno di retorica sui risultati ottenuti da parte di chi di risultati veri non ne ottiene più da decenni, e poi le domande dei giornalisti, preoccupati più dalla diretta televisiva e terrorizzati dall'ipotesi di finire nella lista delle persone poco gradite a Palazzo Chigi. Un turbillon di fesserie che quest'anno, con il grigio Enrico Letta, ha raggiunto uno dei suoi apici.
Etichette:
berlusconi,
conferenza stampa fine anno,
letta,
napolitano,
renzi
venerdì 6 dicembre 2013
Mandela, la grande parata degli attestati di stima falsi e bugiardi
E' vergognosa la lunga sequenza di frasi fatte buttate lì per celebrare Nelson Mandela, soprattutto da parte di chi - come il nostro governo, da sempre - vive nella costante accettazione di tutti gli orrori imposti dagli Stati Uniti al resto del mondo. Perfino un delinquente abituale come Berlusconi ha approfittato dell'occasione per invitare alla "riconciliazione" mandeliana, soprattutto per non finire come lui dietro le sbarre.
Orde di cattolici, democristiani, filoamericani e seguaci deli liberismo dicono la loro oggi su un personaggio che fino a pochi anni fa era considerato dall'Occidente un "terrorista negro, e pure comunista". La retorica raggiunge i livelli altissimi tipici di queste occasioni dove il lutto è globale e se non si dice qualche cosa, qualunque cosa, pare brutto. Agenzie come al solito inondate di dichiarazioni di peones di tutti i partiti che testimoniano il loro falsissimo dolore per la scomparsa di una delle figure più grandi del novecento.
Tutti fanno finta di dimenticare quella che era la posizione ufficiale dei paesi occidentali, guidati dal solito zio Sam, che hanno considerato Madiba fino al giorno della sua liberazione un pericoloso comunista, sostenendo finanziariamente l'apartheid dei bianchi in Sudafrica, per motivi economici, ma soprattutto geopolitici.
Etichette:
apartheid,
berlusconi,
lista terroristi,
madiba,
mandela,
reagan,
thatcher
mercoledì 4 dicembre 2013
Colpo di scena: Silvio salva la Costituzione
Ogni tanto, infedeli che non siete altro, nella politica italiana qualche colpo di scena c'è. L'extraparlamentare pregiudicato in attesa di provvedimeno restrittivo Silvio Berlusconi si è immolato salvando la Costituzione italiana dalla volontà riformatrice (meglio distruttrice) di Napolitano e dei suoi saggi, più abili nel truccare i concorsi che nell'avanzare proposte vagamente degna di questo nome. Con l'uscita di Forza Italia dalla coalizione orgiastica dell'attuale governo, la modifica dell'articolo 138 che avrebbe poi reso più facile qualsiasi stravolgimento della carta costituzionale non ha più la maggioranza che la sostiene.
Poi dice che Silvio non è uno statista.
Etichette:
berlusconi,
costituzione,
napolitano,
riforma articolo 139,
saggi
venerdì 29 novembre 2013
Berlusconi, la magistratura politicizzata è quella che ancora non lo arresta
Di una cosa bisogna dare atto al decaduto Silvio B.: in Italia la magistratura è davvero politicizzata. Non si potrebbe altrimenti spiegare il fatto che, dopo quattro mesi da una condanna definitiva al carcere, nessun magistrato abbia ancora spiccato un mandato di cattura. Sappiamo benissimo tutti che una cosa del genere non sarebbe possibile in nessun altro paese del mondo e per (quasi) nessun altro cittadino italiano. Da noi i magistrati rispondono spesso a logiche politiche, le solite, quelle della repressione nei confronti di chi non ha voce e della pretesa di non dover rispettare le leggi di pochi e inguardabili mandarini.
Che cosa aspettano le Procure? Il decaduto non può non finire in galera, malgrado i suoi quasi ottant'anni, visto che ormai sta inanellando un processo dopo l'altro e una sentenza dopo l'altra, che annulleranno anche i benefici della legge da lui stesso approvata per salvare l'amico Cesare Previti, che almeno un paio di giorni a Rebibbia se li è fatti ed è poi rimasto a lungo ai domiciliari.
Sia chiaro che io non ho alcuna particolare fede in quella che un tempo, con un termine che ammetto io stesso è ormai un po' obsoleto, sarebbe stata definita "legge borghese". Ma come si fanno a giustificare le botte, gli arresti sommari, i morti ammazzati perché pescati a farsi una canna, le leggi sulla recidiva approvate dagli stessi politici truffatori che conosciamo benissimo e che hanno inchiodato a lunghissimi periodi di carcere una marea di piccolissimi delinquenti, se poi alla prima occasione in cui a essere condannato è l'uomo più potente d'Italia fanno tutti pippa, dai giudici agli sbirri?
La chiamano ragion di Stato. E' la colossale balla con la quale in questo paese si sono giustificate le cose più orrende. E che Silvio sia ancora a piede libero è la dimostrazione lampante che la giustizia non è mai stata uguale per tutti.
Etichette:
berlusconi,
condanna,
magistratura politicizzata
giovedì 28 novembre 2013
Berlusconi, papa Francesco gli telefoni. Gli amici si vedono nel momento del bisogno
Alla faccia del corto circuito mediatico, nel caravanserraglio che ha fatto da contorno alla decadenza di Silvio Berlusconi si tenta l'ultima carta: l'appello a papa Bergoglio, che hai visto mai magari una telefonata a Palazzo Grazioli ci scappa. La patetica figura della fidanzata del boss, intervistata nientepopodimeno che dal Corriere della Sera, che l'ha resa protagonista della politica insieme a quello sgorbio del cane Dudù, la spara grossissima: "Lancio un appello a papa Francesco. Un appello affinché mi riceva e
ascolti la storia di Berlusconi. La grazia? Avevo pensato di scriverla
io, la lettera. Anche i figli erano d’accordo. Avevo pensato di andare
al Quirinale da Napolitano. Poi ho capito che avrei trovato le porte
chiuse", dice l'ex succhiatrice di calippo Francesca Pascale affranta dal destino cinico e baro. Mannaggia alla legge Severino e a chi l'ha pensata. "Il primo sbaglio, ancora prima della sinistra, l’ha fatto il Pdl. Maledetto il giorno in cui l’hanno approvata, quella norma".
Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che un giorno anche il padrone d'Italia avrebbe dovuto rispettare una legge. Roba da non credere.
Però il Papa faccia davvero qualcosa. Nessuno è stato fedele al Vaticano come Silvio e i suoi sodali, anche quelli a fasi alterne. Degli amici e benefattori bisogna ricordarsi, anche e soprattutto nel momento del bisogno.
Etichette:
berlusconi,
francesca pascale,
legge severino,
papa francesco
mercoledì 27 novembre 2013
In un paese normale ora a Palazzo Grazioli arriverebbero i carabinieri
E' finita come si sapeva che sarebbe finita. La decadenza del Caimano, impallinato da una lunga sequela di problemi giudiziari, come capita spesso a chi fa della violazione della legge una ragione di vita, è l'ultimo atto di una lunga commedia, tipicamente italiana o il primo atto di un loop infinito? Secondo i sondaggi, qui da noi una persona su cinque lo voterebbe ancora e non si capisce che cosa dovrebbe mai succedere per convincere questo esercito di fedelissimi a scaricarlo definitivamente, dopo vent'anni di nulla che non fossero i cazzi suoi.
Del resto, in un paese normale ora a Palazzo Grazioli arriverebbero i carabinieri. Invece si sono aperti i dibattiti sull'opportunità o meno di eliminarlo per via giudiziaria, come se il consenso elettorale potesse giustificare un crimine.
Etichette:
apalazzo grazioli,
berlusconi,
decadenza
lunedì 25 novembre 2013
Il Quirinale e Berlusconi alle comiche finali
E' tempo di comiche finali per l'uomo che ha tenuto in ostaggio l'Italia per vent'anni e colui che lo ha mantenuto in piedi negli ultimi due. In preda al delirio tipico del terrore, Silvio Berlusconi ha tenuto oggi una specie di conferenza stampa nel quale ha tentato qualsiasi numero, dalla rivelazione di carte che secondo lui giustificherebbero la ripertura del processo per i diritti Mediaset, alla richiesta di reintroduzione dell'immunità parlamentare (che se ne fa se decade?), fino all'appello ai parlamentari di Pd e Movimento 5 Stelle affinché si mettano una mano sulla coscienza, altrimenti "se ne pentiranno" coi propri figli.
L'omino deve essere ormai paralizzato dal terrore e chissà se l'amico dittatore Vladimir Putin, oggi ricevuto con tutti gli onori in Vaticano e stasera previsto a cena chez Silvio (chissà se si tratta di una delle sue famose cene eleganti), gli regalerà il passaporto che gli servirebbe per fuggire all'estero come il suo amico Bettino Craxi.
Etichette:
berlusconi,
immunità parlamentare,
letta,
napolitano,
pd,
putin
mercoledì 20 novembre 2013
Cancellieri, salvata dalla sfiducia a costo di figuracce ai limiti dell'epico
Nella nostra bellissima repubblica delle banane, la politica continua a dare il peggio di sè. C'è un Presidente quasi novantenne che non intende recedere dalla sua posizione e per mantenere in piedi il governo che lui ha tanto voluto (del resto, a quell'età si è come i bambini, difficilmente si ammette di avere torto) è disposto a difendere chiunque, anche una Ministra della Giustizia amica intima di una banda di delinquenti ai quali promette favori. C'è un Presidente del Consiglio che di testa sua non fa praticamente nulla, essendo alleato e ostaggio di tutti, ci sono un gruppo di aspiranti segretari del Pd che ogni tanto provano a distinguersi, ma poi obbediscono e tornano nei ranghi, perché senza il Partito sarebbero niente (e non avrebbero soldi da spendere). In attesa della mattanza di nuove tasse che presto ci colpiranno senza pietà, abbiamo assistito anche oggi all'ennesima buffonata: la Cancellieri che si salva dalla sfiducia, mentre esce fuori l'ennesima sporcizia nascosta sotto il tappeto, con l'amico Ligresti, pluripregiudicato e condannato, che la raccomanda con Berlusconi. E si va avanti così, tra figuracce indimenticabili, come quella di Letta che prima va in Sardegna a piangere i morti dell'alluvione e poi riscappa a Roma per salvare Nonna Pina (Dagospia è sempre grande in quanto a nomignoli). E lei, come se nulla fosse, va in aula alla Camera quasi rivendicando la sua amicizia con delle persone che stanno ancora agli arresti domiciliari, in galera o sono latitanti per aver distrutto delle aziende, truffando lo stato e migliaia di lavoratori e risparmiatori.
L'arroganza di questa gente è ormai tracimata peggio dei torrenti sardi, travolge tutto e non ha rispetto per nessuno.
Etichette:
berlusconi,
cancellieri,
letta,
ligresti,
napolitano,
sfiducia
martedì 12 novembre 2013
Nassiriya, dieci anni dopo il fallimento e la retorica di una finta missione di pace
Oggi si rischia l'indigestione di retorica a buon prezzo, visto che letteralmente porci e cani si sono affannati a commentare il decimo anniversario della strage di Nassiriya, dove persero la vita 19 carabinieri italiani uccisi da un attentatore kamikaze. Si parla di "eroi", di ringraziamento della nazione, di "inaccettabile e vile barbarie", come ha fatto il presidente Napolitano, di "caduti per la pace", come ha fatto l'Ordinario militare (una delle categoria di preti pagati dallo Stato) durante la commemorazione.
Al di là del rispetto che si può concedere ai morti, la politica come al solito non conosce il senso del ridicolo, ammantando di bugie ogni fatto della nostra storia recente. La guerra in Iraq è stato un illegittimo atto di aggressione nei confronti di un paese sovrano, accusato falsamente di avere armi di distruzione di massa e di proteggere i terroristi islamici (quando Saddam Hussein era il peggior nemico degli integralisti di tutta la regione). L'Italia vi ha partecipato grazie alla vergognosa deferenza che il nostro presidente del Consiglio Berlusconi aveva nei confronti di George W. Bush, che lo invitava alle grigliate nel suo ranch in Texas e all'interpretazione estensiva dei reali compiti affidati alla Nato. Altri paesi più seri, come la Francia e la Germania, hanno evitato di farsi coinvolgere in una missione che non aveva affatto l'ombrello dell'Onu. Noi, invece, abbiamo mandato un po' di gente a morire, un po' di gente - sia chiaro - che era lì come volontaria attratta da più lauti guadagni e solo per poi spartirci i soldi della ricostruzione. I bravi ragazzi di Nassiriya erano una forza occupante, altro che balle.
Oggi, in Iraq non ci sono truppe internazionali e non c'è più niente. Un paese costantemente sotto guerra civile, preda di politici corrotti spalleggiati dai poteri occidentali e di scontri sanguinosi fra etnie. E noi abbiamo contribuito a questo schifo.
Etichette:
berlusconi,
bush,
iraq,
missioni di pace,
nassiriya
mercoledì 6 novembre 2013
I figli di Silvio come gli ebrei nel ghetto: peggio Berlusconi o chi fa da megafono alla sparata?
Scandalizza più Berlusconi, che paragona i suoi figli agli ebrei perseguitati dai nazisti, o un giornalista come Bruno Vespa che ogni anno - pagato da Berlusconi - pubblica un libro del quale vengono anticipate a puntate tutte le idiozie di cui è composto? Il quesito è arduo.
Il leader decadente di Forza Italia è un vecchio bollito, che ha perso quasi completamente il già poco spiccato senso del ridicolo e così, parlando dei suoi rampolli, tutti già ultramiliardari e annoiati dai costosi giocattoli procurati loro dal padre e peraltro incapaci di grandi risultati (basta vedere il lento declino di Mediaset, Mondadori e Milan), spara una cazzata epocale, di quelle di cui solo lui è capace affermando che la sua famiglia è come quella degli ebrei sotto il regime di Hitler.
A Vespa non pare vero e invece di chiamare l'ambulanza riporta fedele l'assurdità del suo editore, anticipandola alla stampa e sapendo per certo che solleverà un casino. Peccato che la frase su ebrei e nazisti abbia offuscato le altre dichiarazioni del povero Silvio, che erano stupide allo stesso modo, ma almeno facevano ridere, come quando ha detto che: "In Italia sono diventato quello che
sono. Ho fatto qui l'imprenditore, l'uomo di sport, il leader politico.
Questo è il mio paese, il paese che amo, il paese in cui ho tutto: la
mia famiglia, i miei amici, le aziende, la mia casa, e dove ho avuto
successo come studente, come imprenditore, come uomo di sport e come
uomo di Stato. Non prendo neppure in considerazione la possibilità di
lasciare l'Italia".
Per adesso è difficile che lasci il paese, visto che gli hanno ritirato il passaporto. Ma comunque speriamo che resti davvero, almeno per un po', ai domiciliari.
Etichette:
berlusconi,
ebrei,
hitler,
mondadori,
vespa
giovedì 31 ottobre 2013
Un paese senza lavoro e senza governo, ma ci resta il Bunga Bunga
Un paese senza lavoro e senza governo. Perlomeno senza un governo credibile. Chi infatti si fiderebbe ancora di un'ammucchiata così indegna da risultare addirittura ridicola? Nessuno, a meno che non sia in mala fede. E in mala fede sono tutti coloro che continuano a sostenere l'esecutivo del Letta minore. Mentre tutta Italia dipende ancora dalle bizze di un anziano puttaniere ("Finchè c'è Silvio c'è Bunga Bunga", ha dichiarato ieri una delle ragazze pagate a peso d'oro da Berlusconi, rassicurando un po' tutti) e le telecamere vengono puntate sul suo nuovo ometto di fiducia Raffaele Fitto (un campioncino che in linea con l'attitudine del partito si è già beccato una condanna a quattro anni in primo grado ed è sfuggito in passato agli arresti solo grazie al fatto che i suoi amici di tutti i partiti hanno respinto alla Camera la richiesta dei magistrati), l'Istat certifica per l'ennesima volta il dramma in cui stiamo vivendo.
Il tasso di disoccupazione a settembre ha segnato un nuovo record raggiungendo il 12,5%
in rialzo di 0,1 punti percentuali su agosto e di 1,6 punti su base
annua. E' il valore più alto dal 1977 (!) ed è aggravato dal dato sui giovani fra i 15 e i 24 anni), dove la disoccupazione è arrivata al 40,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali su agosto e di
4,4 su base annua.
Economisti e osservatori prezzolati dal grande capitale fanno spallucce e sostengono con la consueta faccia di bronzo che i segnali di ripresa economica (che si baserebbero sulla "fiducia" delle imprese, pensate un po')
hanno bisogno di più tempo per trasferirsi sul mercato del lavoro.
Ma è una grassa bugia. Perché il sistema è stato esattamente concepito per raggiungere i risultati opposti: la massimalizzazione dei profitti a danno dei posti di lavoro. Questo è il paese delle grandi intese, pochi furbetti alla guida del treno e vagoni e vagoni di poveri illusi e ignoranti, travolti da promesse elettorali e attirati come mosche sulla merda da nani, ballerine, presidenti e banchieri ottuagenari.
Etichette:
berlusconi,
bunga bunga,
disoccupazione record,
fitto,
lavoro
lunedì 21 ottobre 2013
Il (dis)ordine dei giornalisti: quando l'invidia è una brutta bestia
Giornali, settimanali, mensili e pubblicazioni varie in Italia vivono di gossip da sempre. Non c'è sito web, foglio di carta, quotidiano o giornaletto di quartiere che non punti su qualche tetta e gamba scosciata, per non parlare delle pubblicità (che l'editoria la tengono in piedi) che accostano bellezze pacchiane e possibilmente seminude a qualsiasi tipo di prodotto, dal collante al silicone al whisky, passando per auto, pasticche per il mal di testa e assorbenti, o delle riviste femminili che sembrano fatte molto di più per gli uomini.
E' da questo pulpito che nei giorni scorsi è partita la raffica moralista contro Michele Santoro, colpevole di aver portato in trasmissione una attricetta bulgara, Dragomira Bonev, che ha parlato, per l'ennesima volta, del mondo marcio che circonda l'uomo più potente e ricco d'Italia. Siccome il programma non ha rivali in termini di audience, gli altri giornalisti, molti dei quali quando hanno provato a fare tv con delle trasmissioni da loro condotte hanno registrato fallimenti da chiusura dopo la prima puntata, muoiono di invidia.
Perfino in redazioni di testate di serie C, come quella per cui lavoro io, sono comparsi gli "snob", quelli che "basta con il gossip", quelli che "Santoro ha esagerato", gente che di solito non mette in fila tre parole, nè parlate, nè scritte e che è abituata geneticamente a fare la buca delle lettere.
Etichette:
berlusconi,
bonev,
giuliano ferrara,
ordine giornalisti,
santoro,
servizio pubblico,
travaglio
lunedì 14 ottobre 2013
Renzi e Quagliariello chiudono la commedia, l'amnistia serve solo a Berlusconi
Quanto possano essere bugiardi coloro che ricoprono le più alte cariche dello Stato è ormai sotto gli occhi di tutti. L'ignobile farsa dell'amnistia, portata avanti da gente che non muoverebbe mai un dito a difesa dei più deboli e di coloro che delinquono anche perché vivono ai margini della società e che anzi ha messo la propria faccia e la propria firma sotto alcune delle leggi più repressive degli ultimi decenni, è finalmente giunta al termine. Dopo il messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica, si erano tutti preoccupati di giurare e spergiurare che il provvedimento non avrebbe riguardato Berlusconi. Tutti, ma proprio tutti, compresa la ministra Cancellieri, che non si capisce se c'è o ci fa, e buona parte del Pd, che si sa, quando si tratta di salvare Silvio si ricompatta immediatamente, stavano lì con il ditino alzato a criticare qualsiasi voce di dissenso, pronti a dare del forcaiolo a chiunque non fosse d'accordo con l'operazione salvataggio dell'anziano piccolo delinquente.
Poi arriva uno come Matteo Renzi, che una cosa di sinistra non l'ha mai detta in vita sua, che pronuncia un'ovvietà: "L'amnistia non è una cosa seria". Apriti cielo. Parte il fuoco "amico" dei ministri Zanonato, che accusa Renzi di cercare consensi (certo perché loro al Pd i consensi non li cercano e infatti fanno sempre il contrario di quello che farebbe il loro elettorato) e della Bonino, che per aiutare l'amico e benefattore Silvio si immolerebbe di persona.
Poi oggi arriva il "moderato" Gaetano Quagliarello e fa calare il sipario sulla pessima commedia. L'amnistia, se si fa, si fa anche per Berlusconi. Che poi, come volevasi dimostrare, è anche l'unico possibile detenuto che interessi a lor signori.
Etichette:
amnistia,
berlusconi,
bonino,
napolitano,
renzi,
zanonato
Iscriviti a:
Post (Atom)








