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lunedì 13 gennaio 2014

Il reato di clandestinità, la vergogna che malgrado Grillo la sinistra non abolirà (mai)

Ho letto molti piagnistei di commentatori vari che si sono lamentati del bizzarro sistema con cui Beppe Grillo stabilisce l'orientamento delle posizioni politiche del Movimento 5 Stelle, quei referendum online aperti solo agli iscritti "certificati" che certo non possono essere un grande esempio di democrazia. Oggi in ballo c'era il reato di clandestinità, quella porcheria approvata da ex fascisti e banditi leghisti in barba a qualsiasi considerazione umanitaria: va abolito oppure no? 
Grillo lo ha chiesto ai suoi seguaci sul web e tutti giù con la solita solfa su come il comico e i suoi sodali possano manipolare i risultati di queste consultazioni dallo scarso valore statistico. La stampa "democratica" ha sprecato fiumi di parole per sottolineare la deriva populista del Movimento, che a loro dire inseguirebbe gli istinti di "pancia" della popolazione. 
Poi però succede che il referendun online lo vincono quelli che vogliono l'abolizione del reato di clandestinità e il Partito di Renzi è di nuovo "nudo". Quello schifo di legge la sinistra non riuscirà ad abolirlo nonostante ora abbia l'appoggio anche del Movimento 5 Stelle e quindi la schiacciante maggioranza per farlo. Perchè - sarebbe il caso di ricordarlo ai nostri fini pensatori - la sinistra sta al governo con la destra e sembra destinata a rimanerci a lungo. 
Per amore di Alfano e Napolitano, pure stavolta gli ex comunisti faranno la figura dei cazzari e dei razzisti. 

lunedì 16 dicembre 2013

Finanziamento pubblico ai partiti: Fonzie sigla il primo autogol

Chissà se è stata una sua idea, o se qualcuno dei suoi geniali collaboratori gliel'ha suggerita. Certo è che l'uscita di Matteo Renzi sul finanziamento pubblico ai partiti come "sorpresina" per spiazzare Beppe Grillo è stata un vero autogol. Convinto di essere molto furbo e intelligente, il sindaco di Firenze (a proposito, quand'è che si dimette?) ha promesso al Movimento 5 Stelle di rinunciare ai soldi per i rimborsi elettorali (fin qui indebitamente presi come sancito dalla Corte Costituzionale) in cambio dell'appoggio dei grillini a una non meglio precisata riforma della legge elettorale. Applausi del pubblico pagato, partito ricompattato, lodi a profusione dei commentatori politici (anche loro molto pagati). 
Quant'è furbo 'sto Renzi, ahò.

mercoledì 10 luglio 2013

I campioni del Pd (3): il manesco Martino fra scudi fiscali e truffe

Nella lista dei campioni del Pd entra di diritto Pierdomenico Martino, il simpaticone che oggi in aula alla Camera ha cercato di aggredire i parlamentari del Movimento 5 Stelle che accusavano il suo partito di essersi ancora una volta prestato le chiappe alle esigenze del Banana. 
Ex giornalista parlamentare e portaborse del mite Dario Franceschini, che quando era capogruppo del Partito alla Camera gli versava uno stipendio impressionante, il suo operato è stato ricompensato anche con un posto sicuro in lista che gli è valso la rielezione (sesto nella circoscrizione di Lazio 1, ovvero la certezza di farcela malgrado la demenziale campagna elettorale di Bersani). 
Questo singolare personaggio non solo è manesco come un La Russa in grande spolvero (di recente ha aggredito anche un cronista del Fatto), ma è anche un'icona della ipocrisia politica: nel 2009 insieme ad altri 58 colleghi del Pd era assente in aula quando la Camera votò la pregiudiziale di incostituzionalità sullo scudo fiscale di Giulio Tremonti. Il perché si è scoperto neanche due mesi dopo, quando il nostro ha bussato alla porta di Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli, e... si è fatto lo scudo fiscale, rimpatriando 338.208 euro e pagando 16.910 euro di imposta. Il bello è che è rimasto anche truffato. 
Genio.

lunedì 8 luglio 2013

Bersani confessa: "Mica volevo fare l'alleanza con Grillo". Pretendeva un atto di fede

Su come siano andate veramente le cose in quelle settimane che hanno fatto seguito al voto delle politiche esistono milioni di versioni differenti. Di fronte allo sbigottimento dell'elettorato di sinistra, che pur non avendo vinto si aspettava una svolta epocale e che ha visto il suo partito buttare a mare due candidature condivisibili (Rodotà e Prodi) per lasciare sul trono re Napolitano e tornare a governare con Berlusconi, gli strateghi del Nazareno hanno continuato a ripetere che la colpa era dei grillini che non avevano voluto fare il governo con loro.
Oggi la confessione dell'ex segretario Pier Luigi Bersani, che conferma quello che era chiaro a tutti fin dal principio: "Mica io volevo far l’alleanza con Grillo, son mica matto", ha detto chiaro e tondo parlando alla Festa dell'Unità a Cremona. 
Lui dal Movimento 5 Stelle pretendeva un atto di fede. Visto che i temibili grillini non hanno voluto votare un governo che avrebbe rimesso sugli scranni dei Ministeri gente come Veltroni, D'Alema, Fioroni o la Bindi (chissà perché), allora sono tornati a fare l'alleanza con Silvio il banana. 
Tutto chiaro e lineare, direi. Se non la pensate così è perché non capite nulla di politica, ovvio.