Si sta realizzando il grande sogno maggioritario di Wa(l)ter Veltroni, l'unico ad avere chiara la visione che in Italia la sinistra non vincerà mai a prescindere, a meno che non occupi quel gran vuoto lasciato dalla cara vecchia Democrazia Cristiana. Fin qui ci aveva pensato Silvio, ma ultimamente è caduto un po' in disgrazia e quindi il testimone è stato raccolto con grande successo dal suo figlioccio illeggittimo, quel Matteo Renzi che - finalmente - nessuno potrà mai davvero accusare di essere un comunista.
La vittoria del Pd alle elezioni europee è stata senza dubbio nettissima, al di là di ogni più rosea previsione, ma definirla "storica", in quanto prima affermazione netta della sinistra in Italia, significa avere un concetto un po' vago della sinistra. I numeri come al solito ci raccontano un'altra verità.
Dalle elezioni politiche di solo un anno fa la percentuale dei votanti è scesa dal 75,1% al 55,3%, il che significa che rispetto al febbraio del 2013 sono rimaste a casa altre 8 milioni di persone. Il Pd ha ottenuto 11,2 milioni di preferenze, con un balzo notevole rispetto agli 8,6 milioni avuti alle politiche, ma il "pieno" di cui vaneggiano i giornali amici è un po' più complesso di quello che sembrerebbe. Alle politiche, la sinistra alleata con Bersani, quella di Sel, ha avuto oltre un milione di voti, mentre altri 765 mila sono andati alla lista di Ingroia. Oggi la Lista Tsipras ottiene circa 1,1 milioni di preferenze (praticamente la somma delle liste di sinistra radicale che si sono presentate alle politiche). Grillo ha perso quasi tre milioni di voti, dagli 8,6 del 2013 ai 5,8 milioni di oggi; Silvio Berlusconi è andato più o meno allo stesso ritmo scendendo dai 7,3 milioni delle politiche ai 4,6 milioni di queste Europee e alimentando - ma non troppo - il partitello di Alfano, che ha ottenuto il quorum e 1,2 milioni di voti, ma la metà erano già dell'Unione di Centro.
Difficile davvero credere che Renzi abbia conquistato gli elettori di Grillo o i fan del povero Silvio, ormai condannato all'oblìo: i voti che mancano all'appello di questi due straordinari guitti (uno magari un po' meno straordinario) sono quelli delle persone che hanno scelto di non andare alle urne.
Dove ha pescato a piene mani dunque il Mostro di Firenze? Ha conquistato 1,6 milioni dei 2,8 milioni di malati di mente che nel 2013 avevano votato per Mario Monti, l'uomo che verrà ricordato come il peggiore affossatore dell'economia italiana di tutti i tempi assieme al suo governo di tecnici (l'ultimo, Corrado Clini, lo hanno arrestato ieri perché faceva la cresta sugli aiuti all'Iraq), perché - diciamoci la verità - nessuno come Renzi può ancora presentarsi come il garante della filosofia bocconiano-italiota, quella dello sfruttamento, del liberismo selvaggio, della mazzetta facile e dell'evasione fiscale.
Ora Fonzie è a un bivio. Ha scoperto le carte troppo presto. Con la sua attuale maggioranza di governo non riuscirebbe neanche ad approvare la manovra finanziaria bis che si renderà inevitabile, figuriamoci le riforme. Chissà se si farà tentare dal tutto per tutto. Ma alle politiche sarà una storia diversa.
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martedì 27 maggio 2014
lunedì 5 maggio 2014
Le cinque figurine del Pd in cima alle liste delle Europee
Se vi mancava un motivo per non votare il partito dell'autonominato Matteo Renzi alle elezioni europee, date un'occhiata alle cinque figurine messe a guidare le liste del PD nelle diverse circoscrizioni. Per il nord-ovest avrete la possibilità di votare per Alessia Mosca, democristiana doc, cresciuta nei giovani popolari e poi al fianco del trombato Enrico Letta, membro della direzione nazionale della Margherita e dei Giovani popolari europei. A nord-est invece non sono più fortunati con Alessandra Moretti, che la biografia vuole "figlia di uno storico militante del Partito Comunista e nipote di un partigiano democristiano" (evviva Peppone e don Camillo), passata dal Pd a sostenere una lista di Forza Italia in Veneto, poi tornata nel Pd con Bersani e infine trasformata in renziana con tanto di certificato. L'Italia centrale potrà invece contare su una vera esperta di Europa e politica internazionale, la ex assessore all'ambiente del Comune di Scandicci (50 mila abitanti in provincia di Firenze e patria del Mostro) Simona Bonafè, anche lei ex democristiana della Margherita e parte del cosiddetto cerchio magico di Fonzie.
Entusiasmo alle stelle per gli elettori del sud che troveranno in cima alla lista Pina Picierno, la massaia che tutti gli italiani sognano di sposare, visto che è in grado di fare la spesa per due settimane con 80 euro, e che vorrebbe che i cantanti facessero il loro mestiere, non come quel cattivone di Piero Pelù. Lei è una campionessa mondiale della giravolta: partita con una tesi di laurea sul "linguaggio" del suo idolo Ciriaco De Mita, prima di aggregarsi al carro di Renzi è stata prima veltroniana e poi franceschiniana. L'apoteosi finale e nella circoscrizione delle isole, dove si presenta Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco assassinato dalla mafia, ex assessore alla famiglia (!) della Regione Sicilia nominata da Raffaele Lombardo, rinviato a giudizio per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. Nominata capo del Dipartimento della giustizia minorile da Paola Severino e confermata dall'amica dei Ligresti, Anna Maria Cancellieri.
Oltre a essere persone di bassissimo profilo e di origini culturali parecchio lontane da quelle della sinistra, le cinque amazzoni di Renzi si distinguono per un'altra importante caratteristica. A parte la Chinnici, che ha fatto il magistrato (come il babbo, un posto sicuro), le altre non hanno mai fatto un tubo al di fuori di una impalpabile attività politica. Non potrebbero affidarsi a Genny 'a carogna?
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