Fra le tante bugie che il nuovo uomo solo al comando del nostro paese racconta, quella del Made in Italy e degli imprenditori che rilanceranno l'economia è la più sanguinosa di tutti. Mai un Presidente del Consiglio aveva flirtato in modo così scandaloso con una classe imprenditoriale stracciona e poco propensa a pagare salari adeguati e tasse, nascondendosi dietro la progressiva delegittimazione dell'unico sindacato, la Cgil, che ancora non si è iscritto a busta paga della Confindustria.
Contestare le riduzioni di paga, la flessibilità smodata, i licenziamenti e il crollo del potere di acquisto delle famiglie è considerato dal boy-scout Matteo Renzi un reato di lesa maestà.
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mercoledì 5 novembre 2014
Made in Italy, per reggere la "delocation" dovremmo reintrodurre la schiavitù
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giovedì 20 febbraio 2014
Fine della sinistra, il nuovo governo di Renzi e Berlusconi chiude il cerchio
Ieri sono rimasto molto stupito dalle reazioni della gente comune simpatizzante del Pd, quella che si è fatta fregare per molto tempo votando tutti gli obbrobri partoriti dalle peggiori menti della sinistra italiana, di fronte alla performance di Beppe Grillo nello streaming con un suonatissimo Matteo Renzi. Persone che si sono fatte convincere da gente come D'Alema, o Veltroni, o Franceschini, sostenitori di un partito a cui si deve il continuo salvataggio del pregiudicato più celebre d'Italia, ora si arrovellano sulla forma, su come il leader del Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto ascoltare le magnifiche proposte del nuovo unto del Signore, che statene certi salverà questo povero paese, sul fatto che - signora mia - l'educazione prima di tutto.
Per non parlare dei nuovi intellettuali organici del Partito - quattro o cinque sedicenti blogger a caccia di incarichi in direzione - che twittano indignati perché Grillo ha detto "non sono democratico, non ti faccio parlare", oppure "siamo conservatori perché non vogliamo privatizzare l'acqua" confermando che sì, sono così fessi che tocca spiegare loro anche le battute.
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martedì 18 febbraio 2014
Un governo in Barca e il triste ruolo di vassallaggio della stampa italiana
I principali giornali italiani hanno dimezzato le copie negli ultimi anni, ma i loro direttori sono rimasti in sella al massimo scambiandosi la poltroncina. Dallo scoop di Alan Friedman sulla fine del governo Berlusconi alla telefonata-scherzo della Zanzara a Fabrizio Barca, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti anche perché.
Sarà stucchevole ripeterlo, ma in un "paese normale" le dichiarazioni dell'economista ex Pci, pressato dall'editore Carlo De Benedetti affinché accettasse il posto di Ministro dell'Economia offerto da Fonzie-Renzi, avrebbero provocato un corto circuito immediato, con sciopero dei giornalisti della testata e immediato stop a tutte le manovre di palazzo che sta mettendo in scena in queste ore il sindaco di Firenze.
Invece, Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa, che ormai scrivono per i loro padroni e referenti politici e basta, continuano anche oggi a incensare l'iperattivismo peraltro già in affanno di Turbo Renzi e il suo grande profilo di neo statista.
Restano come un macigno, ma che non sembra interessare nessuno, le parole di Barca sul rottamatore toscano. "E' una cosa
dove non c'è un'idea, c'è un livello di avventurismo. Non essendoci
un'idea, siamo agli slogan. Questo mi rattrista, sto male, sono
preoccupatissimo perché vedo uno sfacimento veramente impressionante". Quanto a De Benedetti, che nel 2011 tirava la volta al sobrio Mario Monti con paginate agiografiche di Repubblica come se piovesse, Barca non va neanche qui per il sottile: "Lui non si rende conto che io più vedo un imprenditore dietro
un'operazione politica, più ho conferma di tutte le mie preoccupazioni.
Si fa sentire, con un forcing diretto di sms, attraverso un suo
giornalista... Questi sono i metodi".
Complimenti a tutti.
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mercoledì 29 gennaio 2014
Il lavoro al tempo dei renziani (2): il finanziere Serra e le proposte "razionali"
Piano piano il nuovo che avanza a sinistra comincia a mostrare la vera faccia del progetto. Far passare come progressiste le tipiche scelte del vecchio capitalismo delle ferriere, dove il padrone disponeva di vita e di morte e il salario era una concessione che poteva essere aggiunta o levata a seconda di come girava il vento. Uno dei consiglieri di Matteo Renzi è un tipico prodotto di questa schiatta: il finanziere Davide Serra, che dopo una veloce carriera da analista Morgan Stanley (sì, proprio la banca d'affari americana a cui lo Stato italiano ha regalato un sacco di soldi) è diventato fondatore e partner del fondo di investimento Algebris che gestisce 1,4 miliardi di euro. Ovvero è uno di quei signori che sfruttando la progressiva privatizzazione dei fondi previdenziali e assicurativi, ovvero dei soldi dei lavoratori, specula sui mercati provocando spesso crisi finanziarie e tempeste su monete e titoli di Stato. Pierluigi Bersani, beccandosi una querela, lo definì "il bandito delle Cayman", perché la sua società si appoggia a una struttura presente nel paradiso fiscale.
Sia come sia, questo bravo ometto della schiera renziana (uno dei cervelli fuggiti all'estero che saremmo grati ci restassero), ha utilizzato Twitter per far capire a tutti che aria tira, definendo ''razionale'' la proposta dell'Electrolux, che per salvare la fabbrica sostiene che bisogna tagliare del 50% i salari.
Serra ha studiato ed è uno che la sa lunga. Quando vuole fare quello di "sinistra" (tanto gli italiani si sono bevuti che era di sinistra anche gente come Veltroni o D'Alema, quindi il gioco è facile facile) sostiene che "la ricchezza è in capo ai privati, il debito è pubblico. Quindi lo Stato
dovrebbe tagliare la spesa pubblica inefficiente e abbassare le tasse,
togliendo le risorse all’apparato burocratico e rimettendole in
circolazione per imprese e lavoratori". Che è come dire di voler bene a mamma e papà.
Non si capisce però qual è la società che immagina questo genio dell'economia, in attesa che un governo o l'altro si decida a ridurre il costo del lavoro. Se la ricchezza è in mano ai privati è perché in questo paese ai privati è stato concesso tutto. Basta vedere chi sono i manager delle principali aziende italiane, gente che butta i soldi nelle squadre di calcio e mille altri rivoli, che porta i capitali all'estero, che investe nei fondi speculativi per la gioia di tutti i Davide Serra, che mantiene mogli, amanti e subamanti, e che, soprattutto, finanzia i politici.
A ottocento euro al mese si può mantenere una famiglia? Ovviamente no. Si possono far crescere i consumi? Ovviamente no. Ma alla gente come Serra questo non interessa, perché non produce nulla. Specula sulle ceneri dello Stato sociale che ha contribuito ad abbattere. Ed è perfino di sinistra.
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martedì 10 dicembre 2013
La nuova segreteria di Renzi, giovane e inutile come lui
Ho come l'impressione che anche questa volta i quasi tre milioni di persone che si sono fatte sfilare un paio di euro per far finta di votare per il cambiamento resteranno deluse. E' difficile pensare che un nuovo segretario del Pd così sfacciatamente democristiano possa imporre un'agenda a un governo già molto democristiano. Già ieri Fonzie-Renzi ha messo subito in chiaro che la "sfiducia a Letta non è all'ordine del giorno perché la gente ci chiede di fare le cose serie" e non si capisce come si possa riuscire nell'intento continuando a stare insieme a un'accozzaglia di ex berlusconiani. Però lo specchietto per le allodole della nuova segreteria del partito, che rottama il passato per dare spazio a donne e giovani, è stato predisposto: una sfilata di 35enni (e quella è l'unica novità positiva) scelti come si faceva con il manuale Cencelli, visto che ognuno di loro sta lì in rappresentanza di qualche vecchia cariatide.
mercoledì 18 settembre 2013
Ma c'è davvero qualcuno che pensa che Renzi sia "cool"?
Sarà che io non li voterò mai e quindi la cosa mi appassiona ben poco, ma a sinistra davvero c'è qualcuno che pensa che Matteo Renzi sia "cool" come vorrebbe far credere? Uno che va a cena con Flavio Briatore, si veste da Fonzie per andare da Maria De Filippi, va alle partite col fratello dello scarparo che si è comprato il Colosseo, si fa beccare a pranzo con il re del trash su carta stampata Alfonso Signorini e va alle presentazioni dei libri di Roberto Cavalli e dell'immarcescibile Wa(l)ter Veltroni, secondo voi è un fico?
Dallo "smacchiatore di giaguari" fallito, siamo passati all'asfaltatore che arringa platee di poche centinaia di persone riunite attorno a quel che resta delle gloriose Feste dell'Unità, con pensierini da prima elementare ("se avessimo fatto qualcosa per i giovani avremmo vinto le elezioni", che suona un po' come il famoso "se mio nonno avesse avuto cinque palle sarebbe stato un flipper") che accendono gli entusiasmi dei masochisti abituati alla sconfitta e costretti a subire perfino il contrappasso di dover pagare uno come il rapper Moreno.
E così, il pupazzo che voleva rinnovare il Partito si ritrova a fianco di gente come Fassino, Franceschini, lo stesso Veltroni, già saliti sul carro dell'annunciato vincitore del prossimo Congresso (ammesso che si farà).
Mentre si consuma l'ultimo atto della vita politica di Silvio Berlusconi, l'alternativa mette i brividi. Finiremo anche noi sotto la statua di Pasquino ad appendere la scritta "aridatece er puzzone"?
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martedì 3 settembre 2013
La leggenda metropolitana del Renzi vincitore
Una delle più grandi balle che politici di tutti gli orientamenti continuano a raccontare, da quando Pier Luigi Bersani ha deciso di suicidarsi seguendo i consigli di un vecchio di novant'anni con uno strano concetto della ragion di Stato, è quella che con Matteo Renzi il Pd avrebbe vinto le elezioni.
E' noto che il brufoloso sindaco democristiano di Firenze è il candidato preferito dalla destra, perché, in fondo, lui è di destra. Va in pellegrinaggio ad Arcore, stravede per un macellaio finanziario come Marchionne, non aveva una proposta che è una, tranne quella (gli va riconosciuto, vincente) di rottamare tutte le cariatidi del Pd.
Quando ha corso per le primarie è stato battuto sonoramente, con tanto di frizzi e lazzi sulla sua comparsata alla trasmissione della moglie di Maurizio Costanzo (che fa televisione perché è la moglie di Maurizio Costanzo, ovvero un compagno di loggia di Silvio Banana), nella quale ha pensato di vestirsi da Fonzie, assomigliando tragicamente a Potsie (del quale possiede anche lo sguardo ebete-bovino).
La sua nomina a segretario, a stare a sentire i vecchi che lui voleva rottamare, avrebbe spaccato il partito e secondo i sondaggi avrebbe perso più voti lui a sinistra che se fosse diventato leader del Pd direttamente Berlusconi.
Adesso il rivoluzionario Renzi gode dell'appoggio di tutti quelli che sperano di tornare a galla, alla faccia del nuovo che avanza. Dietro la sua faccia si nascondono oggi gente come Dario Franceschini, Walter Veltroni, Beppe Fioroni, Piero Fassino e perfino Massimo D'Alema spende parole di endorsement nei suoi confronti. Una ventata di vera e propria aria fresca, per una formazione politica che definire alla canna del gas è un eufemismo. Il rottamatore finirà col fare il restauratore e (volete scommetterci?) con il perdere anche lui le elezioni.
Perché è questa la missione di ogni bravo leader della sinistra.
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sabato 27 luglio 2013
Pd verso il congresso, una saga avvincente come una fiction su Padre Pio
Avvincente come una fiction su Padre Pio, va in onda sui mezzi di comunicazione italiani lo psicodramma a puntate del Pd, partito allo sbando che invece di sciogliersi immediatamente per non provocare altri danni, si arrovella per la scelta del futuro segretario, che non si sa se sarà anche il futuro candidato (perdente) a premier.
In corsa c'è Matteo "Fonzie" Renzi, l'uomo che vorrebbero vedere volentieri alla guida del partito tutti quelli che hanno votato per Berlusconi (Berlusconi compreso). Il sindaco di Firenze, grande sostenitore di imprenditori fallimentari come Marchionne e studiosi del diritto del lavoro sotto acido, come Elsa Fornero, non si capisce cosa abbia di sinistra, però è ggggiovane e rappresentanta il "Nuovo".
E già qui siamo messi bene.
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