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giovedì 6 marzo 2014

Renzi e i piccoli Balilla: grottesco coro per il Presidente sulle macerie della scuola pubblica

L'idea di Matteo Renzi di visitare ogni mercoledì una scuola italiana è la tipica buffonata in stile politico italiano, che nel suo caso, non essendo neanche stato legittimato da un voto, assume tinte grottesche. A che titolo si presenta Renzi davanti ai bambini? Come l'uomo della provvidenza? Come uno che ha pugnalato alla schiena un compagno di partito per occupare un posto che non ha conquistato? Come esempio vivente dell'antica massima italica secondo la quale fregare gli altri è sempre e comunque la strada più veloce per il successo?
"Su le mani, giù le mani, chi ha Facebook? Chi ha WhatsApp? Chi è iscritto a Twitter?", cinguettava il Renzi, probabilmente nella sua veste di vecchio capo scout, dimenticandosi di chiedere quanti fossero gli utenti di YouPorn. Un vincente. Al punto che i professori della scuola di Siracusa dove il nostro capo del governo formato Mister Bean è andato in visita, hanno pensato bene di scrivere una bella filastrocca da far recitare ai ragazzi. 

lunedì 24 febbraio 2014

L'Italietta del neo premier: ora e sempre, "viva il parroco"

Altro che rinnovamento. L'Italietta del neo presidente del Consiglio Matteo Renzi assomiglia al piccolo mondo antico di una volta, con grande attenzione per militari, preti e autorità in generale. Ieri, ci ha informato con dovizia di particolari la stampa del nuovo regime, l'ometto forte della politica italiana era a casa sua a Pontassieve dove insieme alla famiglia si è fatto ovviamente vedere a messa, anche se le cronache riferiscono che è entrato in chiesa una decina di minuti dopo l'inizio della funzione, che non è bello. "Erano tutti lì ad aspettarlo sul sagrato", scrive estastico il Corriere della Sera, rendendo noto che il passo del Vangelo scelto dal parroco era "secondo Matteo" ed era quello in cui si invitano i cristiani a porgere l'altra guancia e ad amare i propri nemici. Chissà che intendeva dire il prete, però, perché finora Matteo di schiaffi ne ha dati molto di più di quanti ne abbia presi. Alla faccia dell'altra guancia. 
L'importante è comunque rassicurare l'opinione pubblica che Renzi va a messa la domenica, fa la comunione (sul Corriere campeggiava una enorme foto del premier che riceve l'ostia) e come primo atto della sua presidenza ha telefonato ai marò italiani processati per omicidio in India. 
Il governo del fare (cose di cui non frega una mazza a nessuno). 

giovedì 20 febbraio 2014

Fine della sinistra, il nuovo governo di Renzi e Berlusconi chiude il cerchio

Ieri sono rimasto molto stupito dalle reazioni della gente comune simpatizzante del Pd, quella che si è fatta fregare per molto tempo votando tutti gli obbrobri partoriti dalle peggiori menti della sinistra italiana, di fronte alla performance di Beppe Grillo nello streaming con un suonatissimo Matteo Renzi. Persone che si sono fatte convincere da gente come D'Alema, o Veltroni, o Franceschini, sostenitori di un partito a cui si deve il continuo salvataggio del pregiudicato più celebre d'Italia, ora si arrovellano sulla forma, su come il leader del Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto ascoltare le magnifiche proposte del nuovo unto del Signore, che statene certi salverà questo povero paese, sul fatto che - signora mia - l'educazione prima di tutto. 
Per non parlare dei nuovi intellettuali organici del Partito - quattro o cinque sedicenti blogger a caccia di incarichi in direzione - che twittano indignati perché Grillo ha detto "non sono democratico, non ti faccio parlare", oppure "siamo conservatori perché non vogliamo privatizzare l'acqua" confermando che sì, sono così fessi che tocca spiegare loro anche le battute. 

lunedì 17 febbraio 2014

Lunga vita a Renzi: durerà finché farà comodo a Silvio

Una riforma al mese, energia e passione, fisco, lavoro e, naturalmente, riforma della legge elettorale. Sono gli slogan del neo presidente del Consiglio, Matteo "Fonzie" Renzi, e - i più smaliziati di voi ne converranno - assomigliano esattamente alla stesse cazzate pronunciate prima di lui da tutti gli altri. Il più abile venditore di fumo della politica italiana (non perché gli altri siano migliori di lui, semplicemente non hanno la stessa classe quando bluffano o molto più prosaicamente mentono) si appresta a fare le sue consultazioni in vista della presentazione del nuovo governo. Il turbo lo ha già dovuto spegnere e prendersi qualche giorno in più, perchè gli amici della compagnia che dovrebbe sostenerlo (statisti illuminati del calibro di Roberto Formigoni e Angelino Alfano) stanno giustamente alzando il prezzo.
Malgrado il nuovo che avanza, i riti sono quelli stantii di sempre: parte il suq arabo stile venditore di tappeti, dove vengono soppesati i Ministeri a seconda della loro importanza e il sindaco di Firenze ha già capito che di testa sua potrà fare ben poco. Il suo sfoggio di "energia", infatti, non sembra aver fatto i conti con la maggioranza che sosterrebbe questo suo azzardo, la stessa che c'era prima, con un centrodestra solo apparentemente spaccato, pronto a tornare sotto l'ombrello di Forza Italia casomai si andasse rapidamente alle elezioni.
Renzi, è chiaro, durerà fino a che fa comodo a Silvio Berlusconi. A dimostrarlo sono le dichiarazioni d'amore nei confronti del leader del Pd, pronunciate da alcuni dei berluscones più accaniti, come Ferrara, Capezzone, Minzolini e la Gelmini. Senza contare la corrispondenza di amorosi sensi che c'è tra Fonzie e Denis Verdini, un simpaticone dalla carriera illuminante. 
Che può fare di utile Renzi per il pregiudicato di Arcore? Due cose soprattutto: la riforma del mercato del lavoro come piace alla Confindustria (magari facendo entrare al governo Pietro Ichino) e quella della giustizia come piace a Silvio, con la separazione delle carriere dei magistrati e qualche altro artificio in grado di far evitare il carcere ai colletti bianchi.
Poi verrà licenziato come una cameriera a ore. Senza manco il preavviso, come hanno fatto con Letta.

venerdì 14 febbraio 2014

Arriva il terzo governo del nulla nell'Italia della democrazia presunta

Quello di Matteo Renzi sarà il terzo governo di fila ad andare al potere senza alcuna legittimazione politica o popolare. I sostenitori del Fonzie toscano continuano a ripetere come un mantra che la legittimazione del loro candidato viene dalle primarie del Pd e danno cifre a casaccio per sottolineare come a favore del campione della "Ruota della fortuna" si siano espressi "più di tre milioni" di persone, come andava ancora ripetendo ieri sera a Servizio Pubblico una delle quarantenni emergenti del partito. 
In realtà, come si legge dalle cifre fornite da loro stessi, a votare alle primarie sono andati poco più di 2,8 milioni di persone (molte meno che in passato)  e il neo golpista ha avuto 1 milione e ottocentomila preferenze.  Tante, sicuro, ma sostenere che queste siano cifre che legittimano la salita al potere di uno che finora ha gestito, anche male, una città grande come un paio di quartieri di Roma, non solo è offensivo nei confronti di qualsiasi regola democratica, ma è anche uno schiaffo in faccia al comune cittadino, quello il cui voto non conta ormai più da tempo.
L'assurdo è che potremmo finire per ricordare Silvio Berlusconi come l'ultimo leader democratico del paese. Dopo, sotto la regia dell'ormai rottamabile Presidente della Repubblica, si sono avvicendati un robot costruito dai banchieri, il nipote di un uomo potente che ha sponsorizzato il suo nome (per il quale, sia chiaro, non si sarà alcun rimpianto) e ora la versione stile Maria De Filippi dell'ex premier britannico Tony Blair, l'uomo che ha fatto a pezzi il partito laburista inglese, è stato costretto alle dimissioni anticipate dalle innumerevoli bugie pronunciate sulle guerre fatte insieme agli americani e adesso non può presentarsi in pubblico in tutto il Regno Unito senza essere vittima di pesanti contestazioni.
Renzi ci tiene molto a essere paragonato a lui. E' probabile che farà la stessa fine.

mercoledì 12 febbraio 2014

La D'Alemata del secolo (nuovo)

L'appuntamento è per domani alle 15 in direzione Pd. I bene informati dicono che sarà lì il duello finale che porterà Matteo Renzi a Palazzo Chigi al posto dello spento Enrico Letta. Già si fanno i nomi dei futuri Ministri (e sono da brividi)  per quella che si preannuncia come la D'Alemata del secolo. Alla fine di quello passato, infatti, un altro segretario del fu Partito Comunista diventò capo del governo grazie a una strana congiura di palazzo contro Romano Prodi, guidata da un personaggio controverso come Francesco Cossiga, che approfittò del mancato appoggio di Rifondazione al governo per far mettere le mani su qualche poltrona a qualche ex democristiano della parrocchietta. 
In barba a qualunque dignità democratica, D'Alema accettò e fu la sua fine. Durante la sua permanenza a Palazzo Chigi, la sua popolarità scese così in basso che nel 1999, tanto per fare un esempio, il Pds perse perfino il sindaco di Bologna (!) e alle regionali del 2000 la debacle fu totale, con il centrosinistra che perse Liguria, Lazio e Abruzzo.

martedì 5 novembre 2013

La folle corsa verso il baratro di un governo di disonesti e mezze cartucce

Pur di mantenere al governo questa manica di fallimentari individui si è disposti a passare su tutto, dalla maggioranza delle larghissime ammucchiate, alla Ministra dalla telefonata facile, a patto che si sia amici di famiglia e possibilmente assai generosi con la sua. Fa francamente ridere la difesa anche un po' stizzita di Anna Maria Cancellieri, la pensionata di lusso a metà fra la sòra Lella e la Sgarambona di radiofonica memoria, che chissà chi e chissà perché ha messo alla guida della Giustizia, un tipo un po' così, amica intima di una banda di disonesti, moglie di un farmacista che è finito pure in galera perché faceva gli impicci con le fustelle false dei farmaci e con un figlio "idiota" che però viene pagato a peso d'oro. 
Fa venire il sangue agli occhi, come ha scritto giustamente ieri Sandrone Dazieri,  sentir parlare di atto umanitario questa gente, che di umanità non ne ha mai avuta per nessuno che non facesse parte della loro ristretta cerchia, politici che hanno approvato leggi schifosamente repressive per riempire le carceri di poveri sfigati e ora di fronte al fatto che anche qualcuno di loro o dei loro amici finisce dentro (o potrebbe finirci come Silvio) si preoccupano tanto delle condizioni dei detenuti italiani.

mercoledì 2 ottobre 2013

Peggio Berlusconi o Letta e il Pd che continueranno a governare con lui?

Il vecchio satiro di Arcore è ormai in pieno stato confusionale. Circondato da falchi, pitonesse, prostitute e papponi, sente avvicinarsi l'ora della sua fine politica e dà fuori di matto, cambiando idea ogni cinque minuti. Dopo aver annunciato il rompete le righe e aver fatto passare per gente responsabile anche due figuri come Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto, oggi si è presentato in aula al Senato per il suo solito spettacolo contro i giudici, i comunisti, i traditori, gli inaffidabili e poi - fra le risate generali - ha annunciato il suo voto favorevole alla fiducia al governo guidato dal nipote del suo consulente personale.
Però c'è poco da ridere.
Perché ora si apre un'altra pagina e un'altra storia, l'ennesima che porterà via voti al Partito Democratico, sempre più in balìa delle bizze del pazzo. Come faranno Letta, Epifani, Napolitano e quei nulla fatti persona che concorrono alla guida del partito a giustificare il fatto che continueranno a governare con uno così, sapendo che fra qualche giorno siamo da capo a dodici? E' questo l'interesse del paese? Un'eterna paralisi provocata da una coalizione all'interno della quale sono tutti contro tutti anche dentro gli stessi partiti? Un'attesa inutile verso la prossima scontata crisi?
Nessuna delle persone che sono attualmente all'interno del Parlamento lavora per il bene del paese. Questo ormai dovrebbe essere chiaro. E la diretta televisiva della sciocca gazzarra al Senato - con interventi di qualche peone fortemente in difficoltà con la lingua italiana - ne è stata triste testimonianza una volta di più.



venerdì 21 giugno 2013

Altro che statista, Silvio ha un piano: lo sta studiando la Cancellieri

Impossibile credere all'ottimismo sparso a piene mani da Enrico Letta sulla durata del governo. A parte i resoconti pilotati che vogliono un Silvio Berlusconi illuminato dal senso di responsabilità dopo aver incassato un'altra sconfitta sul fronte giudiziario, la realtà che emerge è quella di un Pdl in fibrillazione perché si sente tradito dal Presidente della Repubblica, che non avrebbe rispettato i patti (!). 
A sostenerlo non sono solo indiscrezioni giornalistiche, ma anche le dichiarazioni di qualche colonnello del Cavaliere, che vorrebbe far morire Sansone con tutti i filistei di fronte allo tsunami di sentenze che potrebbe travolgere il proprietario del centrodestra, dal caso Ruby al lodo Mondadori, dalla compravendita dei parlamentari alla  Cassazione che potrebbe cacciarlo dal Parlamento.
Dopo una ventina d'anni di esperienza e di porcate, è facile intuire che Berlusconi, se non ha ancora scaricato il "governo del fare" è perché nutre ancora fiducia sulle possibili vie d'uscita. Una potrebbe essere quella di confidare proprio nella Cassazione, dove di recente i magistrati di centrodestra, in una riunione del Csm presieduta da Napolitano (un caso?), hanno eletto alla presidenza Giorgio Santacroce, vecchia conoscenza di Cesare Previti con il quale si "attovagliava" spesso. L'altra è nelle mani della ministra della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, pronta a usare l'escamotage del sovraffollamento delle carceri per salvare le chiappe a un po' di colletti bianchi.
E' noto a tutti coloro che siano dotati di un minimo senso del ridicolo, che gli istituti di pena si riempiono soprattutto di poveri sfigati, incastrati dalle due peggiori leggi criminogene, razziste e anticostituzionali firmate da Gianfranco Fini (fortunatamente scomparso dalla scena politica), una sulla droga insieme a Carlo Giovanardi (un nome una garanzia) e una sull'immigrazione, siglata in coppia con Umberto Bossi, leader dell'unico partito razzista finito al governo in un paese della Ue, anche lui politicamente morto dopo che tutta la famiglia è stata pescata ad attingere a piene mani dai fondi del partito (quello che si scagliava contro Roma ladrona).
Ma tranquilli, nessuno ha in mente di mettere mano a questi obbrobri. 
Il piano è quello di salvare Silvio, come fu fatto in passato per i notabili democristiani pescati con le mani nella marmellata dalle inchieste di Tangentopoli. La brillante idea della Cancellieri sarebbe quella di riesumare l'amnistia approvata nel 1998, che salvò dal carcere l'ex tesoriere Citaristi, 'o ministro Pomicino e l'ex segretario Forlani. Allora bastò scrivere che veniva risparmiato il carcere a tutti coloro che avevano subito una condanna inferiore ai tre anni. 
Con il Caimano, purtroppo, tutto questo non basta: serve qualcosa di più forte, tipo la concessione dei domiciliari a chi ha compiuto 70 anni (a prescindere dal suo stato di salute) e l'innalzamento a quattro anni della pena minima oltre la quale si finisce dietro le sbarre. I problemi di Berlusconi evidenziano ancora una volta il concetto classista di questi giuristi un tanto al chilo: con il capolavoro della Cancellieri, infatti, grazie anche all'applicazione dei benefici della pur sacrosanta legge Gozzini e quelli previsti per la buona condotta (45 giorni in meno per ogni anno di condanna) uscirebbero immediatamente dal cercare i poliziotti condannati per l'ignobile omicidio di Federico Aldrovandi, mentre rimarrebbero dentro i "clandestini" fermati senza permesso di soggiorno e accusati di "false dichiarazioni a pubblico ufficiale".
Tutto questo per salvare Silvio, che con l'indulto vedrebbe scomparire anche la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici. Naturalmente con il consenso del Pd.

lunedì 13 maggio 2013

Altro che web, l'eversione è al governo

La scorsa settimana il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso parole di condanna nei confronti dell'antipolitica definendola potenzialmente eversiva e come al solito quasi tutti i commentatori italiani si sono esibiti nel miglior repertorio di piaggeria, definendola una lezione di politica. "La violenza va combattuta, fermata, scongiurata prima che si trasformi in eversione. In questo momento non possiamo essere tranquilli davanti a esternazioni anche solo sul piano verbale o sul piano della propaganda politica", ha detto il Presidente, allarmato probabilmente dal fatto che nessun politico riesce ormai a mettere la testa fuori di casa o ad andare al ristorante senza che una folla di persone non cominci a insultarlo. 
Il principale garante dello status quo, l'ex comunista che piace tanto al centrodestra, forse fa finta di non vedere che la vera eversione in Italia sta al governo, il governo che lui ha contribuito a formare, il governo che ha apertamente e smaccatamente sponsorizzato fin dal giorno dopo le elezioni.

giovedì 9 maggio 2013

Governo in convento, la combriccola appesa a un filo

Come temevano i più, siamo di nuovo appesi alle bizze di Silvio Banana. Alla fine, i "democratici" che hanno deciso di partecipare a questa ridicola spartizione delle poltrone nel nome della governabilità pagheranno il prezzo dell'aver solo rimandato l'agonia. Per ora, l'uomo solo al comando preferisce non spezzare il filo, invitando i suoi dipendenti a fare commenti in suo favore dopo la conferma in Appello dei quattro anni per frode fiscale, ma a non minacciare la stabilità di questa specia di maggioranza-gregge quantomai appesa alle follie del vecchio satiro. 
Infatti, se controllate in rete, è un fiume di attestati di lecchinaggio nei confronti del capo, ma senza che nessuno intenda incendiare la prateria, anche se la palma della dichiarazione più ridicola appartiene come al solito al Pd.