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mercoledì 12 febbraio 2014

La D'Alemata del secolo (nuovo)

L'appuntamento è per domani alle 15 in direzione Pd. I bene informati dicono che sarà lì il duello finale che porterà Matteo Renzi a Palazzo Chigi al posto dello spento Enrico Letta. Già si fanno i nomi dei futuri Ministri (e sono da brividi)  per quella che si preannuncia come la D'Alemata del secolo. Alla fine di quello passato, infatti, un altro segretario del fu Partito Comunista diventò capo del governo grazie a una strana congiura di palazzo contro Romano Prodi, guidata da un personaggio controverso come Francesco Cossiga, che approfittò del mancato appoggio di Rifondazione al governo per far mettere le mani su qualche poltrona a qualche ex democristiano della parrocchietta. 
In barba a qualunque dignità democratica, D'Alema accettò e fu la sua fine. Durante la sua permanenza a Palazzo Chigi, la sua popolarità scese così in basso che nel 1999, tanto per fare un esempio, il Pds perse perfino il sindaco di Bologna (!) e alle regionali del 2000 la debacle fu totale, con il centrosinistra che perse Liguria, Lazio e Abruzzo.

lunedì 16 settembre 2013

Gli appalti Tav e la "filosofa" del Pd

E' tristemente noto che la malavita e la politica (spesso difficili da distinguere l'una dall'altra) in Italia sopravvivono anche e soprattutto agli appalti. E in questo momento i più ghiotti sono quelli dell'Alta velocità ferroviaria. Ecco spiegato perché un ex partito di sinistra come il Pd annoveri fra i suoi esponenti tanti accesi sostenitori di quello che in sè sarebbe uno strumento di progresso, ma che in realtà si trasforma nella solita greppia dove vanno a mangiare un po' tutti quanti. Sulla Tav Torino-Lione si sono spesi fiumi di inchiostro e si sono consumati anche ingiustificabili atti di violenza, ma nessuno è riuscito veramente a spiegare a che cosa serve una linea di alta velocità in un tratto dove il traffico merci e passeggeri è in costante calo da anni. 
La spiegazione, come diceva la "gola profonda" del caso Watergate, si ottiene seguendo dove va il denaro. 
E il denaro della Tav va nelle tasche dei soliti noti.
Se qualcuno aveva dei dubbi, oggi è arrivata una conferma niente male. I magistrati hanno messo agli arresti domiciliari Maria Rita Lorenzetti, detta "la zarina di D'Alema", ex governatrice della Regione Umbria e messa a dirigere - chissà mai da chi e per quali meriti - l'Italferr, società del gruppo Ferrovie dello Stato che opera nel settore dell’ingegneria dei trasporti ferroviari e dell'Alta Velocità. La Lorenzetti, che di treni non è esattamente un'esperta, essendo laureata in filosofia (!), è accusata di corruzione, associazione a delinquere e abuso d'ufficio, per gli appalti del nodo ferroviario di Firenze: un "gioco di squadra", una "corruzione circolare", favori fatti a destra e sinistra, "sapendo che prima o poi chi ne fa parte ti ripaga".
Proprio una filosofia di vita.


martedì 3 settembre 2013

La leggenda metropolitana del Renzi vincitore

Una delle più grandi balle che politici di tutti gli orientamenti continuano a raccontare, da quando Pier Luigi Bersani ha deciso di suicidarsi seguendo i consigli di un vecchio di novant'anni con uno strano concetto della ragion di Stato, è quella che con Matteo Renzi il Pd avrebbe vinto le elezioni. 
E' noto che il brufoloso sindaco democristiano di Firenze è il candidato preferito dalla destra, perché, in fondo, lui è di destra. Va in pellegrinaggio ad Arcore, stravede per un macellaio finanziario come Marchionne, non aveva una proposta che è una, tranne quella (gli va riconosciuto, vincente) di rottamare tutte le cariatidi del Pd. 
Quando ha corso per le primarie è stato battuto sonoramente, con tanto di frizzi e lazzi sulla sua comparsata alla trasmissione della moglie di Maurizio Costanzo (che fa televisione perché è la moglie di Maurizio Costanzo, ovvero un compagno di loggia di Silvio Banana), nella quale ha pensato di vestirsi da Fonzie, assomigliando tragicamente a Potsie (del quale possiede anche lo sguardo ebete-bovino). 
La sua nomina a segretario, a stare a sentire i vecchi che lui voleva rottamare, avrebbe spaccato il partito e secondo i sondaggi avrebbe perso più voti lui a sinistra che se fosse diventato leader del Pd direttamente Berlusconi.
Adesso il rivoluzionario Renzi gode dell'appoggio di tutti quelli che sperano di tornare a galla, alla faccia del nuovo che avanza. Dietro la sua faccia si nascondono oggi gente come Dario Franceschini, Walter Veltroni, Beppe Fioroni, Piero Fassino e perfino Massimo D'Alema spende parole di endorsement nei suoi confronti. Una ventata di vera e propria aria fresca, per una formazione politica che definire alla canna del gas è un eufemismo. Il rottamatore finirà col fare il restauratore e (volete scommetterci?) con il perdere anche lui le elezioni. 
Perché è questa la missione di ogni bravo leader della sinistra. 

martedì 6 agosto 2013

Il manager più disastroso d'Italia era un vero teorico delle larghe intese

L'ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, si è da tempo conquistato il titolo di manager più disastroso d'Italia, una competizione durissima, visto che i candidati sono tanti (quasi tutti, pubblici e privati) e di solito più guadagnano e più combinano i guai. Lui però ha sbaragliato la concorrenza, contribuendo ad accumulare un buco di 740 milioni di euro per la povera banca senese.
Questo campione della (im)prenditoria italiana era naturalmente un vero alfiere delle larghe intese. Nel 2010 quando era già finito sul registro degli indagati per l'aeroporto di Ampugnano (poi rinviato a giudizio per concorso morale in falso e turbativa d'asta) Mussari era impegnato nella conquista della presidenza dell'Abi, con l'approvazione di Banca d'Italia nonostante via Nazionale avesse già avviato le indagini sulla situazione patrimoniale del Mps, mentre i magistrati cominciavano a interessarsi all'acquisizione di Antonveneta, la madre di tutte le cazzate, la mossa che ha aperto la voragine nei conti della banca. 
E naturalmente incontrava tutti: i suoi vecchi amici D'Alema e Latorre, Giuliano Amato, Enrico e Gianni Letta, Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini, Maurizio Gasparri, Daniela Santanchè. Non solo, dalla sua agenda emergono anche due comparsate al Quirinale "per udienza privata con Giorgio Napolitano", poi si aggiungono anche Pierluigi Bersani, Fabrizio Cicchitto, Luciano Violante, Antonio Tajani.
Un eroe dei giorni nostri. Il manager dell'inciucio, che si è fatto fregare i soldi perché non parlava inglese. Giusto che un tipo così rappresentasse le banche italiane.

venerdì 28 giugno 2013

Chi ha garantito gli Usa sugli F-35? Il dalemiano "Lothar" Minniti fregato da un cablo WikiLeaks

Preso con le mani nel sacco. Mentre il Pd si arrovella sulla questione dell'acquisto dei cacciabombardieri, un cablo di WikiLeaks rivela che tra gli sponsor più accesi degli F-35 c'era la sinistra e in particolare Marco Minniti, senatore dalemiano, attuale sottosegretario con delega ai servizi segreti (siamo in otime mani, direi). Nel marzo del 2006, mentre Prodi e il centrosinistra stanno per tornare al governo, gli americani si preoccupano: che ne sarà della Nato, delle truppe in Afghanistan, degli F-35, dei tanti favori e piaggerie tributati all'amico Bush dal Cavaliere? Cosa faranno questi terribili "comunisti" al governo? A tranquillizzarli c'è Minniti, figlio di un pilota dell'aeronautica militare, che li accoglie in un ufficio "pieno di modelli di aerei e cimeli Nato". 
Fra aeroplanini e reliquie di guerra, l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Massimo D'Alema e sottosegretario alla Difesa con Giuliano Amato, garantisce che la "stretta relazione" fra l'Italia e gli Stati Uniti avviata da Berlusconi fra una bistecca e l'altra nel ranch del presidente texano, non verrà messa da parte. Ampie rassicurazioni anche su Afghanistan e F-35  per i quali "aveva firmato personalmente l'accordo che impegna l'Italia". Il guerriero de' noantri, scrivono i funzionari di Washington, ha "ricordato con orgoglio che il Ministero della Difesa era sul punto di firmare quello che ha definito come una grande espansione degli accordi sul trasferimento di tecnologia militare con il Pentagono alla fine del governo guidato da Massimo D'Alema. Ha espresso quello che è sembrato un desiderio personale di riavviare i negoziati per quell'accordo". 
Minniti, detto Lothar (come l'assistente di Mandrake), è un "nostalgico" delle belle guerre andate,  dei tempi in cui era lui stesso "a coordinare il coinvolgimento militare dell'Italia nei Balcani con gli Stati Uniti e la Nato", quando in palese violazione della Costituzione e degli stessi accordi Nato i nostri caccia bombardavano la Jugoslavia.  
Le tristi miserie della sinistra italiana. 

giovedì 16 maggio 2013

D'Alema e Bersani come Totò e Peppino

A metà fra la banda degli onesti e Totò e Peppino divisi a Berlino, i due ex amici Pier luigi Bersani e Massimo D'Alema continuano a regalarci perle in serie sulla loro scarsa abilità di capirci un tubo di quello che accade loro intorno. L'ultima proprio oggi: il lider maximo, prima del disastro combinato dal Pd per la corsa al Quirinale avrebbe suggerito allo smacchiagiaguari di farsi da parte e di proporre a Grillo il nome di Stefano Rodotà per la Presidenza del Consiglio, ottenendo un netto rifiuto. 
La portavoce del rottamato ex inventore della Bicamerale ha detto che nell'articolo riportato da un quotidiano ci sono frasi virgolettate che D'Alema non ha mai pronunciato. Una smentita alla D'Alema, una sostanziale conferma che uno dei bastoni più grandi fra le ruote della formazione di un governo che avrebbe definitivamente affossato il Caimano è stata l'ostinazione del suo segretario, che non si voleva proprio rassegnare al fatto che non sarebbe andato a Palazzo Chigi. 
Sarebbe servito a qualcosa? Certo, quantomeno ad evitare la schizofrenia attuale di questo ex partito che mentre governa con Berlusconi, manda avanti il suo capogruppo al Senato a dire che il re del bunga-bunga è ineleggibile. Uno sdoppiamento della personalità da manuale di psichiatria. 
O da comica finale.