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lunedì 3 febbraio 2014

Il blog di Grillo, l'utile diversivo per lettiani e renziani

Non so se tutti i post (non i commenti) che compaiono sul blog di Beppe Grillo siano visionati o meno dal comico genovese, ma di certo alcuni di questi sono stati un utilissimo diversivo per il governo, per i partiti e per gli astri nascenti giovani ma già invecchiatissimi del caravanserraglio della politica italiana. Certe uscite sui giornalisti, per esempio, sono servite solo a concedere cinque minuti di popolarità ad emeriti carneadi,  tuttologi della domenica, o tromboni rintronati come Alberoni, per quanto molto ben pagati. E l'ultima su Laura Boldrini è stata davvero una sciocchezza imperdonabile. 
Ora sono tutti felici e contenti di poter gridare al "fascismo", allo "squadrismo", al "potenziale stupratore", al "pestaggio mediatico" e via così, con tutte quelle facce sdegnate per le quali si sono allenati allo specchio quasi tutte le sere. 
I cattivi grillini ostacolano la democrazia. Poffarbacco. 
Fra un'indignazione e l'altra, intanto, la Ue ci ricorda che tipo di democrazia è la nostra: la corruzione qui da noi vale 60 miliardi di euro l'anno, pari al 4% del pil e alla metà dell'intero valore della corruzione nei 28 paesi membri dell'Unione. Non solo, ma la Commissione ricorda le leggi "ad personam" che hanno favorito i politici nei processi giudiziari contro di loro e l'indegno sistema del finanziamento ai partiti. 
Che pacchia il blog di Grillo per una mummia come Enrico Letta, attualmente in tour con il cappello in mano nei paesi arabi. Un paio di cazzate e... puf! Si dimenticano tutta la sua inadeguatezza, i suoi clamorosi insuccessi e i suoi conflitti di interessi, visto che lì ce lo hanno messo lo zio e il Pregiudicato d'Italia.

lunedì 13 gennaio 2014

Il reato di clandestinità, la vergogna che malgrado Grillo la sinistra non abolirà (mai)

Ho letto molti piagnistei di commentatori vari che si sono lamentati del bizzarro sistema con cui Beppe Grillo stabilisce l'orientamento delle posizioni politiche del Movimento 5 Stelle, quei referendum online aperti solo agli iscritti "certificati" che certo non possono essere un grande esempio di democrazia. Oggi in ballo c'era il reato di clandestinità, quella porcheria approvata da ex fascisti e banditi leghisti in barba a qualsiasi considerazione umanitaria: va abolito oppure no? 
Grillo lo ha chiesto ai suoi seguaci sul web e tutti giù con la solita solfa su come il comico e i suoi sodali possano manipolare i risultati di queste consultazioni dallo scarso valore statistico. La stampa "democratica" ha sprecato fiumi di parole per sottolineare la deriva populista del Movimento, che a loro dire inseguirebbe gli istinti di "pancia" della popolazione. 
Poi però succede che il referendun online lo vincono quelli che vogliono l'abolizione del reato di clandestinità e il Partito di Renzi è di nuovo "nudo". Quello schifo di legge la sinistra non riuscirà ad abolirlo nonostante ora abbia l'appoggio anche del Movimento 5 Stelle e quindi la schiacciante maggioranza per farlo. Perchè - sarebbe il caso di ricordarlo ai nostri fini pensatori - la sinistra sta al governo con la destra e sembra destinata a rimanerci a lungo. 
Per amore di Alfano e Napolitano, pure stavolta gli ex comunisti faranno la figura dei cazzari e dei razzisti. 

martedì 31 dicembre 2013

Napolitano, Grillo e Berlusconi: oggi fatevi un favore e spegnete la tv

Che sia il novantenne Giorgio Napolitano, l'ex comico Beppe Grillo o il pregiudicato Silvio Berlusconi, oggi fatevi un favore e spegnete la tv. Questa gente non ha proprio più niente da dire e non c'è neanche gusto a prenderla per il culo come si faceva un tempo, magari con quel buontempone di Francesco Cossiga, che in tre minuti e mezzo disse che era meglio "tacere". La realtà è che questi tre figuranti (manca qualche bella statuina del Pd, ma sarebbe davvero troppo un discorso di fine anno che so, di Letta o Renzi) sono e sanno di essere i principali responsabili di questo ignobile casino che regna nel paese. Napolitano ha fatto a pezzi Parlamento e partiti per cercare di tenere a galla il vecchio amico craxiano Silvio, il pregiudicato più noto d'Italia non si rassegna a farsi da parte, mentre Grillo ha sulla coscienza l'incapacità di ottenere dei risultati concreti dalla sua personale vittoria alle elezioni (non prenderà mai più tutti quei voti e non avrà più un'occasione come quella di votare per Romano Prodi al Quirinale e spazzare via un bel pezzo degli impresentabili che siedono in Parlamento).
Che siano proprio loro a farci la predica, è paradossale, grottesco, squallido e triste.
Buon anno nuovo, comunque.

lunedì 16 dicembre 2013

Finanziamento pubblico ai partiti: Fonzie sigla il primo autogol

Chissà se è stata una sua idea, o se qualcuno dei suoi geniali collaboratori gliel'ha suggerita. Certo è che l'uscita di Matteo Renzi sul finanziamento pubblico ai partiti come "sorpresina" per spiazzare Beppe Grillo è stata un vero autogol. Convinto di essere molto furbo e intelligente, il sindaco di Firenze (a proposito, quand'è che si dimette?) ha promesso al Movimento 5 Stelle di rinunciare ai soldi per i rimborsi elettorali (fin qui indebitamente presi come sancito dalla Corte Costituzionale) in cambio dell'appoggio dei grillini a una non meglio precisata riforma della legge elettorale. Applausi del pubblico pagato, partito ricompattato, lodi a profusione dei commentatori politici (anche loro molto pagati). 
Quant'è furbo 'sto Renzi, ahò.

mercoledì 26 giugno 2013

Letta e il "pacco" sul lavoro

Beppe Grillo esagera sempre e non è molto capace di scegliersi le persone giuste. Ma quando spara a zero contro i giornalisti, beh, si sa, lì "dove cogli cogli sempre bene". Non è tanto la presenza dei fastidiosi cronisti da marciapiede, a caccia di dichiarazioni sulla qualunque, che in fondo farebbero solo il loro mestiere se ogni tanto, dico ogni tanto, si lanciassero anche in qualche timida domanda invece di limitarsi a lavorare come buche delle lettere. Ma provate a mettere da parte per un attimo il guitto più divertente d'Italia e le sue beghe con il branco di parlamentari che ha fatto eleggere suo malgrado e guardare che cosa sono i quotidiani, i telegiornali, i talk-show e i siti web in questi giorni.
Non esiste praticamente alcuna voce critica. 
Si va dalla schizofrenia di giornali come Repubblica e Corriere, che nelle pagine interne pubblicano anche qualche notizia, mentre affidano molti dei loro editoriali a persone dedite all'esaltazione delle larghe intese e della pacificazione, al filogovernismo storico del giornale degli Agnelli - filogovernismo a prescindere, salisse a Palazzo Chigi anche che so... Johnny lo zingaro - passando per soporiferi dibattiti televisivi. Tutti a gettare acqua sul fuoco della condanna di Berlusconi per il caso Ruby, tutti a parlare di "moralismo" come se il monarca del centrodestra fosse stato incastrato solo per i suoi gusti sessuali un po' eccentrici, quando non bulimici, e non per aver corrotto funzionari pubblici, comprato parlamentari e sentenze favorevoli, aver evaso il fisco, aver truccato i bilanci della sue società e per essersi salvato ripetutamente dal carcere grazie alle leggi che ha fatto approvare dai suoi stipendiati. Tutti a stracciarsi le vesti per la interdizione perpetua dai pubblici uffici (quando viene automaticamente applicata dal codice penale per tutti i reati che superino i cinque anni di condanna). 
La colpa del possibile disastro della maggioranza è tutta della pruriginosa Ilda Boccasini e della feroce Procura di Milano, che non hanno digerito la moral suasion del Presidente della Repubblica (sì, adesso si chiama così il tentativo di influenzare le sentenze). Il problema non è governare con un personaggio che si è macchiato di reati anche gravi e che pensa a una successione dinastica della sua forza politica (vuole metterci la figlia Marina, che se però sarà abile come lo è stata alla Mondadori potrebbe anche far vincere la sinistra un giorno). Il problema è che tutto questo - udite, udite - porterebbe alla fine del mega bunga-bunga in atto e alle fastidiosissime, ne converrete, elezioni. 
Orrore, le elezioni. 
E' perché siamo i solti ingrati e non riusciamo a vedere quanto bene sta facendo il governissimo del nipote del braccio destro di Berlusconi. Guardate oggi che capolavoro hanno presentato: "Il Cdm vara il pacchetto per il lavoro. Letta: favorirà 200 mila assunzioni", suona la grancassa Repubblica mentre dalle parti del Corriere si ode uno squillo di tromba: "Lavoro, bonus per i contratti. Nasceranno 200 mila posti", così, per partenogenesi. "Lavoro, bonus alle imprese che assumono", titola La Stampa molto fiera. 
Poi uno va a leggere dentro e scopre che per poter usufruire dell’incentivo, il giovane senza lavoro deve avere fra i 18 e i 29 anni d'età, essere privo di impiego da almeno 5 mesi e di un diploma di scuola media superiore o professionale, deve vivere da solo con una o più persone a carico. 
Roba da presa per il culo, visto che l'Italia è il paese dove un giovane in quella situazione non solo non vive da solo, ma è lui a essere ancora a carico dei genitori. 
Però tranquilli, il nipote di Gianni Letta ha pensato anche a voi trentenni, quindi vecchi, che avete studiato almeno un po' e che non avete persone a carico: c'è sempre la carta della povertà estrema.
Un po' come tornare alle tessere per il pane.

lunedì 20 maggio 2013

Il Pd e la sua schizofrenia politica: non se la sentono di farlo con Berlusconi e rendono ineleggibile Grillo

"Destra e sinistra sono uguali". Di solito se sentite pronunciare una frase del genere vuol dire che il vostro interlocutore è di destra e un pochino se ne vergogna pure. Ma è da molto ormai che quello che un tempo sarebbe stato tacciato, giustamente di qualunquismo, ha trovato degnissima legittimazione.
Cosa pensare infatti di un partito che sotto gli occhi dei suoi attoniti milioni di persone si sta lentamente trasformando in una formazione di centro, neanche troppo progressista?
Attualmente le macerie del partito voluto da Veltroni hanno prodotto Enrico Letta, un Presidente del Consiglio orgogliosamente democristiano e addirittura un po' filoandreottiano, un segretario reggente ex socialista dei tempi di Craxi, Guglielmo Epifani, che non scende in piazza con la Fiom perché lui vuole "rappresentare tutti" (tutti chi?), i futuri candidati alla segreteria che includono un altro democristiano doc come Matteo Renzi e il "banchiere" Sergio Chiamparino, uomo di riferimento della Fiat. 
Scelte imbarazzanti.

giovedì 16 maggio 2013

D'Alema e Bersani come Totò e Peppino

A metà fra la banda degli onesti e Totò e Peppino divisi a Berlino, i due ex amici Pier luigi Bersani e Massimo D'Alema continuano a regalarci perle in serie sulla loro scarsa abilità di capirci un tubo di quello che accade loro intorno. L'ultima proprio oggi: il lider maximo, prima del disastro combinato dal Pd per la corsa al Quirinale avrebbe suggerito allo smacchiagiaguari di farsi da parte e di proporre a Grillo il nome di Stefano Rodotà per la Presidenza del Consiglio, ottenendo un netto rifiuto. 
La portavoce del rottamato ex inventore della Bicamerale ha detto che nell'articolo riportato da un quotidiano ci sono frasi virgolettate che D'Alema non ha mai pronunciato. Una smentita alla D'Alema, una sostanziale conferma che uno dei bastoni più grandi fra le ruote della formazione di un governo che avrebbe definitivamente affossato il Caimano è stata l'ostinazione del suo segretario, che non si voleva proprio rassegnare al fatto che non sarebbe andato a Palazzo Chigi. 
Sarebbe servito a qualcosa? Certo, quantomeno ad evitare la schizofrenia attuale di questo ex partito che mentre governa con Berlusconi, manda avanti il suo capogruppo al Senato a dire che il re del bunga-bunga è ineleggibile. Uno sdoppiamento della personalità da manuale di psichiatria. 
O da comica finale.