Da oggi si può dirlo, senza il timore di essere considerati dei pericolosi sovversivi. Per quanto sia da sempre un paese di cialtroni, l'Italia non aveva mai avuto un governo così cialtrone, così degna espressione dell'incapacità al comando, un distintivo che qui da noi mai nessuno aveva portato con orgoglio come Enrico Letta e la sua banda. Dopo le ignobili figuracce del Ministro dell'Interno, che fa rapire donne e bambine dalla Digos costringendo la nostra diplomazia a un penoso lavoro di ricucitura, del Ministro della Giustizia, amica intima di una famiglia di pregiudicati che sono anche i datori di lavoro del figlio, del Ministro dell'Agricoltura, intercettata mentre si preoccupa di spartizioni di poltrone, dopo il pasticcio con il decreto Salva-Roma, poi trasformato in Milleproroghe, si era pensato di toccare il fondo. Ma il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, ha deciso che si poteva anche scavare.
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mercoledì 8 gennaio 2014
Saccomanni e i soldi agli insegnanti, il "mero esecutore" bocconiano dalla figuraccia facile
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venerdì 22 novembre 2013
Privatizzazioni, il governo sempre a difesa degli interessi dei più forti
Un governo di vecchi non poteva che partorire ricette con ingredienti scaduti. E' il caso della nuova trovata delle privatizzazioni, che l'ultrasettantenne Fabrizio Saccomanni è finalmente riuscito a mettere nel piatto delle leggi dell'esecutivo di cui fa parte. L'omino dei conti era ossessionato da tempo da questo mantra, molto gettonato negli anni ottanta e novanta, e - ovviamente - fallito, da noi come in tanti altri paesi (chiedete a un britannico che ne pensa della privatizzazione delle ferrovie). Prima di lui, a fare carne di porco, ci aveva pensato l'attuale presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, responsabile della più grande svendita di Stato del nostro paese.
Tra il 1993 e i primi mesi del 2001 in Italia sono state effettuate
cessioni al mercato di quote di aziende pubbliche per circa 234.800
miliardi di lire, riguardanti importanti aziende di
proprietà del Ministero del Tesoro (Telecom, Seat, Ina, Imi, Eni,
Enel, Mediocredito Centrale, Bnl), dell’Iri (Finmeccanica,
Aeroporti di Roma, Cofiri, Autostrade, Comit, Credit, Ilva, Stet),
dell’Eni (Enichem, Saipem, Nuovo Pignone), dell’Efim, degli altri
enti a controllo pubblico (Istituto Bancario S. Paolo di Torino e
Banca Monte dei Paschi di Siena) e degli enti pubblici locali (Acea, Aem, Amga). Una pacchia per i futuri datori di lavoro di Draghi, la Goldman Sachs.
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martedì 5 novembre 2013
La folle corsa verso il baratro di un governo di disonesti e mezze cartucce
Pur di mantenere al governo questa manica di fallimentari individui si è disposti a passare su tutto, dalla maggioranza delle larghissime ammucchiate, alla Ministra dalla telefonata facile, a patto che si sia amici di famiglia e possibilmente assai generosi con la sua. Fa francamente ridere la difesa anche un po' stizzita di Anna Maria Cancellieri, la pensionata di lusso a metà fra la sòra Lella e la Sgarambona di radiofonica memoria, che chissà chi e chissà perché ha messo alla guida della Giustizia, un tipo un po' così, amica intima di una banda di disonesti, moglie di un farmacista che è finito pure in galera perché faceva gli impicci con le fustelle false dei farmaci e con un figlio "idiota" che però viene pagato a peso d'oro.
Fa venire il sangue agli occhi, come ha scritto giustamente ieri Sandrone Dazieri, sentir parlare di atto umanitario questa gente, che di umanità non ne ha mai avuta per nessuno che non facesse parte della loro ristretta cerchia, politici che hanno approvato leggi schifosamente repressive per riempire le carceri di poveri sfigati e ora di fronte al fatto che anche qualcuno di loro o dei loro amici finisce dentro (o potrebbe finirci come Silvio) si preoccupano tanto delle condizioni dei detenuti italiani.
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martedì 29 ottobre 2013
La missione compiuta dei geni della finanza al potere: in 5 anni raddoppiati i poveri
Missione compiuta. Dal 2007 al 2012 il numero di italiani che vivono in povertà assoluta è raddoppiato da 2,4 a 4,8 milioni. Quasi la metà (2,3 milioni) sono al Sud e di
questi poco più di 1 milione sono minorenni, mentre sono salite al 65% le famiglie che dichiarano di acquistare meno beni che in passato. Come al solito le cifre statistiche fanno piazza pulita di tutte le balle raccontate da politici e grandi economisti che in questi anni si sono avvicendati al potere. Che cosa dire di fronte ai numeri dell'Istat delle facce che in questi anni si sono occupate della nostra economia, come quelle di Giulio Tremonti, di Mario Monti e oggi di Fabrizio Saccomanni?
Il loro non è in realtà un fallimento, ma la piena adesione alle dottrine che vengono insegnate nelle Università dell'alta borghesia, dove a costi esorbitanti si educano i futuri padroni del vapore a ridurre in pezzi tutto quello che puzza di sociale in favore di tutto quello che fa fare i soldi ai privati. Via scuola, asili, sanità pubblica e aziende di Stato, con conseguente impoverimento delle famiglie e perdita dei posti di lavoro. Il pensiero unico del capitalismo straccione non conosce rivali. Anzi, ormai ha corrotto anche comunisti e cattolici.
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lunedì 28 ottobre 2013
L'ossessione delle privatizzazioni del Paperone Saccomanni
Il ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, è un amante delle esternazioni. Personaggio che ha sempre lavorato nell'ombra per conto di precisissimi poteri forti, ora che è parte del governo dell'ammucchiata generale non si contiene e parla. Oltre al suo mantra preferito della "ripresa dietro l'angolo", puntualmente smentito da tutti i dati statistici ufficiali, c'è quello delle privatizzazioni. Già lo scorso luglio aveva provocato un mezzo maremoto dichiarando a Bloomberg che si sarebbero svendute Eni, Enel e Finmeccanica per fare un po' di cassa. Subissato di insulti per aver detto una cosa che non era stata discussa con nessuno all'interno della ridicola maggioranza che sostiene anche lui, ha fatto passare qualche mese e ci è tornato. Stavolta niente testate gradite alla business community, ma il salotto del milionario Fabio Fazio, dove ancora una volta ha ripetuto il suo concetto da ragioniere: vendere le aziende di Stato per ridurre il debito, infilandoci pure la Rai.
Saccomanni è un giovane virgulto di 71 anni (il ministro delle Finanze svedese, considerato il miglior d'Europa, ne ha 45) e sembra il perfetto identikit di chi si schiera dalla parte dei soldi. Laureato alla Bocconi, ha lavorato come rappresentante della Banca d'Italia presso il Fondo Monetario Internazionale, la Banca centrale europea, la Banca dei Regolamenti Internazionali e l'Unione Europea, ovvero tutti i principali grassatori del cittadino medio. Un paperone di Stato che da direttore della banca centrale guadagnava oltre 830 mila euro l'anno e che quando ha dovuto mettere on line la propria dichiarazione dei redditi ha fatto l'indiano, senza includere quelli derivanti dalla pensione di cui già gode. Tanto per fare un esempio, il più grande banchiere del mondo, il presidente della Fed (la banca centrale degli Stati Uniti) Ben Bernanke ha uno stipendio di meno di 200 mila dollari l'anno.
Ecco, l'emblema dell'Italia che mangia a sbafo sulla pelle degli altri, cumulando stipendi senza alcuna giustificazione, ci dice che dobbiamo svendere i gioielli di famiglia per colmare il buco che quelli come lui hanno scavato nel corso degli anni (è entrato in Banca d'Italia nel 1967 e tralasciamo che cosa è stata la Banca d'Italia in questi ultimi cinquant'anni). Parlare di privatizzazioni qui da noi significa intraprendere un cammino ben preciso: regalare le aziende ai privati, assistere impotenti a una progressiva perdita di posti di lavoro e competitività e poi spendere un sacco di soldi per ricomprarle prima che falliscano del tutto (vedi Telecom e Alitalia).
Chi non si pone il problema di che fine faranno Eni, Enel, Finmeccanica e la stessa Rai è in malafede o è stupido. Saccomanni non è stupido, purtroppo.
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