Sempre sotto schiaffo di fronte alle bizze del Caimano. La maggioranza delle larghe intese dimostra per l'ennesima volta come le sorti del proprietario del centrodestra siano l'unico argomento di interesse dalle parti di Palazzo Chigi e dintorni. Il Pdl ha chiesto e ottenuto una sospensione dei lavori di Camera e Senato per valutare la situazione che si è creata dopo che la Cassazione ha spento le speranze di poter arrivare a una prescrizione al processo per i diritti Mediaset. La pitonessa Santanchè aveva proposto tre giorni, ma gli indomiti parlamentari del Pd hanno detto il loro fermo no. Vabbè, fermo... ci siamo capiti. Infatti hanno votato una sospensione di ventiquattro ore, ma hanno detto chiaro e tondo che questa sarà l'ultima volta che cedono (e giù un diluvio di risate).
Ventiquattrore di tempo per trovare il salvagente per Silvio. Una mega amnistia, un mega indulto tombale, un garbuglio legislativo che possa per l'ennesima volta rinviare l'ineleggibilità di Berlusconi. Altrimenti viene giù tutta la fragile impalcatura che sostiene questo governo del fare (poco o niente). Il Pd, ne sono certo, farà la sua parte.
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mercoledì 10 luglio 2013
Ventiquattrore per salvare Silvio: il Pd sempre sotto schiaffo
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lunedì 3 giugno 2013
I democratici che lavorano per Silvio: Boccia e il grande imbroglio del presidenzialismo
Questo governo una cosa sola poteva fare: abolire il Porcellum, tornare alla legge elettorale precedente e levarsi di mezzo rapidamente. Invece, giorno dopo giorno, emergono le ambizioni vagamente golpiste dei democratici fautori dell'inciucio (Giorgio Napolitano in testa), che sperano di tenere il nipote di Gianni Letta a Palazzo Chigi ancora un bel po', almeno quanto basta a sistemare tutti i problemi di Silvio Berlusconi, per poi tornare magari a votare con la legge porcata.
Come altro interpretare la netta opposizione alla mozione presentata da Roberto Giachetti e appoggiata da Sel e Movimento 5 Stelle? Come tutti coloro che non si adeguano al pensiero unico, il povero deputato aveva avanzato la timida proposta per non perdere altro tempo: il ritorno immediato al Mattarellum.
Apriti cielo. I suoi lo hanno trattato come un appestato.
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martedì 28 maggio 2013
Amministrative: Letta esulta ma le larghe intese vengono bocciate senza appello
Era tradizione delle consultazioni della Prima Repubblica commentarle con soddisfazione anche se non ce'ra niente da essere soddisfatti. Merito del proporzionale puro, che teneva in vita formazioni politiche con percentuali da prefisso telefonico, con i loro rappresentanti che andavano in tv a cantare vittoria perché magari avevano conquistato uno 0,1% in più, e quelli del Pentapartito che si scambiavano allegramente qualche punto e restavano al governo tutti insieme. L'arrivo del maggioritario e delle elezioni dirette del sindaco, dei presidenti di provincia e dei governatori regionali ha reso il trucco un po' più difficile, ma siccome siamo in tempo di revival, il prestanome democristiano del governo delle "larghe intese", Enrico Letta, ha esultato di fronte ai risultati delle amministrative sostenendo, con una faccia di bronzo che evidentemente è nel dna della famiglia, che il voto ha promosso il governo.
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lunedì 13 maggio 2013
Altro che web, l'eversione è al governo
La scorsa settimana il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso parole di condanna nei confronti dell'antipolitica definendola potenzialmente eversiva e come al solito quasi tutti i commentatori italiani si sono esibiti nel miglior repertorio di piaggeria, definendola una lezione di politica. "La violenza va combattuta, fermata, scongiurata prima che si trasformi
in eversione. In questo momento non possiamo essere tranquilli davanti a
esternazioni anche solo sul piano verbale o sul piano della propaganda
politica", ha detto il Presidente, allarmato probabilmente dal fatto che nessun politico riesce ormai a mettere la testa fuori di casa o ad andare al ristorante senza che una folla di persone non cominci a insultarlo.
Il principale garante dello status quo, l'ex comunista che piace tanto al centrodestra, forse fa finta di non vedere che la vera eversione in Italia sta al governo, il governo che lui ha contribuito a formare, il governo che ha apertamente e smaccatamente sponsorizzato fin dal giorno dopo le elezioni.
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giovedì 9 maggio 2013
Governo in convento, la combriccola appesa a un filo
Come temevano i più, siamo di nuovo appesi alle bizze di Silvio Banana. Alla fine, i "democratici" che hanno deciso di partecipare a questa ridicola spartizione delle poltrone nel nome della governabilità pagheranno il prezzo dell'aver solo rimandato l'agonia. Per ora, l'uomo solo al comando preferisce non spezzare il filo, invitando i suoi dipendenti a fare commenti in suo favore dopo la conferma in Appello dei quattro anni per frode fiscale, ma a non minacciare la stabilità di questa specia di maggioranza-gregge quantomai appesa alle follie del vecchio satiro.
Infatti, se controllate in rete, è un fiume di attestati di lecchinaggio nei confronti del capo, ma senza che nessuno intenda incendiare la prateria, anche se la palma della dichiarazione più ridicola appartiene come al solito al Pd.
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mercoledì 8 maggio 2013
Fratelli d'Italia, il nuovo taxi "nero" a disposizione di Silvio
La battuta di Enrico Mattei, che rispondendo a un giornalista che gli chiedeva conto del fatto che l'Eni aveva pagato anche il Msi disse "Per me i partiti sono come taxi: li uso, pago la corsa e scendo", è passata alla storia. E oggi i residuati della vecchia fiamma tricolore si presentano come il nuovo mezzo pubblico a disposizione del migliore offerente, ovvero Silvio Berlusconi. La sceneggiata di presentare una lista separata, messa in piedi da personaggi che devono tutto al Caimano, come Ignazio La Russa e Giorgia Meloni, ha ingannato qualche sparuto elettore di destra, in larga parte anzianotti, che pensando di non votare più per Silvio, ha scelto i Fratelli d'Italia, formazione particolarmente ridicola già dall'intestazione. La truffa non ha funzionato benissimo, ma l'apparentamento con il Pdl sì, al punto che con un misero 1,92% sono riusciti a eleggere una sparuta pattuglia di parlamentari, naturalmente sempre devoti al grande vecchio di Arcore.
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