Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post

martedì 18 marzo 2014

Il lavoro nell'era di Fonzie: la Coop sei tu, chi può fregarti di più?

Gli occupati sono per l'80% donne precarie, malpagate, costrette a organizzare la loro vita attorno alle esigenze del supermercato, ad andare in bagno a comando, a sorridere in modo adeguato ai clienti per avere qualche mancia (leggi contratto integrativo).  C'è gente che in 12 anni ha collezionato 27 contratti diversi per poi essere trasferito a 100 chilometri da casa e poi, reparti punitivi, licenziamenti di persone dopo cinque o sei anni di contratto, precettazione dei dipendenti in sciopero, antisindacalismo stile anni settanta, con delegati sindacali trasferiti o demansionati, fino alla schedatura fotografica per chi aderisce a iniziative di sciopero.
Non è il Bangladesh, nè il Pakistan, nè la Cina: è il magico mondo delle Coop, quelle rosse, quelle legate ai rottami del Pci e a quel che resta della Cgil, quelle da cui proviene il nuovo ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, quelle che meglio di tutti incarnano il renzismo (ovvero la destra liberista che si traveste da riformatrice progressista).

giovedì 16 gennaio 2014

Il lavoro al tempo dei renziani: i 500 euro al mese dei "cinesi" di Eataly

Lui è il nuovo simbolo del lavoro che probabilmente immaginano i seguaci di Matteo Renzi. Anzi, lui stesso ha più volte dichiarato il suo appoggio al sindaco rottamatore a targhe alterne, rivendicando il suo esempio di imprenditore illuminato, da "mercante delle utopie", come è stato definito nelle agiografie. Oscar Farinetti (che poi si chiama Natale e non si capisce perché si fa chiamare Oscar) è un (im)prenditore a tutto tondo, che dopo i successi della catena di elettronica UniEuro, ha lanciato il nuovo orgoglio nazionalpopolare, i supermercati di Eataly, dove fare la spesa ti costa un mutuo e dove al "ristorantino" di qualche pippa di chef stellato mangi la cacio e pepe a venti euro. Non a caso i suoi negozi si trovano soprattutto negli Stati Uniti, a Tokyo e Dubai, dove è facile fare fessa la gente col portafoglio gonfio. Ma anche in Italia le cose non vanno male. E il successo gli vale anche qualche ospitata in tv come esponente della sinistra che si è rimboccato le maniche e ce l'ha fatta, non come 'sti giovani d'oggi, signora mia, che sono troppo choosy e non hanno voglia di fare nulla.
Poi però cominciano a venire fuori i motivi di questo successo. 

giovedì 31 ottobre 2013

Un paese senza lavoro e senza governo, ma ci resta il Bunga Bunga

Un paese senza lavoro e senza governo. Perlomeno senza un governo credibile. Chi infatti si fiderebbe ancora di un'ammucchiata così indegna da risultare addirittura ridicola? Nessuno, a meno che non sia in mala fede. E in mala fede sono tutti coloro che continuano a sostenere l'esecutivo del Letta minore. Mentre tutta Italia dipende ancora dalle bizze di un anziano puttaniere ("Finchè c'è Silvio c'è Bunga Bunga", ha dichiarato ieri una delle ragazze pagate a peso d'oro da Berlusconi, rassicurando un po' tutti) e le telecamere vengono puntate sul suo nuovo ometto di fiducia Raffaele Fitto (un campioncino che in linea con l'attitudine del partito si è già beccato una condanna a quattro anni in primo grado ed è sfuggito in passato agli arresti solo grazie al fatto che i suoi amici di tutti i partiti hanno respinto alla Camera la richiesta dei magistrati), l'Istat certifica per l'ennesima volta il dramma in cui stiamo vivendo. 
Il tasso di disoccupazione a settembre ha segnato un nuovo record raggiungendo il 12,5%  in rialzo di 0,1 punti percentuali su agosto e di 1,6 punti su base annua. E' il valore più alto dal 1977 (!)  ed è aggravato dal dato sui giovani fra i 15 e i 24 anni), dove la disoccupazione è arrivata al 40,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali su agosto e di 4,4 su base annua. 
Economisti e osservatori prezzolati dal grande capitale fanno spallucce e sostengono con la consueta faccia di bronzo che i segnali di ripresa economica (che si baserebbero sulla "fiducia" delle imprese, pensate un po')
hanno bisogno di più tempo per trasferirsi sul mercato del lavoro.
Ma è una grassa bugia.  Perché il sistema è stato esattamente concepito per raggiungere i risultati opposti: la massimalizzazione dei profitti a danno dei posti di lavoro. Questo è il paese delle grandi intese, pochi furbetti alla guida del treno e vagoni e vagoni di poveri illusi e ignoranti, travolti da promesse elettorali e attirati come mosche sulla merda da nani, ballerine, presidenti e banchieri ottuagenari.