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venerdì 18 dicembre 2015

Altro che Isis, di questo passo faremo la fine del dottor Stranamore

Altro che Califfo nero. Se tutto prosegue su questa strada saremo noi a farci fuori da soli. Mentre i miliziani delll'Isis combattono la loro guerra cercando di ridisegnare i confini di paesi devastati dai massacri scatenati dall'occidente e grazie alle armi che anche l'Italia gli ha venduto, con la convinzione che le avrebbero rivolte contro i cattivi, la Santa alleanza fra Nato e Russia contro le forze del male sta disegnando scenari da dottor Stranamore.
Dopo gli attentati di Parigi sono ripresi i bombardamenti in Siria e in Iraq, che continuano a mietere vittime civili e sembrano sortire pochi effetti, visto che l'Isis conquista passo dopo passo nuovi obiettivi. In compenso il bagno di sangue a cui sottoponiamo la povera gente aiuterà a scatenarci contro qualche altro pazzoide indottrinato da imam estremisti (molto simili ai preti cattolici che provocano gli omicidi dei medici abortisti negli Stati Uniti). In più, ora ci troviamo in una situazione di scacco, con la Turchia (paese Nato guidato da un folle) che abbatte aerei russi, Putin che minaccia di gettare bombe atomiche e il nostro Renzi di nuovo con lo scolapasta in testa che annuncia dai divani del più ridicolo talk-show della TV pubblica e privata l'invio di un nuovo contingente a protezione di un appalto di una ditta italiana a Mosul, zona ad altissimo rischio, tutto per far contento Obama.
Siamo nelle mani di folli al cui confronto al-Baghdadi, con la sua banda di mercenari, acquista uno spessore da statista.

mercoledì 7 ottobre 2015

All'armi siam renzisti: emergenza Isis, le bombe della Pinotti contro Padoan

La cosa l'ha buttata lì il Corriere della Sera. L'Italia sarebbe pronta a partecipare ai bombardamenti in Iraq contro i presunti obiettivi dei terroristi dell'Isis, magari anche bypassando l'approvazione del Parlamento. I nostri valorosi Tornado, non si sa bene se su richiesta degli Stati Uniti o meno, passerebbero da ricognitori a bombaroli nel nome della Santa Alleanza contro Daesh, il nome arabo dei tagliagole del Califfo nero. La ministra della Difesa, Roberta Pinotti, dopo aver incontrato a Sigonella il nuovo capo del Pentagono, ci fa sapere che il governo italiano condivide la posizione degli alleati che fanno parte della coalizione anti Isis in Iraq sulla necessità di potenziare gli sforzi nella guerra, ma che ancora non ha preso una decisione, altrimenti - che diamine - ne avrebbe informato il Parlamento.
Anche la guerra, ai tempi di Matteo Renzi, prende delle pieghe grottesche e ridicole.

martedì 12 novembre 2013

Nassiriya, dieci anni dopo il fallimento e la retorica di una finta missione di pace

Oggi si rischia l'indigestione di retorica a buon prezzo, visto che letteralmente porci e cani si sono affannati a commentare il decimo anniversario della strage di Nassiriya, dove persero la vita 19 carabinieri italiani uccisi da un attentatore kamikaze. Si parla di "eroi", di ringraziamento della nazione, di "inaccettabile e vile barbarie", come ha fatto il presidente Napolitano, di "caduti per la pace", come ha fatto l'Ordinario militare (una delle categoria di preti pagati dallo Stato) durante la commemorazione. 
Al di là del rispetto che si può concedere ai morti, la politica come al solito non conosce il senso del ridicolo, ammantando di bugie ogni fatto della nostra storia recente. La guerra in Iraq è stato un illegittimo atto di aggressione nei confronti di un paese sovrano, accusato falsamente di avere armi di distruzione di massa e di proteggere i terroristi islamici (quando Saddam Hussein era il peggior nemico degli integralisti di tutta la regione). L'Italia vi ha partecipato grazie alla vergognosa deferenza che il nostro presidente del Consiglio Berlusconi aveva nei confronti di George W. Bush, che lo invitava alle grigliate nel suo ranch in Texas e all'interpretazione estensiva dei reali compiti affidati alla Nato. Altri paesi più seri, come la Francia e la Germania, hanno evitato di farsi coinvolgere in una missione che non aveva affatto l'ombrello dell'Onu. Noi, invece, abbiamo mandato un po' di gente a morire, un po' di gente - sia chiaro - che era lì come volontaria attratta da più lauti guadagni e solo per poi spartirci i soldi della ricostruzione. I bravi ragazzi di Nassiriya erano una forza occupante, altro che balle.
Oggi, in Iraq non ci sono truppe internazionali e non c'è più niente. Un paese costantemente sotto guerra civile, preda di politici corrotti spalleggiati dai poteri occidentali e di scontri sanguinosi fra etnie. E noi abbiamo contribuito a questo schifo.