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giovedì 6 marzo 2014

Renzi e i piccoli Balilla: grottesco coro per il Presidente sulle macerie della scuola pubblica

L'idea di Matteo Renzi di visitare ogni mercoledì una scuola italiana è la tipica buffonata in stile politico italiano, che nel suo caso, non essendo neanche stato legittimato da un voto, assume tinte grottesche. A che titolo si presenta Renzi davanti ai bambini? Come l'uomo della provvidenza? Come uno che ha pugnalato alla schiena un compagno di partito per occupare un posto che non ha conquistato? Come esempio vivente dell'antica massima italica secondo la quale fregare gli altri è sempre e comunque la strada più veloce per il successo?
"Su le mani, giù le mani, chi ha Facebook? Chi ha WhatsApp? Chi è iscritto a Twitter?", cinguettava il Renzi, probabilmente nella sua veste di vecchio capo scout, dimenticandosi di chiedere quanti fossero gli utenti di YouPorn. Un vincente. Al punto che i professori della scuola di Siracusa dove il nostro capo del governo formato Mister Bean è andato in visita, hanno pensato bene di scrivere una bella filastrocca da far recitare ai ragazzi. 

lunedì 7 ottobre 2013

La spending review? Facciamola sulle scuole private

A volte per dire qualcosa di sinistra, come chiedeva Nanni Moretti, basta anche solo pronunciare cose ovvie in questo paese alla deriva, sociale e politica. Per esempio sulla scuola, che anno dopo anno viene dissanguata di risorse da governi di tutti i colori. Sulla formazione, in Italia, non si è mai investito, perché prima di tutto bisognava alimentare il business delle scuole private, il 90% delle quali nelle mani del Vaticano o di congregazioni varie. L'istruzione ha subito lo stesso lento declino dell'assistenza sanitaria e in parte per lo stesso motivo: pagare l'obolo a Santa Romana Chiesa. 
Tanto per fare due cifre, l'insegnamento della religione in tutte le scuole italiane, ci costa un miliardo e 250 milioni di euro l'anno, ai quali vanno aggiunti 325 milioni di contributi agli istituti cattolici e 46 milioni alle università, sempre cattoliche. In tutti questi posti si pagano cifre che vanno da una media di 3.000 euro fino a 10 mila euro l'anno, una vera scala classista che dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che in Italia i servizi pubblici vanno pagati lo stesso, se non si vuole andare a scuola in aule senza riscaldamento e con i soffitti pericolanti o in ospedali dove ti lasciano tre giorni su una branda in corsia.