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giovedì 20 febbraio 2014

Fine della sinistra, il nuovo governo di Renzi e Berlusconi chiude il cerchio

Ieri sono rimasto molto stupito dalle reazioni della gente comune simpatizzante del Pd, quella che si è fatta fregare per molto tempo votando tutti gli obbrobri partoriti dalle peggiori menti della sinistra italiana, di fronte alla performance di Beppe Grillo nello streaming con un suonatissimo Matteo Renzi. Persone che si sono fatte convincere da gente come D'Alema, o Veltroni, o Franceschini, sostenitori di un partito a cui si deve il continuo salvataggio del pregiudicato più celebre d'Italia, ora si arrovellano sulla forma, su come il leader del Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto ascoltare le magnifiche proposte del nuovo unto del Signore, che statene certi salverà questo povero paese, sul fatto che - signora mia - l'educazione prima di tutto. 
Per non parlare dei nuovi intellettuali organici del Partito - quattro o cinque sedicenti blogger a caccia di incarichi in direzione - che twittano indignati perché Grillo ha detto "non sono democratico, non ti faccio parlare", oppure "siamo conservatori perché non vogliamo privatizzare l'acqua" confermando che sì, sono così fessi che tocca spiegare loro anche le battute. 

sabato 3 agosto 2013

"Guerra civile!". E arrivò il momento degli scolapasta in testa

E alla fine il momento degli scolapasta in testa è arrivato. Mentre il grande capo fugge da Roma insieme alla figlia Marina (ma senza più il passaporto) i suoi sobri sostenitori, dentro e fuori il Parlamento, danno fuori di matto sotto la calura estiva. Il meno lucido è il redivivo Sandro Bondi, che dopo anni di silenzio al quale lo avevano ridotto è esploso in un'esternazione degna dei vecchi tempi, vagheggiando il rischio di una guerra civile. Più morbido, ma non per questo molto più in sè il buon Renato Brunetta, che invoca un incontro con Napolitano perché, testuale, "non è possibile pensare di privare della libertà  politica, il leader del maggior partito italiano, ne va della democrazia" (roba da Repubblica delle banane). 
L'ex compagno di Silvio nella Loggia P2, Fabrizio Cicchitto, invoca "un intervento pacificatore del presidente della Repubblica, nell'ambito dei suoi poteri istituzionali", così, senza neanche arrossire un po', mentre Daniela Santanché appare in tv e confessa: "Siamo tutti Berlusconi, abbiamo tutti la sua faccia", anche se non avevamo alcun dubbio. 
Domani, sfidando la chiusura dei Fori Imperiali voluta dal sindaco Marino, i berluscones si ritroveranno tutti insieme a via del Plebiscito per una "imponente manifestazione" (la scelta della strada sotto il palazzo del bunga-bunga, non esattamente piazza del Popolo, indica che l'attesa di partecipazione popolare non deve essere un granché). Intanto su Internet parte la petizione on-line per chiedere la grazia per Silvio, anche se il suo esercito passerà alla storia della rete come esempio mirabolante di "epic fail" (un po' ingiustamente però, visto che la stessa cazzata l'hanno fatta almeno due o tre agenzie di stampa, dove farebbero meglio a leggere qualche giornale ogni tanto prima di spacciarsi per esperti).
Todos listos por la revolucion? Dai, dopo che si è toccato il fondo si può sempre scavare.

giovedì 27 giugno 2013

Cronache di un paese da delirio: al Quirinale ricevono i condannati

Io non credo che in un paese normale il Capo dello Stato riceverebbe presso la sua sede istituzionale un uomo pluricondannato per reati di vario genere (sia pure in primo grado) e sfuggito a una decina di sentenze definitive grazie a prescrizioni, depenalizzazioni e amnistie. Invece da noi succede, con Silvio Berlusconi salito ieri al Quirinale per un incontro faccia a faccia con uno dei suoi grandi sostenitori, forse l'unico vero fan, il Presidente. 
Napolitano lo ha tenuto a galla quando dalla maggioranza uscì Gianfranco Fini, rinviando il voto di fiducia e concedendogli il tempo necessario per comperarsi un po' di parlamentari. Lo ha salvato dalla sconfitta elettorale convincendo quei beoti del Pd a votare per un anno e mezzo le riforme dei tecnici (ce ne fosse stata una che abbia funzionato...) del governicchio dell'omino con il loden, lo ha sottratto al plotone di esecuzione non affidando un incarico pieno a Bersani e operando per il "grande inciucio" (che ha finito con il tenere anche lui in sella). 
Ieri lo ha invitato per un tè e qualche biscottino, per fargli capire che lui non è come quei brutti cattivoni di comunisti che ancora si annidano nel Pd e per dimostrare a voi sudditi che, in fondo, il Caimano puttaniere, corruttore, evasore, mafiosetto, compratore di deputati, magistrati e sentenze, è tutt'altro che impresentabile.
Ovvio. Nel nostro paese, assai poco normale, queste sono le eccellenze. 

giovedì 20 giugno 2013

Dolce & Gabbana: maestri di eleganza? No, i soliti evasori fiscali anche un po' coatti

Come mai Dolce&Gabbana, coppia di stilisti omosessuali, potessero simpatizzare per Silvio Berlusconi che ha portato al governo alcuni fra i più ignobili omofobi della politica italiana era un po' un mistero. Eppure i due avevano più volte fatto outing sull'amicizia che li legava al Cavaliere, il quale non si è perso una "festa" di quelle organizzate dal duo.
Diciamo che dopo ieri è tutto molto più chiaro.
Secondo le accuse, i magliari avrebbero nascosto al fisco italiano un miliardo di euro (sì, avete capito bene, un miliardo di euro) e se la sono cavata con una condanna a un anno e otto mesi sospesa con la condizionale, anche perché grazie alle leggi del loro caro amico di pacchianate il reato di dichiarazione infedele dei redditi relativo a un'evasione di 832 milioni è finito in prescrizione. I due sono stati comunque condannati per aver dichiarato 25,4 milioni di euro contro i 422,3 milioni effettivamente messi in tasca.
Ecco, in un paese normale (tipo Francia, Germania e Stati Uniti) ora sarebbero dietro alle sbarre a scontare pene non inferiori ai cinque anni e subito dopo il primo grado di giudizio. Da noi, invece, trovano anche chi li difende sostenendo che hanno fatto il bene del paese perché la loro azienda dà lavoro a tremila persone.
Un po' come Silvio, grande benefattore dell'Italia: da quando lui è sceso in politica infatti viviamo tutti nel lusso e nell'agiatezza dei suoi ristoranti sempre pieni, delle sue ville mostruose, degli yacht e di tutto il ciarpame di cui si circondano questi personaggi, inclusi i costumini firmati che fanno tanto macho-gay.
A nessuno viene in mente che se avesse rispettato le regole la maison avrebbe potuto dare lavoro a molte più persone? Nessuno pensa ad esempio, che per quanto si possa essere famosi e vincenti accumulare simili guadagni sia totalmente immorale?