giovedì 20 febbraio 2014

Fine della sinistra, il nuovo governo di Renzi e Berlusconi chiude il cerchio

Ieri sono rimasto molto stupito dalle reazioni della gente comune simpatizzante del Pd, quella che si è fatta fregare per molto tempo votando tutti gli obbrobri partoriti dalle peggiori menti della sinistra italiana, di fronte alla performance di Beppe Grillo nello streaming con un suonatissimo Matteo Renzi. Persone che si sono fatte convincere da gente come D'Alema, o Veltroni, o Franceschini, sostenitori di un partito a cui si deve il continuo salvataggio del pregiudicato più celebre d'Italia, ora si arrovellano sulla forma, su come il leader del Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto ascoltare le magnifiche proposte del nuovo unto del Signore, che statene certi salverà questo povero paese, sul fatto che - signora mia - l'educazione prima di tutto. 
Per non parlare dei nuovi intellettuali organici del Partito - quattro o cinque sedicenti blogger a caccia di incarichi in direzione - che twittano indignati perché Grillo ha detto "non sono democratico, non ti faccio parlare", oppure "siamo conservatori perché non vogliamo privatizzare l'acqua" confermando che sì, sono così fessi che tocca spiegare loro anche le battute. 

martedì 18 febbraio 2014

Un governo in Barca e il triste ruolo di vassallaggio della stampa italiana

I principali giornali italiani hanno dimezzato le copie negli ultimi anni, ma i loro direttori sono rimasti in sella al massimo scambiandosi la poltroncina. Dallo scoop di Alan Friedman sulla fine del governo Berlusconi alla telefonata-scherzo della  Zanzara a Fabrizio Barca, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti anche perché. 
Sarà stucchevole ripeterlo, ma in un "paese normale" le dichiarazioni dell'economista ex Pci, pressato dall'editore Carlo De Benedetti affinché accettasse il posto di Ministro dell'Economia offerto da Fonzie-Renzi, avrebbero provocato un corto circuito immediato, con sciopero dei giornalisti della testata e immediato stop a tutte le manovre di palazzo che sta mettendo in scena in queste ore il sindaco di Firenze. 
Invece, Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa, che ormai scrivono per i loro padroni e referenti politici e basta, continuano anche oggi a incensare l'iperattivismo peraltro già in affanno di Turbo Renzi e il suo grande profilo di neo statista. 
Restano come un macigno, ma che non sembra interessare nessuno, le parole di Barca sul rottamatore toscano. "E' una cosa dove non c'è un'idea, c'è un livello di avventurismo. Non essendoci un'idea, siamo agli slogan. Questo mi rattrista, sto male, sono preoccupatissimo perché vedo uno sfacimento veramente impressionante". Quanto a De Benedetti, che nel 2011 tirava la volta al sobrio Mario Monti con paginate agiografiche di Repubblica come se piovesse, Barca non va neanche qui per il sottile: "Lui non si rende conto che io più vedo un imprenditore dietro un'operazione politica, più ho conferma di tutte le mie preoccupazioni. Si fa sentire, con un forcing diretto di sms, attraverso un suo giornalista... Questi sono i metodi". 
Complimenti a tutti. 

lunedì 17 febbraio 2014

Lunga vita a Renzi: durerà finché farà comodo a Silvio

Una riforma al mese, energia e passione, fisco, lavoro e, naturalmente, riforma della legge elettorale. Sono gli slogan del neo presidente del Consiglio, Matteo "Fonzie" Renzi, e - i più smaliziati di voi ne converranno - assomigliano esattamente alla stesse cazzate pronunciate prima di lui da tutti gli altri. Il più abile venditore di fumo della politica italiana (non perché gli altri siano migliori di lui, semplicemente non hanno la stessa classe quando bluffano o molto più prosaicamente mentono) si appresta a fare le sue consultazioni in vista della presentazione del nuovo governo. Il turbo lo ha già dovuto spegnere e prendersi qualche giorno in più, perchè gli amici della compagnia che dovrebbe sostenerlo (statisti illuminati del calibro di Roberto Formigoni e Angelino Alfano) stanno giustamente alzando il prezzo.
Malgrado il nuovo che avanza, i riti sono quelli stantii di sempre: parte il suq arabo stile venditore di tappeti, dove vengono soppesati i Ministeri a seconda della loro importanza e il sindaco di Firenze ha già capito che di testa sua potrà fare ben poco. Il suo sfoggio di "energia", infatti, non sembra aver fatto i conti con la maggioranza che sosterrebbe questo suo azzardo, la stessa che c'era prima, con un centrodestra solo apparentemente spaccato, pronto a tornare sotto l'ombrello di Forza Italia casomai si andasse rapidamente alle elezioni.
Renzi, è chiaro, durerà fino a che fa comodo a Silvio Berlusconi. A dimostrarlo sono le dichiarazioni d'amore nei confronti del leader del Pd, pronunciate da alcuni dei berluscones più accaniti, come Ferrara, Capezzone, Minzolini e la Gelmini. Senza contare la corrispondenza di amorosi sensi che c'è tra Fonzie e Denis Verdini, un simpaticone dalla carriera illuminante. 
Che può fare di utile Renzi per il pregiudicato di Arcore? Due cose soprattutto: la riforma del mercato del lavoro come piace alla Confindustria (magari facendo entrare al governo Pietro Ichino) e quella della giustizia come piace a Silvio, con la separazione delle carriere dei magistrati e qualche altro artificio in grado di far evitare il carcere ai colletti bianchi.
Poi verrà licenziato come una cameriera a ore. Senza manco il preavviso, come hanno fatto con Letta.

venerdì 14 febbraio 2014

Arriva il terzo governo del nulla nell'Italia della democrazia presunta

Quello di Matteo Renzi sarà il terzo governo di fila ad andare al potere senza alcuna legittimazione politica o popolare. I sostenitori del Fonzie toscano continuano a ripetere come un mantra che la legittimazione del loro candidato viene dalle primarie del Pd e danno cifre a casaccio per sottolineare come a favore del campione della "Ruota della fortuna" si siano espressi "più di tre milioni" di persone, come andava ancora ripetendo ieri sera a Servizio Pubblico una delle quarantenni emergenti del partito. 
In realtà, come si legge dalle cifre fornite da loro stessi, a votare alle primarie sono andati poco più di 2,8 milioni di persone (molte meno che in passato)  e il neo golpista ha avuto 1 milione e ottocentomila preferenze.  Tante, sicuro, ma sostenere che queste siano cifre che legittimano la salita al potere di uno che finora ha gestito, anche male, una città grande come un paio di quartieri di Roma, non solo è offensivo nei confronti di qualsiasi regola democratica, ma è anche uno schiaffo in faccia al comune cittadino, quello il cui voto non conta ormai più da tempo.
L'assurdo è che potremmo finire per ricordare Silvio Berlusconi come l'ultimo leader democratico del paese. Dopo, sotto la regia dell'ormai rottamabile Presidente della Repubblica, si sono avvicendati un robot costruito dai banchieri, il nipote di un uomo potente che ha sponsorizzato il suo nome (per il quale, sia chiaro, non si sarà alcun rimpianto) e ora la versione stile Maria De Filippi dell'ex premier britannico Tony Blair, l'uomo che ha fatto a pezzi il partito laburista inglese, è stato costretto alle dimissioni anticipate dalle innumerevoli bugie pronunciate sulle guerre fatte insieme agli americani e adesso non può presentarsi in pubblico in tutto il Regno Unito senza essere vittima di pesanti contestazioni.
Renzi ci tiene molto a essere paragonato a lui. E' probabile che farà la stessa fine.

mercoledì 12 febbraio 2014

La D'Alemata del secolo (nuovo)

L'appuntamento è per domani alle 15 in direzione Pd. I bene informati dicono che sarà lì il duello finale che porterà Matteo Renzi a Palazzo Chigi al posto dello spento Enrico Letta. Già si fanno i nomi dei futuri Ministri (e sono da brividi)  per quella che si preannuncia come la D'Alemata del secolo. Alla fine di quello passato, infatti, un altro segretario del fu Partito Comunista diventò capo del governo grazie a una strana congiura di palazzo contro Romano Prodi, guidata da un personaggio controverso come Francesco Cossiga, che approfittò del mancato appoggio di Rifondazione al governo per far mettere le mani su qualche poltrona a qualche ex democristiano della parrocchietta. 
In barba a qualunque dignità democratica, D'Alema accettò e fu la sua fine. Durante la sua permanenza a Palazzo Chigi, la sua popolarità scese così in basso che nel 1999, tanto per fare un esempio, il Pds perse perfino il sindaco di Bologna (!) e alle regionali del 2000 la debacle fu totale, con il centrosinistra che perse Liguria, Lazio e Abruzzo.

mercoledì 5 febbraio 2014

Il nuovo corso di papa Francesco? Sui preti pedofili sono ancora tutti ratzingeriani

Il nuovo corso di papa Francesco che tanto appassiona i nostri intellettuali di diversa bandiera è molto al di là da venire, ammesso che il buon Bergoglio non sia come vuole la tradizione gesuita, un abile imbonitore fedele alla linea. Un bell'esempio è venuto oggi dal rapporto della Commissione Onu che si occupa dei diritti dell'infanzia, nel quale si accusa la Santa Sede di aver permesso ai suoi preti di abusare sessualmente di decine di migliaia di bambini e ragazzi e si chiede “l’immediata rimozione” dei responsabili di quegli atti, che dovrebbero essere “consegnati” alle autorità civili, oltre all’apertura degli archivi sui pedofili e sugli uomini di chiesa che hanno coperto i loro crimini. 
Niente di nuovo, si dirà. Il fatto che la Chiesa abbia coperto per anni simili sconcezze, sottraendo a pesanti pene carcerarie personaggi che definire mostri è anche un eufemismo, era noto da tempo. Il problema è casomai accettarlo, estirpare le mele marce e magari, con tutti i soldi che si hanno a disposizione, pagare anche i danni alle vittime.
Uno pensa, mo' c'è papa Francesco, vedrai che gli fa ai preti pedofili. 
E invece dal Vaticano arriva una risposta stupefacente. Siccome le Nazioni Unite hanno contestato al Papa una violazione della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia, la Santa Sede ha risposto in un comunicato che quello dell'Onu è "un tentativo di interferire nell'insegnamento della Chiesa Cattolica". 
Davvero, hanno scritto questo. Direi che ogni ulteriore commento su quali siano gli insegnamenti della Chiesa Cattolica diventa superfluo.

lunedì 3 febbraio 2014

Il blog di Grillo, l'utile diversivo per lettiani e renziani

Non so se tutti i post (non i commenti) che compaiono sul blog di Beppe Grillo siano visionati o meno dal comico genovese, ma di certo alcuni di questi sono stati un utilissimo diversivo per il governo, per i partiti e per gli astri nascenti giovani ma già invecchiatissimi del caravanserraglio della politica italiana. Certe uscite sui giornalisti, per esempio, sono servite solo a concedere cinque minuti di popolarità ad emeriti carneadi,  tuttologi della domenica, o tromboni rintronati come Alberoni, per quanto molto ben pagati. E l'ultima su Laura Boldrini è stata davvero una sciocchezza imperdonabile. 
Ora sono tutti felici e contenti di poter gridare al "fascismo", allo "squadrismo", al "potenziale stupratore", al "pestaggio mediatico" e via così, con tutte quelle facce sdegnate per le quali si sono allenati allo specchio quasi tutte le sere. 
I cattivi grillini ostacolano la democrazia. Poffarbacco. 
Fra un'indignazione e l'altra, intanto, la Ue ci ricorda che tipo di democrazia è la nostra: la corruzione qui da noi vale 60 miliardi di euro l'anno, pari al 4% del pil e alla metà dell'intero valore della corruzione nei 28 paesi membri dell'Unione. Non solo, ma la Commissione ricorda le leggi "ad personam" che hanno favorito i politici nei processi giudiziari contro di loro e l'indegno sistema del finanziamento ai partiti. 
Che pacchia il blog di Grillo per una mummia come Enrico Letta, attualmente in tour con il cappello in mano nei paesi arabi. Un paio di cazzate e... puf! Si dimenticano tutta la sua inadeguatezza, i suoi clamorosi insuccessi e i suoi conflitti di interessi, visto che lì ce lo hanno messo lo zio e il Pregiudicato d'Italia.