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mercoledì 14 ottobre 2015

Cene e scontrini, come ai tempi di Craxi la stampa italiana al servizio del potente di turno

Se fosse vivo nel suo esilio da pluripregiudicato di Hammamet, Bettino Craxi sarebbe furibondo. Il suo personale disegno di stravolgere la costituzione, facendo a pezzi i sindacati e i partiti di sinistra, per consentire agli affaristi di guadagnare sempre più soldi (e girarne una cospicua parte nelle sue tasche) sta trovando finalmente una realizzazione grazie alle "riforme" inventate da un Primo Ministro abusivo, un impresentabile e un ex Presidente della Repubblica, che in fondo di Craxi era un gran sodale. Naturalmente, oggi come allora, un ruolo importante lo gioca la stampa, ancora una volta genuflessa. 

mercoledì 26 giugno 2013

Letta e il "pacco" sul lavoro

Beppe Grillo esagera sempre e non è molto capace di scegliersi le persone giuste. Ma quando spara a zero contro i giornalisti, beh, si sa, lì "dove cogli cogli sempre bene". Non è tanto la presenza dei fastidiosi cronisti da marciapiede, a caccia di dichiarazioni sulla qualunque, che in fondo farebbero solo il loro mestiere se ogni tanto, dico ogni tanto, si lanciassero anche in qualche timida domanda invece di limitarsi a lavorare come buche delle lettere. Ma provate a mettere da parte per un attimo il guitto più divertente d'Italia e le sue beghe con il branco di parlamentari che ha fatto eleggere suo malgrado e guardare che cosa sono i quotidiani, i telegiornali, i talk-show e i siti web in questi giorni.
Non esiste praticamente alcuna voce critica. 
Si va dalla schizofrenia di giornali come Repubblica e Corriere, che nelle pagine interne pubblicano anche qualche notizia, mentre affidano molti dei loro editoriali a persone dedite all'esaltazione delle larghe intese e della pacificazione, al filogovernismo storico del giornale degli Agnelli - filogovernismo a prescindere, salisse a Palazzo Chigi anche che so... Johnny lo zingaro - passando per soporiferi dibattiti televisivi. Tutti a gettare acqua sul fuoco della condanna di Berlusconi per il caso Ruby, tutti a parlare di "moralismo" come se il monarca del centrodestra fosse stato incastrato solo per i suoi gusti sessuali un po' eccentrici, quando non bulimici, e non per aver corrotto funzionari pubblici, comprato parlamentari e sentenze favorevoli, aver evaso il fisco, aver truccato i bilanci della sue società e per essersi salvato ripetutamente dal carcere grazie alle leggi che ha fatto approvare dai suoi stipendiati. Tutti a stracciarsi le vesti per la interdizione perpetua dai pubblici uffici (quando viene automaticamente applicata dal codice penale per tutti i reati che superino i cinque anni di condanna). 
La colpa del possibile disastro della maggioranza è tutta della pruriginosa Ilda Boccasini e della feroce Procura di Milano, che non hanno digerito la moral suasion del Presidente della Repubblica (sì, adesso si chiama così il tentativo di influenzare le sentenze). Il problema non è governare con un personaggio che si è macchiato di reati anche gravi e che pensa a una successione dinastica della sua forza politica (vuole metterci la figlia Marina, che se però sarà abile come lo è stata alla Mondadori potrebbe anche far vincere la sinistra un giorno). Il problema è che tutto questo - udite, udite - porterebbe alla fine del mega bunga-bunga in atto e alle fastidiosissime, ne converrete, elezioni. 
Orrore, le elezioni. 
E' perché siamo i solti ingrati e non riusciamo a vedere quanto bene sta facendo il governissimo del nipote del braccio destro di Berlusconi. Guardate oggi che capolavoro hanno presentato: "Il Cdm vara il pacchetto per il lavoro. Letta: favorirà 200 mila assunzioni", suona la grancassa Repubblica mentre dalle parti del Corriere si ode uno squillo di tromba: "Lavoro, bonus per i contratti. Nasceranno 200 mila posti", così, per partenogenesi. "Lavoro, bonus alle imprese che assumono", titola La Stampa molto fiera. 
Poi uno va a leggere dentro e scopre che per poter usufruire dell’incentivo, il giovane senza lavoro deve avere fra i 18 e i 29 anni d'età, essere privo di impiego da almeno 5 mesi e di un diploma di scuola media superiore o professionale, deve vivere da solo con una o più persone a carico. 
Roba da presa per il culo, visto che l'Italia è il paese dove un giovane in quella situazione non solo non vive da solo, ma è lui a essere ancora a carico dei genitori. 
Però tranquilli, il nipote di Gianni Letta ha pensato anche a voi trentenni, quindi vecchi, che avete studiato almeno un po' e che non avete persone a carico: c'è sempre la carta della povertà estrema.
Un po' come tornare alle tessere per il pane.