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lunedì 7 ottobre 2013

La spending review? Facciamola sulle scuole private

A volte per dire qualcosa di sinistra, come chiedeva Nanni Moretti, basta anche solo pronunciare cose ovvie in questo paese alla deriva, sociale e politica. Per esempio sulla scuola, che anno dopo anno viene dissanguata di risorse da governi di tutti i colori. Sulla formazione, in Italia, non si è mai investito, perché prima di tutto bisognava alimentare il business delle scuole private, il 90% delle quali nelle mani del Vaticano o di congregazioni varie. L'istruzione ha subito lo stesso lento declino dell'assistenza sanitaria e in parte per lo stesso motivo: pagare l'obolo a Santa Romana Chiesa. 
Tanto per fare due cifre, l'insegnamento della religione in tutte le scuole italiane, ci costa un miliardo e 250 milioni di euro l'anno, ai quali vanno aggiunti 325 milioni di contributi agli istituti cattolici e 46 milioni alle università, sempre cattoliche. In tutti questi posti si pagano cifre che vanno da una media di 3.000 euro fino a 10 mila euro l'anno, una vera scala classista che dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che in Italia i servizi pubblici vanno pagati lo stesso, se non si vuole andare a scuola in aule senza riscaldamento e con i soffitti pericolanti o in ospedali dove ti lasciano tre giorni su una branda in corsia.

giovedì 16 maggio 2013

D'Alema e Bersani come Totò e Peppino

A metà fra la banda degli onesti e Totò e Peppino divisi a Berlino, i due ex amici Pier luigi Bersani e Massimo D'Alema continuano a regalarci perle in serie sulla loro scarsa abilità di capirci un tubo di quello che accade loro intorno. L'ultima proprio oggi: il lider maximo, prima del disastro combinato dal Pd per la corsa al Quirinale avrebbe suggerito allo smacchiagiaguari di farsi da parte e di proporre a Grillo il nome di Stefano Rodotà per la Presidenza del Consiglio, ottenendo un netto rifiuto. 
La portavoce del rottamato ex inventore della Bicamerale ha detto che nell'articolo riportato da un quotidiano ci sono frasi virgolettate che D'Alema non ha mai pronunciato. Una smentita alla D'Alema, una sostanziale conferma che uno dei bastoni più grandi fra le ruote della formazione di un governo che avrebbe definitivamente affossato il Caimano è stata l'ostinazione del suo segretario, che non si voleva proprio rassegnare al fatto che non sarebbe andato a Palazzo Chigi. 
Sarebbe servito a qualcosa? Certo, quantomeno ad evitare la schizofrenia attuale di questo ex partito che mentre governa con Berlusconi, manda avanti il suo capogruppo al Senato a dire che il re del bunga-bunga è ineleggibile. Uno sdoppiamento della personalità da manuale di psichiatria. 
O da comica finale.