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giovedì 29 maggio 2014

Anche per oggi non si vola: il bluff di Renzi, Monti e gli industriali

Alla fine saranno anche tanti coloro che hanno votato per il Pd di Matteo Renzi in buonafede, tra residuati del vecchio Partito Comunista, della Dc, di Forza Italia e del partitello del professore in loden. Ma temo che andranno incontro a qualche forte delusione, visto che oggi Mario Monti sostiene con un ghigno satanico che quella di Renzi "è la linea del mio governo". Non si fa a tempo a riprendersi dallo shock, ricordando le facce della Fornero, della Cancellieri amica dei Ligresti e del neogaleotto Clini, che subito arriva l'altro schiaffo del presidente della Confindustria, l'ultimo imprenditore italiano ad aver trovato soldi da buttare nel calcio. Grandi sostenitori di Renzi, in favore del quale hanno schierato tutti i loro giornali, gli industriali italiani passano all'incasso. La ripresa? Non se ne parla, almeno fino a quando Fonzie non avrà smantellato del tutto le garanzie dei contratti di lavoro con quelle che loro, con un cinismo che rasenta l'orrore, chiamano riforme. E ve lo ricordate Fassina, quello che balbettava strane teorie un po' comuniste e faceva la foglia di fico della nuova Dc? E' pronto a salire a bordo. 
Anche per oggi non si vola, in attesa del prossimo uomo della Provvidenza. 

martedì 29 ottobre 2013

La missione compiuta dei geni della finanza al potere: in 5 anni raddoppiati i poveri

Missione compiuta. Dal 2007 al 2012 il numero di italiani che vivono in povertà assoluta è raddoppiato da 2,4 a 4,8 milioni. Quasi la metà (2,3 milioni) sono al Sud e di questi poco più di 1 milione sono minorenni, mentre sono salite al 65% le famiglie che dichiarano di acquistare meno beni che in passato. Come al solito le cifre statistiche fanno piazza pulita di tutte le balle raccontate da politici e grandi economisti che in questi anni si sono avvicendati al potere. Che cosa dire di fronte ai numeri dell'Istat delle facce che in questi anni si sono occupate della nostra economia, come quelle di Giulio Tremonti, di Mario Monti e oggi di Fabrizio Saccomanni? 
Il loro non è in realtà un fallimento, ma la piena adesione alle dottrine che vengono insegnate nelle Università dell'alta borghesia, dove a costi esorbitanti si educano i futuri padroni del vapore a ridurre in pezzi tutto quello che puzza di sociale in favore di tutto quello che fa fare i soldi ai privati. Via scuola, asili, sanità pubblica e aziende di Stato, con conseguente impoverimento delle famiglie e perdita dei posti di lavoro. Il pensiero unico del capitalismo straccione non conosce rivali. Anzi, ormai ha corrotto anche comunisti e cattolici.

venerdì 27 settembre 2013

La Chiesa ha evaso 4 miliardi e lo Stato non li rivuole indietro

E alla fine arrivò la rivelazione decisiva: la Chiesa deve allo Stato quattro miliardi di euro di Ici non pagata fra il 2006 e il 2011 e il nostro Stato non li rivuole indietro. La bugia grossolana della sussidiarietà, dietro la quale si nascondono coloro che fanno affari su ospedali e conventi (basta vedere come sono gestiti, alla faccia di papa Francesco), era stata messa in discussione in sede europea dai ricorsi avanzati da scuole private non confessionali, asili e impianti sportivi privati e l'Unione Europea ha bollato l’esenzione dall’Ici della Chiesa per gli immobili non di culto com un illegittimo aiuto di Stato. 
Solo che, come scrive Repubblica, l'ex presidente del Consiglio, Mario Monti, il tecnico banchiere bocconiano col loden, dopo aver sbandierato l'equità fiscale, ha fatto sapere alla Ue che la cifra non poteva essere calcolata e che era di fatto inesigibile. A Bruxelles se la sono bevuta e non hanno proceduto a sanzioni.
E invece è una balla pazzesca. L'Anci, l'associazione dei comuni italiani, sempre a corto di quattrini e così avari di servizi nei confronti della cittadinanza valuta che le entrate dell'Ici sugli immobili riferibili ad enti no profit (no profit una sega) e per lo più alla Chiesa, siano di pari 600-800 milioni l’anno. Moltiplicati per sei annualità, fanno la bella cifra di 4 miliardi. Basterebbero a evitare il rincaro dell'Iva per quattro anni, oppure a cancellare la rata di Natale dell'Imu e insieme riportare il rapporto fra deficit e pil sotto il tetto del 3%.
Nè a Monti, nè tantomeno a Letta, che in parrocchia ci è cresciuto e si è costruito una carriera di stipendiato a vita, interessano quei soldi. Meglio prenderli dalle nostre tasche che toccare i soldi dei preti.
Che, detto per inciso, dal titolare della ditta in poi non hanno mai dato a Cesare quel che è di Cesare.