lunedì 8 luglio 2013

Bersani confessa: "Mica volevo fare l'alleanza con Grillo". Pretendeva un atto di fede

Su come siano andate veramente le cose in quelle settimane che hanno fatto seguito al voto delle politiche esistono milioni di versioni differenti. Di fronte allo sbigottimento dell'elettorato di sinistra, che pur non avendo vinto si aspettava una svolta epocale e che ha visto il suo partito buttare a mare due candidature condivisibili (Rodotà e Prodi) per lasciare sul trono re Napolitano e tornare a governare con Berlusconi, gli strateghi del Nazareno hanno continuato a ripetere che la colpa era dei grillini che non avevano voluto fare il governo con loro.
Oggi la confessione dell'ex segretario Pier Luigi Bersani, che conferma quello che era chiaro a tutti fin dal principio: "Mica io volevo far l’alleanza con Grillo, son mica matto", ha detto chiaro e tondo parlando alla Festa dell'Unità a Cremona. 
Lui dal Movimento 5 Stelle pretendeva un atto di fede. Visto che i temibili grillini non hanno voluto votare un governo che avrebbe rimesso sugli scranni dei Ministeri gente come Veltroni, D'Alema, Fioroni o la Bindi (chissà perché), allora sono tornati a fare l'alleanza con Silvio il banana. 
Tutto chiaro e lineare, direi. Se non la pensate così è perché non capite nulla di politica, ovvio.

I campioni del Pd (1): l'economista piemontese che si faceva fregare sui derivati perché non sa l'inglese

Quando è stata sconfitta per meno di mille voti alle elezioni regionali in Piemonte ha dato fuori di matto, accusando i grillini, che allora non avevano certo la consistenza raggiunta alle elezioni del febbraio scorso, di aver fatto vincere l'avversario, l'obiettivamente impresentabile leghista Roberto Cota (che dallo scorso mese di aprile risulta indagato per truffa, peculato e altre amenità). Mercedes Bresso, campionessa democratica, strillò ai quattro venti che coloro che avevano dato il voto a Grillo erano "dei cialtroni che hanno consegnato il Piemonte a una destra razzista". Poco importa se lei era favorevole alla Tav esattamente come Cota e per questo si era giocata un bel po' di voti a sinistra: i leader del Pd non sono mai responsabili quando perdono, la colpa è sempre di chi decide che non basta più turarsi il naso e non li vota, colto da un soprassalto di decenza.
Ora viene fuori che la giunta guidata dalla Bresso, che si vanta di essere un'economista, decise di finanziarsi emettendo sul mercato 1,8 miliardi di obbligazioni e per "proteggersi" da eccessive variazioni dei tassi di interesse, firmò con le banche Merrill Lynch, Dexia e Intesa Sanpaolo alcuni contratti di derivati, strumenti di ingegneria finanziaria che scommettono sulle variazioni del mercato. Ecco, la scommessa è andata persa e la Regione si è ritrovata a pagare molto di più fino al punto di non avere più soldi per farlo. Ora accusano le banche di truffa: i derivati "erano in inglese, non capivamo".  L’allora assessore al Bilancio, infatti,  "parlava un inglese molto limitato e non ci si poteva aspettare che leggesse e capisse l’accordo che stava mettendo in atto".
Ormai stiamo alle comiche finali dell'epoca del muto.

sabato 6 luglio 2013

In prima pagina il Papa "innovatore", nascoste all'interno le notizie sullo Ior che riciclava denaro sporco

Basta guardare i due principali giornali di oggi per capire perché i quotidiani - che già in Italia faticavano a conquistare credibilità - abbiano lasciato sul campo milioni di lettori. Due giornalisti esperti di inchieste hanno pubblicato oggi sul Corriere della Sera e Repubblica quello che è un notevole "scoop", l'unico che le loro testate possono vantare sull'edizione odierna e l'unico a essere ripreso dalla stampa internazionale. I magistrati che hanno indagato per due anni e mezzo su quella fogna a cielo aperto che è la banca del Vaticano insieme alla Guardia di Finanza hanno concluso l'inchiesta e scritto nero su bianco che lo Ior era lo strumento attraverso il quale era possibile riciclare denaro sporco, proveniente da traffici illeciti ed evasione fiscale. Il tutto grazie ai correntisti dell'Istituto, che non si sa chi siano, che potevano operare senza controlli girando ingenti quantità di denaro fra una banca e l'altra.
Del verminaio che infesta il panorama economico e finanziario da diversi decenni si aveva già un'idea precisa, malgrado i sostenitori di papa Bergoglio abbiano abboccato alla tesi secondo la quale il "pampa" avrebbe deciso autonomamente di fare pulizia. Una balla clamorosa. In realtà, il Commissariamento dell'Istituto è stato deciso solo dopo che lo schifo era già venuto abbondamente a galla. 
Quello che fa impressione è però che nessuno dei due giornali mette la "sua" notizia in prima pagina, preferendo articoli a soffietto sulla nuova enciclica dei "due Papi" e sulla prossima santità di Wojtyla e Roncalli (il primo avrebbe volentieri fatto fuori il secondo, visto che per tutto il pontificato non ha fatto altro che scagliarsi contro le aperture del Concilio Vaticano II).
Repubblica si affida a un editoriale che si pone una domanda avvicente: chi avrà scritto la maggior parte dell'enciclica, Bergoglio o Ratzinger? Poi si supera con un articoletto nel quale i due Papi invocano San Michele per "cacciare il maligno dal Vaticano". Perchè non rivolgersi invece a Max Von Sydow, indimenticabile interprete di padre Lankaster Merrin nell'Esorcista? A occhio e croce sembrava più efficace di San Michele. 
Il Corriere supera se stesso, dedicando l'apertura del giornale, la seconda, la terza e la quinta pagina alla fondamentale enciclica che in ottanta pagine di banalità da catechismo delle scuola elementare punta a un solo obiettivo: ribadire che il matrimonio è possibile solo fra uomo e donna perché solo un uomo e una donna possono fare i figli. Qualcuno spieghi ai due teologi che i bambini nascono dall'unione sessuale di un uomo e una donna, che nascono anche al di fuori del matrimonio e hanno la stessa legittimità degli altri e che soprattutto i nuclei familiari non sono degni solo se votati alla procreazione (altrimenti torniamo al ripudio delle donne sterili). Il tutto commentato da due noti bigotti, uno dei quali ha fatto ridere mezzo mondo per aver affermato poco tempo fa  che "Gesù vestiva Armani". 
E' la stampa italiana, bellezza. 


venerdì 5 luglio 2013

La Chiesa, i miracoli del papa polacco e i veti sulle staminali

Magari fra qualche decina di anni si potrà guarire dal morbo di Parkinson senza bisogno di ricorrere ai miracoli di qualche Papa in odore di santità. Magari si farebbe anche più in fretta, se la Chiesa cattolica non fosse sempre in prima fila a bollare come opera del demonio ogni ricerca scientifica, come quella sulle staminali, che potrebbero salvare tantissime vite da tante altre malattie degenerative incurabili. 
Invece, niente. 
Loro si accontentano della favoletta della suora che si rivolge al Papa polacco e come d'incanto guarisce, in quello che viene definito un fenomeno inspiegabile (naturalmente da medici di comprovata fede cattolica) e di una non meglio identificata donna del Costarica che sarebbe guarita da una lesione cerebrale.

mercoledì 3 luglio 2013

Il Parlamento sovrano? Non ai tempi di re Giorgio e della lobby delle armi

Il Parlamento sovrano? Ma quando mai. Giorni e giorni di dibattito per impedire o quantomeno ridiscutere l'acqusito degli inutili cacciabombardieri F-35, che ci costerebbero negli anni come un paio di manovre finanziarie, poi arriva re Giorgio e fischia la fine della ricreazione. 
Il Consiglio Supremo della Difesa, organismo costituzionale presieduto dal Presidente della Repubblica e composto dal Presidente del Consiglio e diversi Ministri e dal Capo di Stato maggiore della Difesa, si è riunito oggi e al termine del grande consulto ha partorito un criptico comunicato nel quale si sostiene che il potere del Parlamento "sui programmi di ammodernamento delle Forze Armate, non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell'Esecutivo".

Datagate Usa, Palazzo Chigi diventa complice di violazione del diritto internazionale

Complici di violazione del diritto internazionale. Non abbiamo neanche finito di fare i finti offesi per le rivelazioni sul Datagate Usa, che il nostro governo decide di inginocchiarsi di nuovo davanti allo strapotere americano, compiendo un atto del quale risponderà con tutta probabilità in sede Onu. Il velivolo su cui viaggiava il presidente boliviano Evo Morales, proveniente da Mosca, è stato costretto ad atterrare in Austria dopo il divieto di sorvolo notificato da Francia, Portogallo, Italia e Spagna, dopo le pressioni del governo statunitense convinto che a bordo ci fosse il nemico pubblico numero uno, Edward Snowden. 
Morales ha giustamente protestato sostenendo di essere stato vittima di una "aggressione" e non si vede come si possa dargli torto. Obama e i suoi non comandano più sul Sudamerica come ai tempi dei caudillos foraggiati dalla Cia. Il presidente, invece di andare in giro a pronunciare discorsi zeppi di retorica sulle conquiste per i diritti umani, dovrebbe farsene una ragione e mollare l'osso. 
Per quanto riguarda il nostro paese, l'ordine pare sia arrivato direttamente da Palazzo Chigi, non si capisce davvero in base a quale autorità. Emma l'amerikana riferirà domani alle Commissioni parlamentari riunite. Ha deciso da sola? Le è stato imposto? Chi è il titolare della politica estera italiana ed europea, John Kerry? Se Snowden fosse stato davvero a bordo cosa succedeva? Abbattevamo l'aereo? Impedivamo al presidente di un paese democratico di far ritorno a casa?

lunedì 1 luglio 2013

Datagate, una vicenda "spinosa" per gli amerikani Napolitano e Bonino

E' che come al solito in Italia la situazione è grave, ma non seria. Altrimenti sulla storia dei servizi segreti statunitensi che spiano porci e cani con la scusa della lotta al terrorismo non ci sarebbe molto da ridere. Invece, come da tradizione, qui da noi diventa tutto materiale per la satira. Dopo che per decenni ci siamo sdraiati a tappetino, con qualsiasi governo avessimo noi e qualsiasi presidente avessero loro, dopo aver accettato passivamente stragi di Ustica, bravate da cow-boy come quella del Cermis o quella costata la vita a Nicola Calipari, rapimenti da parte di agenti della Cia nel pieno centro di Milano, presenza militare ai limiti dell'occupazione in tante parti d'Italia, oggi tutto ad un tratto scopriamo che lo zio Sam fa il cattivone, non si fida abbastanza dei suoi umili servi e li fa spiare, come si fa con i servi. 
Stavolta non si può far finta di niente, perché lo scandalo è internazionale e dopo WikiLeaks, che ha confermato a più riprese quanto inginocchiati fossero i nostri governanti davanti a quelli di Washington, ora tocca al Datagate che fa fare una figuraccia all'intera Europa.