Lui mica deve preoccuparsi dei cattivi burocrati di Bruxelles che gli bocciano la manovra. Se ha problemi di soldi basta convocare un bel Giubileo straordinario e di problemi deve averne, da quando lo Ior ha più difficoltà a nascondere quello che passa per i suoi conti correnti. Quella dell'Anno Santo è sempre stata una truffa per arraffare denaro ai pellegrini fin dal 1300, quando fu istituito da papa Bonifacio VIII per rimpinguare le sue casse. A Roma arrivarono centinaia di migliaia di persone, con scene da apocalisse. Lo scopo di lucro era talmente evidente che Dante scrisse che per il Papa (ancora vivo quando fu scritta la Divina Commedia) era pronto un posto all'inferno, nel girone dei simoniaci, ovvero i loschi figuri del Medioevo che facevano i soldi con il mercanteggio di finti articoli sacri. Fu talmente un successo che invece di celebrarlo ogni 100 anni come inizialmente previsto, decisero subito di indirlo ogni 50, poi ogni 33 anni (e, dal secolo successivo, ogni 25) e ne proclamarono uno straordinario nel 1390.
Ogni religione ha sempre avuto una gran fame di soldi. E tanta fame aveva ai tempi di papa Wojtila l'anticomunista, quando il Vaticano, ammettendo le proprie colpe, negoziò con il governo italiano il pagamento di 244 milioni di dollari per i danni derivati dal fallimento del Banco Ambrosiano. Come spendevano i soldi oltretevere? Finanziando l'organizzazione sindacale Solidarnosc in Polonia, per compiacere il rintronato parroco di campagna salito al trono dopo la strana morte di Giovanni Paolo I, completamente soggiogato da Paul Marcinkus, l'arcivescovo nato nello stesso paese di Al Capone non certo per caso.
Il Giubileo straordinario del 1983 mise una toppa a colori sulla questione, quasi in sordina. Ma è nel 2000 che si è assistito alla trasformazione scientifica di questo evento in una gigantesca macchina per incassare denaro, che al gesuita Bergoglio - al di là di un terzomondismo e pauperismo di facciata - interessa eccome. Un merchandise pacchiano e oltraggioso con orologi, braccialetti, felpe, papal card, diffuso a macchia d'olio grazie a contratti milionari con le aziende (tenute al segreto) che hanno portato nelle tasche del Papa centinaia di miliardi di vecchie lire e le indulgenze concesse perfino a chi passava per Fiumicino e versava un obolo alla cappella dell'aeroporto.
Nel 2000 fu un affare per tutti. Quelli che come al solito fecero le creste sugli appalti e pagarono mazzette, i corrotti e i corruttori, ma anche per l'economia nazionale, con una crescita record del pil che spinse l'Italia ai livelli della Germania. Il problema qui alle nostre latitudini è che come al solito la macchina non funziona se non si oliano gli ingranaggi, se non si versa l'obolo non solo a San Pietro ma anche a tutti gli affaristi che si nascondono dietro la fede, o la superstizione, della gente e naturalmente alla politica. Ecco spiegata l'improvvisa antipatia del Papa verso il sindaco marziano e il rapidissimo colpo di mano con cui il Presidente del Consiglio ha sgombrato il Campidoglio da una presenza pericolosa. Ora ci sarà il Commissario, il "dream team" e qualche centinaio di milioni di euro da investire in lavori che nel migliore dei casi verranno effettuati male e sarà necessario rifare.
Non sarà che invece della lobby gay ad agitare i sonni di Bergoglio sono i 1.600 conti correnti che lo Ior ha dovuto chiudere perché intestati a persone che non ne avevano diritto? Come l'ex "gentiluomo" del Vaticano Angelo Balducci, finito nei guai giudiziari per gli appalti del G8 della Maddalena e per i Mondiali di Nuoto, che dall'Istituto della Santa Sede faceva passare tutti i suoi proventi. o come avvenne nel 1993 quando per lo Ior transitarono gli oltre cento miliardi di lire della "madre di tutte le tangenti", quella di Enimont? Per non parlare degli abnormi risarcimenti finanziari che le diocesi di mezzo mondo hanno dovuto sborsare per aver coperto le nefandezze dei preti pedofili.
Certe cose non si possono più fare. Gli appalti truccati e l'obolo al Vaticano, invece, vanno alla grandissima.
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venerdì 16 ottobre 2015
martedì 12 novembre 2013
Il Papa vuole gettare i cattolici corrotti in mare: sarà una strage
I “cristiani e i preti corrotti” sono "una putredine verniciata" e “meritano di essere gettati nel mare con una macina al collo”. Deve essere un metodo consolidato lì in Argentina, visto che la battuta - a dire il vero poco felice - è di papa Bergoglio, che con parole da catechismo per la comunione ha lanciato i suoi strali contro la corruzione. Per carità, era ora che qualcuno ci pensasse lì dall'altra parte del Tevere. Ma qui si rischia la strage.
La Chiesa si abbevera alla fonte della corruzione da sempre. I soldi sporchi sono il pane quotidiano in Vaticano fin dai secoli bui, con una lunga sequela di delinquenti e banditi che si sono avvicendati al Soglio Pontificio. Senza tornare ai Borgia o a Bonifacio VIII, basta dare un'occhiata a come funzionano certe istituzioni cattoliche, dallo Ior (sui conti del quale è passato di tutto, compresa la madre di tutte le tangenti), all'Apsa (che gestisce senza controlli un patrimonio immobiliare ricchissimo frutto delle ruberie di secoli), dagli ospedali alle scuole, per capire che il marcio della corruzione è imperante. Uno scandalo continuo, che sembra non avere mai fine, con eterne promesse di fare pulizia che vengono continuamente disattese.
Hai voglia a gettare gente in mare.
giovedì 5 settembre 2013
La Chiesa all'origine di scambi e favori politici. Tutto per non pagare le tasse
Quando un paio di anni fa è cominciata a rimontare la polemica sulla banca del Vaticano, che non aderiva alle norme antiriciclaggio internazionali, e sul mancato pagamento dell'Ici da parte delle strutture ecclesiastiche, contestato come aiuto di Stato dalla Commissione Europea, tutti quelli che osavano parlarne venivano bollati come anticlericali pieni di pregiudizi. Quando il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi dava fuori di matto facendo rabbrividire tutti con le sue teorie economiche a favore della guerra e finendo anche indagato (sempre per riciclaggio), qualcuno aveva pensato di toglierselo dai piedi sostenendo una sua possibile infermità mentale. Molti politici, di entrambi gli schieramenti (poi dice che uno alle elezioni se ne resta a casa), continuano ad accreditare la tesi secondo la quale papa Ratzinger aveva avviato una rivoluzione all'interno dello Ior nominando il manager cattolico, ma scontrandosi con le temibili lobby vaticane, che più che gay sono molto amanti del potere.
Ecco.
Oggi viene fuori che Gotti Tedeschi non era affatto un matto e che non era stato messo lì per riformare un beneamato piffero, ma solo per trattare con i politici - con i quali aveva rapporti diretti - su questioni essenziali per la Chiesa cattolica. L'unica questione essenziale, anzi.
I soldi.
L'eccentrico presidente dell'Istituto conservava tutto: migliaia di mail e appunti riservati di corrispondenza con tanta bella gente, dai cardinali ai ministri, ai banchieri, ai parlamentari e, naturalmente, il Papa in persona. Trattava su tutto, preferibilmente con i parlamentari del Pdl da una parte (Angelino Alfano, Giulio Tremonti, e Alfredo Mantovano) e Tarcisio Bertone, Angelo Bagnasco e Benedetto XVI dall'altra parte. Girandole di favori, perfino un intervento sollecitato alla Cei sul biotestamento, in cambio della garanzia che dalle casse di mamma Chiesa non sarebbe uscito un euro. I preti mettevano bocca sulla nomine in Rai, sull'appoggio al governo Monti, su come aggirare le imposizioni dell'Unione Europea e battevano cassa, subito accontentati dal prodigo ministro banchiere Corrado Passera, per salvare il San Raffaele di don Verzè, il prete spretato amico di Berlusconi, che in vita ha collezionato una lunga serie di condanne per truffa, corruzione, abusi edilizi, perfino ricettazione di quadri rubati, ma c'è ancora chi pensa che sia stato un benefattore.
Ora l'archivio del matto, quello che diceva che per combattere la crisi economica bisogna fare più figli (davvero un fine economista, peccato che non ci siano più le piantagioni di cotone), sequestrato lo scorso anno nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio bancario, non è più segreto.
C'è scritto nero su bianco quello che molti di noi sapevano da molto tempo. La Chiesa cattolica italiana è uno dei tumori maligni di questo paese. E con papa Francesco e il prode Enrico Letta non pagherà neanche l'Imu. Alleluia.
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venerdì 19 luglio 2013
Il prelato allo Ior con la passione per le Guardie Svizzere, scoperto il primo bluff di Bergoglio
Papa Francesco esalta gli animi dei cattolici? La domanda è d'obbligo, perché chi diamine li capisce i cattolici. Come tutti coloro che precipitano nell'abisso della fede, che non ammette spiegazioni ma solo cieca obbedienza, paiono sempre parecchio disinformati anche sulle cose di casa loro. Poi naturalmente c'è la scandalosa stampa italiana, che si beve qualunque stronzata provenga dal Vaticano, con autorevoli firme che lodano l'atteggiamento rivoluzionario del nuovo pontefice argentino. Salvo poi fare qualche piccola marcia indietro, quando quest'ultimo va a Lampedusa e dice, signora mia, che bisognerebbe accogliere i poveri immigrati, manco fosse un esponente dei centri sociali.
Il primo bluff del Pampa è però subito venuto alla luce. Bergoglio ha chiamato a ricoprire le funzioni di prelato dello IOR, la chiacchieratissima banca vaticana, un uomo davvero degno della sua fiducia, monsignor Battista Ricca, un tipino davvero a modo che quando era in Urugay provocò un mezzo scandalo perchè era andato a vivere insieme con una guardia svizzera. Non solo, un giorno, recatosi come già altre volte in un locale di incontri tra
omosessuali, fu picchiato e dovette chiamare in aiuto dei sacerdoti per
essere riportato in nunziatura, con il volto tumefatto. Nell'agosto
dello stesso 2001, manco fosse un film di Alvaro Vitali, ''in piena notte l'ascensore della nunziatura si
bloccò e di prima mattina dovettero accorrere i pompieri. I quali
trovarono imprigionato nella cabina, assieme a monsignor Ricca, un
giovane''.
L'uomo giusto al punto giusto, si direbbe. E mentre l'Espresso pubblica tutta la storia dell'ineffabile monsignore, dal Vaticano fanno trapelare la velina che sottolinea come "Papa Francesco, pur a conoscenza delle accuse
mosse al suo collaboratore ed avendo avuto modo di verificare
se fossero consistenti o meno, ha deciso di lasciarlo al suo
posto e sembra difficile che lo avrebbe fatto se ritenesse
fondate le accuse di immoralità".
Una doppia morale, per uno che ha definito l'omosessualità opera del diavolo. Ma era difficile immaginare il contrario.
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sabato 6 luglio 2013
In prima pagina il Papa "innovatore", nascoste all'interno le notizie sullo Ior che riciclava denaro sporco
Basta guardare i due principali giornali di oggi per capire perché i quotidiani - che già in Italia faticavano a conquistare credibilità - abbiano lasciato sul campo milioni di lettori. Due giornalisti esperti di inchieste hanno pubblicato oggi sul Corriere della Sera e Repubblica quello che è un notevole "scoop", l'unico che le loro testate possono vantare sull'edizione odierna e l'unico a essere ripreso dalla stampa internazionale. I magistrati che hanno indagato per due anni e mezzo su quella fogna a cielo aperto che è la banca del Vaticano insieme alla Guardia di Finanza hanno concluso l'inchiesta e scritto nero su bianco che lo Ior era lo strumento attraverso il quale era possibile riciclare denaro sporco, proveniente da traffici illeciti ed evasione fiscale. Il tutto grazie ai correntisti dell'Istituto, che non si sa chi siano, che potevano operare senza controlli girando ingenti quantità di denaro fra una banca e l'altra.
Del verminaio che infesta il panorama economico e finanziario da diversi decenni si aveva già un'idea precisa, malgrado i sostenitori di papa Bergoglio abbiano abboccato alla tesi secondo la quale il "pampa" avrebbe deciso autonomamente di fare pulizia. Una balla clamorosa. In realtà, il Commissariamento dell'Istituto è stato deciso solo dopo che lo schifo era già venuto abbondamente a galla.
Quello che fa impressione è però che nessuno dei due giornali mette la "sua" notizia in prima pagina, preferendo articoli a soffietto sulla nuova enciclica dei "due Papi" e sulla prossima santità di Wojtyla e Roncalli (il primo avrebbe volentieri fatto fuori il secondo, visto che per tutto il pontificato non ha fatto altro che scagliarsi contro le aperture del Concilio Vaticano II).
Repubblica si affida a un editoriale che si pone una domanda avvicente: chi avrà scritto la maggior parte dell'enciclica, Bergoglio o Ratzinger? Poi si supera con un articoletto nel quale i due Papi invocano San Michele per "cacciare il maligno dal Vaticano". Perchè non rivolgersi invece a Max Von Sydow, indimenticabile interprete di padre Lankaster Merrin nell'Esorcista? A occhio e croce sembrava più efficace di San Michele.
Il Corriere supera se stesso, dedicando l'apertura del giornale, la seconda, la terza e la quinta pagina alla fondamentale enciclica che in ottanta pagine di banalità da catechismo delle scuola elementare punta a un solo obiettivo: ribadire che il matrimonio è possibile solo fra uomo e donna perché solo un uomo e una donna possono fare i figli. Qualcuno spieghi ai due teologi che i bambini nascono dall'unione sessuale di un uomo e una donna, che nascono anche al di fuori del matrimonio e hanno la stessa legittimità degli altri e che soprattutto i nuclei familiari non sono degni solo se votati alla procreazione (altrimenti torniamo al ripudio delle donne sterili). Il tutto commentato da due noti bigotti, uno dei quali ha fatto ridere mezzo mondo per aver affermato poco tempo fa che "Gesù vestiva Armani".
E' la stampa italiana, bellezza.
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venerdì 5 luglio 2013
La Chiesa, i miracoli del papa polacco e i veti sulle staminali
Magari fra qualche decina di anni si potrà guarire dal morbo di Parkinson senza bisogno di ricorrere ai miracoli di qualche Papa in odore di santità. Magari si farebbe anche più in fretta, se la Chiesa cattolica non fosse sempre in prima fila a bollare come opera del demonio ogni ricerca scientifica, come quella sulle staminali, che potrebbero salvare tantissime vite da tante altre malattie degenerative incurabili.
Invece, niente.
Loro si accontentano della favoletta della suora che si rivolge al Papa polacco e come d'incanto guarisce, in quello che viene definito un fenomeno inspiegabile (naturalmente da medici di comprovata fede cattolica) e di una non meglio identificata donna del Costarica che sarebbe guarita da una lesione cerebrale.
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venerdì 28 giugno 2013
Preti, carabinieri, industriali: tutti insieme appassionatamente per evadere e riciclare
Dentro c'è tutto un bello spaccato della classe dominante. Preti, anzi, "alti prelati", ex carabinieri dei servizi segreti, broker finanziari e (im)prenditori: tutti insieme appassionatamente per corrompere, truffare e calunniare alla faccia del popolo bue. Indagando dentro quella specie di "fogna" che è sempre stato lo Ior, la banca del Vaticano, i magistrati hanno scoperto una complicata storia di movimenti e accordi per far rientrare in Italia fondi illecitamente depositati in Svizzera e frutto, indovinate un po', di evasione fiscale.
In manette è finito monsignor Nunzio Scarano, responsabile del servizio di
contabilità dell’Apsa, ente che gestisce il tesoro immobiliare della Chiesa cattolica nella Capitale (praticamente mezza città) e soldi in contanti per centinaia di milioni di euro.
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lunedì 6 maggio 2013
Andreotti, simbolo dell'ineluttabilità e della malvagità della ragion di Stato
Stavolta lo seppelliranno per davvero. Chissà se porteranno mai alla luce la "scatola nera" che nascondeva nella gobba, come disse una volta Beppe Grillo, chissà se qualcuna delle verità che ha sempre tenuto perniciosamente nascosta verrà mai a galla, magari dai tanti faldoni che compongono il suo immenso archivio, chissà se nell'al di là in cui credeva ci saranno i demoni ad attenderlo con il forcone.
Quello che è certo è che, malgrado il diluvio di dichiarazioni formali che ne ricordano la sua figura di statista, nessuno (a parte pochissime eccezioni) sottolineerà quanto la sua ragion di Stato sia costata carissima a questo paese.
Giulio Andreotti è stato il paradigma vivente dell'anormalità della democrazia italiana, perpetuando all'infinito un potere che si è schiantato solamente grazie alla magistratura ed è poi risorto ai giorni nostri sotto mille nuove forme (non è un caso che l'attuale Presidente del Consiglio sia una specie di ammiratore incondizionato del suo illustre predecessore).
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