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martedì 7 gennaio 2014

Morti di Stato e Ministri accattoni, l'inutilità del giornalismo d'inchiesta italiano

A Washington due ottimi giornalisti sono passati alla storia per aver costretto alle dimissioni il presidente degli Stati Uniti solo riuscendo a dimostrare che qualcuno all'interno del suo entourage era a conoscenza del tentativo di intercettare le telefonate che partivano dal quartier generale del partito avversario. Senza nulla togliere a due leggende come Bob Woodward e Carl Bernstein, qui in Italia il loro lavoro non avrebbe avuto lo stesso successo. 
Mi capita di pensarci ogni volta che sento parlare di giornalismo dalle tristi facce che attualmente dirigono giornali, televisioni e agenzie di stampa, un branco di nominati dalla politica che ha lentamente affossato il settore, passando da una testata all'altra e rendendole via via sempre peggiori (basta pensare alla indecente fine che hanno fatto giornali come Repubblica, il Corriere e La Stampa, che vendono meno della metà di quello che vendevano solo pochi anni fa, ma i loro direttori non li smuovono neanche le cannonate.
Ci penso anche ogni volta che mi capita di vedere in tv trasmissioni come la puntata di ieri di Presa Diretta, tutta dedicata ai morti di Stato, un lungo penoso elenco di gente massacrata senza motivo dalle forze dell'ordine solo perché trovata ubriaca in giro o in possesso di qualche grammo di fumo o solo perché qualche agente si sentiva Clint Eastwood.