"Generare l'illusione che non avremo mai nel nostro futuro la possibilità di interventi armati, in un mondo che ribolle di conflitti e di minacce, sarebbe ingannare l'opinione pubblica e sollecitare un pacifismo di vecchissimo stampo che non ha ragione di essere in un mondo di oggi. E' necessaria molta attenzione alle minacce dirette all'Italia e quindi è sacrosanto il richiamo all'art. 52 della nostra Costituzione e che ci possa essere un intervento di terra, di cielo e di mare per reprimere le minacce al territorio italiano". Non è il delirio di qualche estremista di destra, nostalgico delle fanfaronate di Mussolini. Sono parole pronunciate nell'aula del Senato dall'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, stalinista, lui sì, di "vecchissimo stampo", che hanno fatto da contorno a un'informativa del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Il quale si è esercitato in un triplo salto mortale verbale, un numero nel quale i democristiani sono maestri, affermando prima che "gli interventi militari non sono la soluzione", poi che per "legittima difesa" (da chi?) è giusto che avvengano e che comunque il Parlamento ne verrà informato.
Si sa già come andrà. Spenderemo inutilmente un sacco di soldi per mandare in Libia qualche migliaio di uomini attirati dal lauto stipendio di missione, piangeremo qualcuno di loro con cerimonie e buffonate di Stato e lasceremo la situazione sul posto più incasinata di prima. Come è successo in Afghanistan e Iraq. Malgrado quello che dice Napolitano, a essere fuori luogo nel mondi di oggi è proprio quest'interventismo d'accatto promosso da vecchie cariatidi. I danni sono sotto gli occhi di tutti.
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mercoledì 9 marzo 2016
Libia, Napolitano e Gentiloni vanno alla guerra per "terra, cielo e mare". Quanti altri danni faremo?
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lunedì 16 novembre 2015
Viva la guerra, sempre santa la guerra: l'occidente fra le macerie della sua politica estera
"Quando all'alba la campana suonerà a raccolta, raccogli le armi, va in strada e lascia tutto dietro quella porta.... Il nemico ti aspetta lontano oltre il mare e tu non puoi tirarti indietro, no, questa guerra si deve fare!"
Ha quasi 40 anni questa canzone di Edoardo Bennato, ma come molte altre dell'anarcoide cantautore napoletano, aiuta a descrivere l'attualità. Infilarsi nella retorica delle panzanate scritte da potenti e opinionisti dopo la strage di Parigi mi provoca un senso di disgusto, perché di fronte a uno spargimento di sangue così insensato il silenzio a volte sarebbe la cura migliore. Purtroppo però il nostro futuro è nelle mani di quella gente spaventosa che ha sempre armato il terrorismo di comodo favorevole alle loro losche trame, per vederselo poi sfuggire di mano e dover far ricorso ad altri macellai e poi ad altri, invocando nuove limitazioni alla libertà degli individui e soprattutto tanti soldi per armi sempre più sofisticate, a danno della spesa sociale, degli ospedali, degli asili, delle scuole.
Ha quasi 40 anni questa canzone di Edoardo Bennato, ma come molte altre dell'anarcoide cantautore napoletano, aiuta a descrivere l'attualità. Infilarsi nella retorica delle panzanate scritte da potenti e opinionisti dopo la strage di Parigi mi provoca un senso di disgusto, perché di fronte a uno spargimento di sangue così insensato il silenzio a volte sarebbe la cura migliore. Purtroppo però il nostro futuro è nelle mani di quella gente spaventosa che ha sempre armato il terrorismo di comodo favorevole alle loro losche trame, per vederselo poi sfuggire di mano e dover far ricorso ad altri macellai e poi ad altri, invocando nuove limitazioni alla libertà degli individui e soprattutto tanti soldi per armi sempre più sofisticate, a danno della spesa sociale, degli ospedali, degli asili, delle scuole.
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