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venerdì 17 maggio 2013

Papa Francesco e il finto anticapitalismo

Papa Francesco è sicuramente più lucido e furbo del suo predecessore. Sa che deve recuperare una clamorosa caduta di immagine dovuta a una serie di vergognosi scandali che sotto i due precedenti pontificati hanno travolto la Chiesa, dai preti pedofili nascosti sotto il tappeto al riciclaggio di denaro attraverso la banca papalina. La sua elezione è stata probabilmente il riconoscimento che ormai in Europa la battaglia contro il secolarismo è perduta e che è meglio rivolgersi agli altri continenti, dove il cattolicesimo è fortemente insidiato dalla sette pentecostali.
Da quando è stato eletto Papa, Bergoglio ha fatto un sacco di promesse: la riforma della Ior che nessuno si aspetta che si farà, l'apertura ai fedeli divorziati che già è stata sminuita dalle alte gerarchie, lo "sblocco" della pratica di beatificazione di monsignor Romero, martire delle teologia della liberazione, che ancora resta nel mondo delle buone intenzioni, visto l'astio con cui da Roma hanno sempre guardato ai sacerdoti sudamericani in lotta contro i dittatori appoggiati da Santa Madre Chiesa.
Ieri la nuova versione shock: il Papa è un compagno.